Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Ucraina, bombe su chi fugge dalle città: la trappola dei corridoi umanitari. Giallo sui jet dalla Polonia

Fallisce la tregua in 5 città. «Via un milione di minorenni». La Polonia offre i suoi aerei attraverso gli Usa. Che frenano

Ucraina, bombe su chi fugge dalle città: la trappola dei corridoi umanitari. Giallo sui jet dalla Polonia
Ucraina, bombe su chi fugge dalle città: la trappola dei corridoi umanitari. Giallo sui jet dalla Polonia
di Cristiana Mangani
7 Minuti di Lettura
Martedì 8 Marzo 2022, 23:59 - Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 01:03

Un berrettino di lana contro il gelo, un peluche: i bambini dell’Ucraina fuggono dalla guerra con le loro mamme. Ma è un percorso a ostacoli, sono rischi infiniti che corrono per raggiungere i confini polacchi, moldavi, romeni, dove le bombe non possono arrivare. È un esodo biblico: sono un milione i bambini che hanno lasciato il paese, il 50 per cento dei profughi scappati finora dalla guerra. Un numero difficile anche solo da immaginare fino a pochi giorni fa. «Una buia prima volta nella storia», ha scritto su Twitter James Elder, portavoce di Unicef. Dalle immagini tv, dai video sui social, dalle foto dell’orrore censurate solo dai media di Mosca, i piccoli profughi imbacuccati guardano con gli occhi sgranati dalla paura ma anche da quella curiosità di bambini che non viene mai meno. I neonati tra le braccia delle mamme, perché i papà sono rimasti a combattere, i più grandi a piedi per decine di chilometri, i più fortunati in macchina almeno per alcuni tratti, i più sfortunati, feriti o malati, in ambulanza, pullman, aerei, qualcuno evacuato ancora attaccato alle flebo: una delle istantanee di una guerra di cui i bimbi stanno diventando il simbolo.

La negoziazione 

Davanti a questa strage di innocenti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è nuovamente intervenuto, manifestando la volontà di rivedere alcune posizioni per la negoziazione: una possibile apertura sul futuro status di territori come Crimea e Donbass. Ma ha anche ribadito che rifiuta gli ultimatum di Vladimir Putin e che Mosca ha nuovamente violato i corridoi umanitari. Erano stati decisi durante l’incontro in Bielorussia di lunedì scorso. Vie di fuga per i civili che avrebbero lasciato campo libero alle truppe russe per devastare le città. In uno scambio reciproco di accuse, però, non è andata come avrebbe dovuto. Il ministero degli Esteri ucraino ha denunciato che i russi hanno violato il cessate il fuoco tra Zaporizhzhia, dove c’è la centrale nucleare maggiore d’Europa, e a Mariupol, sul Mar d’Azov, bombardando i civili in fuga. 
Ci sarebbero almeno 300 mila persone in «ostaggio» a Mariupol, dove ieri una bambina è morta per disidratazione. Si chiamava Tanya e aveva sei anni. A raccontare la sua storia è stato il sindaco della città assediata, Vadym Boychenko. «La sua mamma è stata uccisa - ha spiegato il primo cittadino -. Non sappiamo per quanto tempo la piccola abbia lottato per sopravvivere. Negli ultimi attimi della sua vita era sola, debole, spaventata, assetata. Gli invasori russi hanno cinicamente lasciato la città senza acqua, elettricità, riscaldamento e linee di comunicazione. Tutte le strade verso la città sono bloccate. Tutti gli sforzi per portare cibo e medicine ai residenti sono fermati dall’esercito di Putin».

Nel frattempo, la battaglia continua sui diversi fronti. A Kiev e Kharkiv, le due città più grandi dell’Ucraina, sono previste per questa settimana temperature notturne minime tra i -10° C e i -20°C, accompagnate da un vento gelido. Molti civili non hanno più riscaldamento dopo i bombardamenti. E lo stesso problema affligge le truppe dello zar. Negli ultimi giorni sono state numerose le segnalazioni di russi che lamentano la mancanza di attrezzature, di cibo, e di riparo, condizioni che sembrano destinate a peggiorare ulteriormente. Ma la resistenza dei militari e dei cittadini ucraini nella Capitale potrebbe non superare i 10-15 giorni, secondo quando ha dichiarato il direttore della Cia, William Joseph Burns, nell’audizione pubblica di ieri. Burnes ha ribadito i rischi di una guerra nucleare e ha chiarito: «Non dobbiamo sottovalutare Putin e le sue parole».

Poche, invece, le interferenze sulle evacuazioni nella regione di Kiev e a Sumy, a Est, dove però all’alba si è consumata una nuova carneficina. Sotto il fuoco russo sono rimaste uccise almeno 21 persone, di cui due bambini. Evacuazioni dovrebbero essere in atto anche da Chernihiv e Kharkiv, città in ginocchio e semi distrutte. Da quest’ultima il sindaco denuncia: «Siamo vittime di un genocidio, qui non c’è alcun corridoio umanitario». L’assedio dura ormai da una settimana e gli oltre 200.000 residenti sono da giorni senza luce né acqua, sotto bombardamenti incessanti. E da Sumy sarebbero riusciti a partire alcuni autobus carichi di civili. Mentre le truppe russe hanno ucciso tre maestre d’asilo a Mykolayiv Oblast e ferito due dipendenti della scuola che si trovavano su un minibus.
Il bollettino di guerra cresce ogni giorno. «Finora nel conflitto sono stati uccisi oltre 50 bambini - ha sottolineato il presidente Zelensky - Questi sono i bambini che avrebbero potuto vivere. Ma ce li hanno portati via».

La sim card

Un duro colpo per le truppe russe è arrivato, invece, dall’uccisione di una icona della politica di potenza putiniana, il generale Vitaly Gerasimov, veterano della seconda guerra in Cecenia e dell’intervento armato in Siria. Aveva 45 anni e a dare notizia dell’uccisione sono stati i servizi di intelligence ucraini, affermando che è stato ucciso nella regione nord-orientale di Kharkiv. La notizia non è stata commentata in Russia e il Pentagono non ne garantisce l’autenticità. Anche se è stata rilanciata da molti siti ucraini, compreso il Kyiv Independent. Se confermata, si tratterebbe del secondo generale morto nei combattimenti iniziati dopo che le truppe di Mosca hanno varcato i confini ucraini. Il primo, Andrei Sukhovetsky, 47 anni, comandante della settima divisione aerea, era rimasto ucciso in una data imprecisata, secondo quanto riferito il 3 marzo da Sky News. Ad aumentare l’interesse, insieme al mistero, sulla figura di Vitaly Gerasimov, vice comandante della 41/a armata, c’è l’omonimia con il capo delle forze armate russe, Valery Gerasimov, 67 anni, del quale, però, non sarebbe parente. Le circostanze dell’uccisione del generale Vitaly sono molto misteriose e sembrano indicare un’incredibile disorganizzazione nell’esercito invasore. Secondo il giornalista investigativo Christo Grozev della testata Bellingcat, specializzata in intelligence e fact-checking, il responsabile dei servizi segreti Fsb all’interno della 41/a armata avrebbe comunicato la notizia della morte del generale al suo superiore a Tula, in Russia, usando una normale sim card ucraina, dicendo che non aveva a disposizione i normali canali di comunicazione sicuri. La chiamata sarebbe stata intercettata dall’intelligence ucraina, che proprio in questo modo ne sarebbe venuta a conoscenza.
 

Giallo Jet polacchi verso l'Ucraina

È di ieri sera, poi, la notizia che Usa e Polonia hanno siglato un accordo per il trasferimento di tutti i Mig-29 di fabbricazione russo-polacca, «immediatamente e senza costi», a una base americana in Germania, una mossa che potrebbe preludere alla consegna dei jet all’Ucraina. A darne notizia è il sito “Politico”, che ha citato il ministero degli esteri di Varsavia. Ma gli Usa, questa volta, hanno frenato: «È stato deciso senza pre-consultare Washington, una soluzione che pensiamo non attuabile», ha detto il sottosegretario di Stato Nulland. 
Nella crisi umanitaria generata dal conflitto sono scese in campo anche le star: Leonardo Di Caprio ha donato 10 milioni di dollari alle forze armate ucraine per sostenere l’esercito, gli armamenti e gli aiuti. La scelta avrebbe una ragione affettiva oltre che umanitaria: l’attore ha radici ucraine per via della nonna materna, originaria di Odessa, e ha condannato con forza l’invasione russa. Anche l’ex numero 1 del tennis mondiale, Andy Murray, ha annunciato che donerà all’Ucraina attraverso l’Unicef le vincite dei suoi tornei fino alla fine della stagione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA