Grano, intesa Russia-Turchia: «Corridoio da Odessa». Cosa accade ora (e i possibili vantaggi per Mosca)

Grano, prima intesa Russia-Turchia: «Corridoio da Odessa». Cosa accade ora (e i possibili vantaggi per Mosca)
Grano, prima intesa Russia-Turchia: «Corridoio da Odessa». Cosa accade ora (e i possibili vantaggi per Mosca)
di Francesco Malfetano
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Lunedì 6 Giugno 2022, 15:45 - Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 00:01

Il grano ucraino potrebbe finalmente essere sul punto di lasciare il porto di Odessa. Un grande passo in avanti per cui il condizionale è purtroppo ancora d'obbligo. Secondo il giornale russo Izvestia - che cita «fonti di alto rango» al Cremlino - sarebbe infatti stato raggiunto un accordo sull'asse Kiev-Mosca-Ankara attraverso uno schema che prevederebbe lo sminamento del porto mediante l'intervento dell'esercito turco. Militari che, a seguire, si occuperebbero anche di scortare le navi ucraine in acque neutrali, verso il Mar Nero.

 

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A quel punto però, per evitare provocazioni contro il Cremlino, le navi sarebbero prese in carico dai russi per essere accompagnate oltre il Bosforo. Un piano - che al momento non trova ulteriori conferme - che in realtà è ancora in corso di definizione. Da stabilire ad esempio, le rotte esatte da percorrere e se, come pare, lo sblocco riguarda esclusivamente il porto di Odessa. In ogni caso, per farlo, c'è ancora qualche giorno. L'intesa dovrebbe infatti essere approvata questa settimana, tra l'8 e il 9 giugno, durante la visita dei ministri russi di Esteri e Difesa in Turchia. 

LE NUOVE GUERRE


Intanto, nel giorno in cui l'ambasciatore russo è stato convocato alla Farnesina per respingere ancora una volta le accuse di «amoralità» dei media italiani, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è tornato nuovamente a parlare proprio della questione del grano.  «L'Ucraina ha fatto importanti aperture negli ultimi mesi, ma la Russia continua a intensificare i bombardamenti sul Donbass - ha spiegato a Napoli, a margine di un convegno sulla gestione delle risorse per il Pnrr - Ci sono degli effetti devastanti come quello del grano, come quello dell'emergenza alimentare: rischiamo che scoppino nuove guerre a migliaia di chilometri di distanza dall'Ucraina, a causa del fatto che la Russia con le navi militari sta bloccando l'export di grano dai porti ucraini».

 

GLI SCENARI


Qualora l'accelerazione provata con la mediazione di Ankara non dovesse finire con riscontri positivi infatti, resterebbero bloccate le 30 milioni di tonnellate di grano bloccate nei porti ucraini dalle navi da guerra russe. A quel punto lo scenario paventato nelle scorse settimane da più parti, e cioè che esplodano nuovi conflitti in Africa - con le conseguenti instabilità politica, proliferazione di organizzazioni terroristiche, colpi di stato e emigrazione di massa - diverebbe tristemente vicino. Una sorta di effetto domino utilizzato dalla Russia come moneta di scambio. Un piano che prevede due differenti fasi. La prima è quella di "affamare" popolazioni - come quelle del Congo o del Sudan, ma anche di diversi paesi mediorientali - con cui Mosca mantiene in realtà anche dei buoni rapporti diplomatici. La seconda invece, accreditarsi come promotore della soluzione per ottenere maggiore influenza o, prima, un ritorno economico notevole. Mentre proseguono le trattative infatti, il Cremlino non solo vende quantità sempre maggiori del suo grano (a prezzi molto più alti che in passato peraltro) ma starebbe lavorando anche sotto traccia cercando di piazzare diversi carichi di grano sottratti all'Ucraina durante l'invasione (circa 500mila tonnellate, per un valore di oltre 100 milioni di dollari secondo l'accusa Ucraina). Gli Stati Uniti hanno infatti allertato 14 Paesi, in gran parte africani, perché almeno 3 navi russe piene di quello che un rapporto ufficiale del dipartimento di Stato americano definisce «grano ucraino rubato» potrebbero essere dirette verso di loro.

 
 
 

 

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