Putin, effetti collaterali da Long Covid? «Ha perso il contatto con la realtà»: l'ipotesi dell'Intelligence Usa

Putin, ipotesi effetti collaterali del Long Covid. L'Intelligence Usa: «Ha perso il contatto con la realtà»
Putin, ipotesi effetti collaterali del Long Covid. L'Intelligence Usa: «Ha perso il contatto con la realtà»
di Michela Allegri
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Lunedì 28 Febbraio 2022, 17:15 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 13:16

Il tema su cui le agenzie di intelligence statunitensi stanno dibattendo in questi giorni è che il presidente russo Vladimir Putin possa avere perso il contatto con la realtà. L'aggravarsi della situazione, dopo l’invasione dell’Ucraina, è sotto gli occhi del mondo intero: le minacce all’Occidente, la messa in stato di allerta della forza di dissuasione russa - che comprende anche le forze nucleari -, il rimprovero del direttore del Servizio di intelligence estero di Mosca, Sergey Naryshkin, che aveva proposto di seguire la strada del dialogo, le dichiarazioni secondo le quali l’Ucraina sarebbe «un Paese nazista» che va fermato e l’Occidente una «fabbrica di menzogne». Putin sembra avere perso razionalità e questo preoccupa Washington e l’Europa.

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C’è chi ipotizza che l’isolamento durante la pandemia di Covid possa aver influenzato il senso della realtà del presidente russo. La giornalista scientifica - e Premio Pulitzer - Laurie Garrett sostiene che Putin potrebbe essere «incapace di ragionare, forse per gli effetti del Long Covid». La Garrett parla anche di «delirio d’onnipotenza». Una notizia (non confermata) che ha fatto immediatamente il giro della rete, diventando virale. Secondo l’esperta, il presidente russo, 69 anni, mostrerebbe i sintomi della sindrome d’onnipotenza tipicamente associati alla perdita di contatto con la realtà e all’incapacità di soppesare i rischi. L’impatto del Covid-19 potrebbe aver debilitato lo stato di salute fisico e mentale dello “Zar” e, secondo la giornalista, il cosiddetto “brain fog” - una sorta di nebbia cerebrale associata agli effetti del Long Covid - potrebbe aver compromesso le sue funzioni cognitive. A rilanciare queste ipotesi è stato il Council on Foreign Relations, un thinktank americano di cui Laurie Garrett fa parte. È stato sottolineato che negli ultimi mesi Putin è apparso «spento» e «sfasato» nei comportamenti e nelle dichiarazioni. Non è chiaro se il presidente abbia avuto il virus, ma sicuramente Putin si è messo in isolamento in settembre dopo che alcuni membri dello staff erano risultati positivi.

 


Un’altra scuola di pensiero tra i funzionari dell’intelligence statunitense, secondo il Times, ipotizza che il comportamento di Putin possa essere un tragico bluff per confondere e sconcertare l’Occidente. Un’applicazione della “teoria del pazzo”, una dinamica di politica estera che consiste nello spaventare i nemici sostenendo di essere disposti ad attaccarli con condotte sproporzionate e devastanti. Michael A. Horowitz, un analista della sicurezza presso il Beck Institute, spiega che «c’è una “teoria del pazzo” nelle relazioni internazionali, che è fondamentalmente quella di apparire intenzionalmente irrazionale, in modo da costringere l’avversario alla cautela. Se questo è ciò che sta facendo Putin, allora è spaventosamente bravo a farlo».

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La natura delle intenzioni di Putin è una delle questioni chiave della crisi ucraina. Molti analisti occidentali credevano il presidente russo stesse bluffando quando ha minacciato l’invasione ammassando le forze militari sul confine ucraino. Si sbagliavano: l’invasione dell’Ucraina è iniziata e l’Europa è sprofondata nella più grave crisi di sicurezza degli ultimi decenni.

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