Macron-Le Pen, il dibattito tv. Il presidente accusa la rivale di ​«dipendere dal potere russo»

Attualmente, i sondaggi danno in vantaggio il presidente uscente con il 54-56,5% dei voti contro il 43,5-46% della sfidante di estrema destra

Macron-Le Pen, l'ultimo duello in tv: il dibattito finale prima del voto francese
​Macron-Le Pen, l'ultimo duello in tv: il dibattito finale prima del voto francese
di Francesca Pierantozzi
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 19:30 - Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 11:00

Le prime parole danno il tono, «il più grande atout della Francia è il suo popolo - dice Marine Le Pen - sarò portavoce dei francesi, e ho visto solo francesi che hanno perso potere d’acquisto e hanno paura del futuro»; «buonasera a tutti, buonasera madame Le Pen – comincia invece Macron – abbiamo attraversato tutti un periodo difficile, ho cercato di prendere le buone decisioni». Chi si aspettava un Macron subito aggressivo contro la candidata d’estrema destra si sbagliava, e Le Pen è apparsa per prima sorpresa, più tesa, la voce stridente. I toni hanno avuto modo di aumentare nel corso delle tre ore successive: Russia, Europa, velo islamico, istituzioni, ecologia, Macron aveva chiaramente voglia di scendere sul ring, dopo una campagna condotta in ritirata, da presidente uscente, e Le Pen, attenta a non perdere il controllo come cinque anni fa, ha tenuto a restare “presentabile” anche a costo di rimanere spiazzata dalle ripartite dell’avversario.
 

SUCCESSO AI PUNTI
 

Ieri è andato in onda il duello, il dibattito tv tra i due classificati al ballottaggio per l’Eliseo, considerato uno dei momenti clou della vita politica della Quinta Repubblica, una riedizione del 2017, quando Macron vinse per Ko. Marine Le Pen ha preparato per anni la rivincita, ha passato gli ultimi giorni barricata con i suoi a “studiare”: con risultati non eccellenti a giudicare dalla prestazione di ieri. Se Le Pen si è mostrata meno preparata e più confusa sulle cifre, Macron, volentieri a braccia conserte, non è riuscito a far dimenticare la nomea di presidente arrogante che non gli giova. I primi dieci minuti di dibattito dedicati alla sua materia preferita, il potere d’acquisto, non sono andati favore di Le Pen: sullo scudo ai prezzi dell’energia, la proposta di uscire dal mercato europeo dell’energia, la diminuzione dell’Iva, Macron – trattenendo a stento gesti di impazienza o supponenza – ha smontato pezzo per pezzo il programma dell’avversaria, l’ha confusa sull’inflazione. «Lei ha votato contro il blocco dei prezzi dell’energia – l’ha accusata il presidente - sull’Iva, non è giusto che in base alla sua proposta, anche io e lei pagheremmo zero per cento». Il fioretto è diventato sciabola quando si è passati a parlare di politica internazionale e in particolare di Ucraina e Russia. Macron ha evocato il prestito contratto con una banca russa nel 2015 da Le Pen per la sua passata campagna elettorale: «quando lei parla con Putin, madame Le Pen, non parla con un altro dirigente internazionale, ma con il suo banchiere». «Falso e disonesto, sono stata costretta perché nessuna banca francese ha accettato di accordarmi un prestito» ha ribattuto Le Pen, che ha tenuto a mostrare la sua «solidarietà assoluta con l’Ucraina» e ha, come prova, letto un suo tweet del 2015 in cui si pronunciava «per un’Ucraina libera e indipendente dagli Stati Uniti e dalla Russia». 

 

IL NODO EUROPA

Sull’Europa i toni si alzano ancora, Le Pen difende un’Europa delle Nazioni, Macron l’accusa di avere un «progetto di chiusura, che nega l’universalismo francese», di difendere un «primato nazionale» che significa di fatto «la fine della circolazione dei beni e delle persone». Lei attacca «il pessimo bilancio economico del Mozart della Finanza», lui attacca il bilancio della deputata Le Pen, che ha votato contro il piano di aiuti per il Covid.«Cosa avrebbe fatto lei?» le chiede più volte. Le scintille arrivano sul foulard islamico, Le Pen vuole vietarlo dovunque, anche per strada: «lei vuole la guerra civile», ribatte Macron. Anche se il dibattito tra i due turni difficilmente determina il risultato di un’elezione, «questa volta – ha detto ieri il direttore dell’istituto Ipsos, Brice Tenturier - il dibattitto potrebbe avere l’effetto di rimobilitare alcuni elettorati». Non è poco, visto che proprio l’astensione rischia di determinare il risultato, che per ora continua a confortare Emmanuel Macron, con il 56% di intenzioni di voto al ballottaggio del 24 aprile contro il 44% a Marine Le Pen. Ma un primo campione dopo il dibattito tv dice 59% a 39% (2% indecisi).

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