Putin, le defezioni e il no dei generali. «Minsk ha tradito lo Zar»

La Bielorussia doveva entrare in guerra contro l’Ucraina già una settimana fa

Putin, le defezioni e il no dei generali. «Minsk ha tradito lo Zar»
Putin, le defezioni e il no dei generali. «Minsk ha tradito lo Zar»
di Marco Ventura
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Lunedì 7 Marzo 2022, 06:55 - Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 09:45

La guerra sulla carta è diversa da quella sul terreno e la guerra pianificata da Putin è diversa da quella che si sta svolgendo in queste ore. Non solo non è stata la guerra lampo che Putin si aspettava. Non solo i generali non sono riusciti a portare Zelensky a Mosca, in catene. Ci sarebbe anche un'altra cocente delusione per il leader russo. Fonti d'intelligence occidentali rivelano che la Bielorussia era pronta a unirsi all'Armata russa, ma una rivolta interna dei militari l'avrebbe impedito. «Il piano originario di Putin avrebbe previsto l'entrata in guerra, al fianco della Russia e contro l'Ucraina, delle forze armate bielorusse circa una settimana fa», trapela.

Putin, il no dei generali

 

Invece, si sarebbero verificate «situazioni non previste che avrebbero modificato, per il momento, i piani originari, come ufficiali che si sarebbero dimessi, coscritti che si sarebbero sottratti agli obblighi militari e alcuni generali che avrebbero manifestato il loro disaccordo alla partecipazione della Bielorussia alla guerra».

DIMISSIONI

Nei giorni scorsi sarebbe arrivato a rassegnare le dimissioni il capo di Stato maggiore delle Forze armate bielorusse, Viktor Vladimirovich Gulevich. E alcuni «alti ufficiali dell'esercito bielorusso ne avrebbero seguito l'esempio». Dimissioni, stando a voci non confermate, dovute alla «impossibilità di adempiere alle istruzioni della leadership».

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Ossia agli ordini del generale Lukashenko, stretto alleato di Putin, che ha messo a disposizione il territorio bielorusso per il passaggio delle colonne di Mosca e a quanto pare anche le basi per i raid aerei. Lukashenko non ha però potuto dichiarare guerra all'Ucraina e ordinare alle truppe di superare i confini. Politicamente non cambia molto. Minsk ospita l'ex presidente filo-russo dell'Ucraina, Yanukovich, che Putin vorrebbe riportare a Kiev per sostituire Zelensky e instaurare un governo fantoccio. La Bielorussa è anche uno dei quattro Paesi (compresa la Russia) che hanno votato contro la risoluzione dell'Onu che condanna la guerra. È sul terreno che cambia invece la situazione. Gli ucraini contano già oltre 11.000 morti tra i soldati russi. Inoltre, la guerra si prolunga al di là delle previsioni. Le truppe sono esauste, sempre più demotivate, vanno rimpiazzate da forza fresche, che non possono arrivare perché a dispetto dei numeri giganteschi di soldati e riservisti, i russi realmente in grado di andare al fronte non sono molti.

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GLI AGGUATI

La defezione dei coscritti (oltre che degli ufficiali) bielorussi, se confermata renderebbe ancora più grave lo stallo dell'avanzata sul fronte nord. Qui i russi non sono riusciti neppure ad avere il controllo totale dei cieli, di basi aeree ed eliporti. E la colonna di mezzi militari lunga decine di chilometri lungo la direttrice che da nord-ovest porta a Kiev è decimata da agguati di unità mobili ucraine armate coi nuovi lanciarazzi anti-tank spalleggiabili e i fucili di precisione usati dai cecchini americani in Afghanistan. La Russia non ha la forza amministrativa e finanziaria per addestrare i suoi 261.000 coscritti e 80-100.000 riservisti teoricamente sul piede di guerra. Di fatto, secondo uno studio dell'americana Rand del 2019, le unità di riserva che si possono considerare attive secondo gli standard Nato sarebbero non più di 5.000. E la legge prevede che al fronte non possano andare coscritti che non abbiano ricevuto almeno 4 mesi di addestramento.

 

I russi speravano nell'apporto di forze fresche dalla Bielorussia. Che non sono arrivate. E la defezione dei generali spiegherebbe perché. Le stesse fonti d'intelligence riferiscono che, durante l'attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, «i dati raccolti mostrano un'interruzione della connettività di rete» nella città più vicina all'impianto, Enerhodar. «Gli utenti riportano la disruption dei servizi di telefonia mobile, mentre le truppe russe continuano a combattere per il controllo della centrale». Un tentativo di completare l'occupazione delle strutture senza far partire allarmi? Magari di arginare quel tam-tam di terrore nucleare che per ore ha tenuto il mondo col fiato sospeso?


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