Claudio Locatelli e Niccolò Celesti, giornalisti italiani colpiti da una bomba a Kherson: «Attacco intenzionale, la scritta “press” era segnalata»

Locatelli, che sui social è noto con l'appellativo di "giornalista combattente" spiega che secondo le loro analisi era proprio l'auto l'obiettivo dei russi

Giornalista e fotografo italiani colpiti da una bomba a Kherson: «La scritta press era segnalata»
Giornalista e fotografo italiani colpiti da una bomba a Kherson: «La scritta “press” era segnalata»
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Martedì 20 Dicembre 2022, 14:27 - Ultimo aggiornamento: 18:54

«Ci hanno appena colpito, io sto sanguinando, ma niente di grave». L'inquadratura trema mentre Claudio Locatelli, il «giornalista combattente» come si definisce, racconta in un video l'attacco subito a Kherson, assieme al fotoreporter Niccolò Celesti, da parte dei russi. «Un attacco intenzionale», dice. Locatelli, Celesti e il traduttore sono a bordo di una "press car" riconoscibile dalla scritta in blu.

Locatelli, si vede nel video, indossa l'elmetto e il giubbotto antiproiettile.

Intorno all'orecchio, sul collo, c'è sangue per le ferite dovute alle schegge dei finestrini in frantumi. E ancora sui suoi abiti si legge "press". «La macchina è ben segnalata, non c'era nessun altro, l'attacco ai nostri danni visto luogo e dinamica è stato intenzionale - scrive il giornalista su Facebook dopo essere stato colpito -. Sparare sulla stampa non ha scuse».

Dopo l'esplosione - documentata dal video - i giornalisti cercano di fuggire con l'auto. Riprendono tutto, tentano di mantenere la lucidità più che la calma. Il vetro del finestrino anteriore, quello accanto a Locatelli, è in frantumi. Alcune schegge cadono all'interno del veicolo, nella borsa del giornalista, nel casco che si è slacciato, e colpiscono Locatelli. L'auto è danneggiata, ma le portiere hanno bloccato le schegge. Le ruote sono completamente a terra. «Ci è andata bene», spiega Locatelli guardando nell'obiettivo della telecamera. Un frammento sul lato della portiera «sarebbe entrato nel mio fianco e adesso sarei... morto forse no, però sarei in una condizione non esattamente agevole».

L'esplosione è stata la conseguenza di un colpo d'artiglieria. «Il tiro proveniva dalla sponda oltre il Dnipro, lì dove si trova l'esercito russo», scrive su Facebook il reporter. I giornalisti fuggono, tentano di mettersi in salvo e poi si fermano a cambiare una delle ruote danneggiate. Continuano a filmare quando, in lontananza, si sentono ancora dei colpi in sequenza, uno dopo l'altro. «Abbiamo riparato la vettura dietro il muro di cinta di una casa proprio perché sapevamo di essere esposti, il giorno prima siamo stati oggetto nello stesso villaggio di altri colpi non andati a segno», si legge in un post Instagram di Celesti. I giornalisti tornano a bordo della vettura e attraversano il ponte. Poi, una volta al sicuro, scendono dall'auto. «Oggi è andata male», dice Locatelli nel video. Ma quando vede i fori sulla carrozzeria si coregge: «No, in realtà è andata bene, ci siamo salvati»

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