Europa a rischio escalation? Londra invia 8.000 soldati nell'Est (mai tante truppe spostate dopo la guerra fredda), il ruolo dell'Italia

L'Europa risponde a Putin colpo su colpo, l'Italia fa la sua parte. E la Cina continua ad attaccare la Nato. La situazione non è mai stata così difficile

Venerdì 29 Aprile 2022
Europa a rischio escalation? Londra invia 8.000 soldati (mai così tanti dopo la guerra fredda), il ruolo di Usa e Italia

I Paesi Occidentali si stanno preparando per entrare in guerra con la Russia? L'obiettivo è far sì che non succeda, ma nessuno (analisti militari, esperti, politici) ne esclude la possibilità. L'escalation delle ultime settimane è evidente. Sia a Mosca, che tra gli alleati Nato, nessuno sta facendo un passo indietro. E nonostante il conflitto si sia spostato a Est in Ucraina, la crisi non è mai sembrata solo un affare del Donbass. Putin continua a minacciare ripercussioni per chi interferisce, i governatori occidentali rispondono senza paura. «Non permetteremo che la Russia cerchi con l'intimidazione e il ricatto una via fuori dalle sanzioni», ha detto ieri Joe Biden dalla Casa Bianca. «Fino a quando continueranno le atrocità e l'assalto russo noi continueremo ad inviare aiuti militari», ha aggiunto. 

 

 

Cosa succede

Il termometro del cambiamento delle ultime settimane lo ha dato la Germania. Il timore per il taglio del gas (in Europa è tra i Paesi più legati alla Russia sul tema energia), è stato scalzato da un ritorno importante sulle forniture militari all'Ucraina. Scholz, attaccato anche a Kiev per l'immobilismo delle ultime settimane, ha fatto la sua mossa annunciando la cessione di 50 tank anti-aerei. La Germania ha anche ospitato a Ramstein la riunione speciale per la difesa, che ha coinvolto tra gli altri pure l'Italia.

In Europa, per il momento, a fare la differenza è soprattutto la Gran Bretagna. E l'ultima mossa di Londra è quella che più di tutte dà il polso di una situazione che potrebbe mutare in peggio da un momento all'altro. Il ministero della Difesa ha inviato 8.000 soldati a Est, distribuendoli dalla Finlandia alla Macedonia, in quello che è uno dei dispiegamenti di forze più ampi dai consistenti dai tempi della Guerra Fredda. Si eserciteranno con lanci con il paracadute e assalti aerei con elicotteri ai carri armati Challenger 2. Le esercitazioni mirano a «mostrare la portata e il significato del contributo dell'esercito britannico alla difesa dell'Europa», fa sapere il ministero.

«La portata del dispiegamento, unita alla professionalità, all'addestramento e all'agilità dell'esercito britannico, scoraggerà un'aggressione su una scala mai vista in Europa in questo secolo», si legge. Ancora un'indicazione sulla volontà forte di non aumentare la portata della guerra. Ma le esercitazioni Nato per migliorare la prontezza al combattimento vanno avanti già da marzo. 

E gli Stati Uniti? Joe Biden continua a disporre aiuti militari per l'Ucraina. L'ultima richiesta al Congresso è stata di 33 miliardi, una cifra mai vista finora, ben più alta delle spese militari di molti stati. Gli Usa stanno supportando più di tutti militarmente Kiev. Negli obiettivi (anche dichiarati) la volontà di indebolire la Russia. Biden si è spinto anche oltre, dicendo che «Putin non può restare al comando». Ma poi si è dovuto mordere la lingua.

 

 

 

Il ruolo dell'Italia

A Roma qual è la risposta alla crisi? L'Italia sta seguendo la rotta degli alleati. L'idea comune è che la Russia non debba e non possa vincere questa guerra, se non uscendone molto indebolita e ridimensionata. Draghi, dopo il viaggio a Kiev, sarà invitato a Washington per incontrare Joe Biden. L'unione Italia-Usa è più forte che mai e il governo italiano ha risposto positivamente alla domanda della Casa Bianca di aumentare l'invio delle armi pesanti. L'Italia sta facendo la sua parte anche sul tema energia e sta preparando il piano B (e anche il piano C) in caso di rottura definitiva con Mosca. Per il momento però, assicurano dal governo, le forniture restano regolari.

La Cina e la Nato

La Cina (alleata della Russia) attacca la Nato, dicendo che è «uno strumento di singoli Paesi per cercare l'egemonia» non solo nel Nord Atlantico, ma anche nell'Asia-Pacifico, verso cui si è rivolta negli ultimi anni «per mostrare la sua potenza e fomentare conflitti». Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, in risposta ai giudizi della ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, sull'importanza della Nato di avere una prospettiva globale - citando Taiwan e l'Indo-Pacifico -, ha rilevato che, «come prodotto della Guerra Fredda e più grande alleanza militare al mondo, l'Alleanza dovrebbe valutare la situazione e apportare gli adeguamenti necessari».

Tuttavia, la Nato «ha aderito a lungo al vecchio concetto di sicurezza, si è impegnata in uno scontro sul campo ed è diventata uno strumento dei singoli Paesi per cercare l'egemonia», ha detto il portavoce, rilevando che «la Nato afferma di essere un'organizzazione difensiva, ma in realtà crea costantemente confronto e problemi, richiede agli altri Paesi di attenersi alle norme di base delle relazioni internazionali, ma lancia incautamente guerre contro Paesi sovrani e li bombarda indiscriminatamente, provocando la morte e lo sfollamento di civili innocenti. La Nato ha già causato confusione in Europa, quindi rovinerà ancora l'Asia-Pacifico e il mondo intero?».

 

Ultimo aggiornamento: 30 Aprile, 12:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA