Covid Usa, alla Casa Bianca obbligo di mascherine per tutti n(ma non per Trump)

Martedì 12 Maggio 2020

Alla Casa Bianca scatta l'obbligo di indossare le mascherine. Un obbligo che però non comprende il presidente che si è mostrato anche nei giorni scorsi assolutamente restio a rispettare l'indicazione che la sua stessa amministrazione ha dato a tutti gli altri americani. E nella conferenza stampa ieri nel Rose Garden, Trump, prima di abbandonare furioso il podio dopo un'ennesima lite con i giornalisti, ha spiegato e difeso la sua scelta di non indossare la mascherina: «Nel mio caso, io non sono vicino a nessuno, ma se guardate a queste persone - ha aggiunto indicando il suo staff - ognuna ha la mascherina».

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Nel memo diffuso al personale della West Wing, l'ala della Casa Bianca dove si trovano gli uffici del presidente, si indica di indossare sempre la mascherina quando non si è seduti alla propria scrivania nel rispetto del distanziamento sociale. Inoltre si esorta ad evitare l'ingresso di «visitatori non necessari»,La mossa arriva dopo che due membri dello staff, la portavoce di Mike Pence Katie Miller ed un valletto del presidente, e diversi agenti del Secret Service sono risultati positivi al coronavirus. Pence, che nelle scorse settimane si è scusato per non aver indossato la mascherina durante la visita in un ospedale, non ha voluto mettersi in quarantena nonostante la sua portavoce sia risultata positiva, non rispettando quindi l'indicazione dei Cdc per qualsiasi persona entrata in contatto con un positivo.
 

Il vice presidente non ha partecipato alla conferenza stampa di ieri e Trump ha detto di non averlo visto da quando è emersa la positività di Miller, che è la moglie del consigliere di Trump Stephen Miller che da qualche giorno è scomparso dalla scena. Trump ha ostentato tranquillità riguardo ai casi di coronavirus alla Casa Bianca. «Credo che stiamo facendo proprio un buon lavoro a tenere la situazione sotto controllo e questo in parte è grazie a tutti i test che possiamo fare», ha detto Trump, che è stato attaccato da Joe Biden perché dà ai suoi collaboratori la possibilità negata a tutti gli altri americani, l'accesso preventivo ai test. In realtà, però, fonti informate descrivono Trump, che come è noto è «totale germofobo», preoccupato per il fatto che vi «siano persone vicine a lui ed in spazi ristretti risultate infette. Il suo metodo finora è stato di fare test a tutti quelli che gli stanno intorno così non deve prendere precauzioni. Ora che qualcuno è risultato positivo, questo rischia di avere conseguenze». Sicuramente sta peggiorando l'umore di Trump, che si sente bloccato politicamente, con il numero dei morti che continua a cresce e nessuno che gli riconosce i suoi presunti successi nel gestire la pandemia, che fisicamente, non potendo iniziare la campagna elettorale ed i rally che sono il motore del suo successo politico. 

Infine, l'ansia e la preoccupazione sta crescendo anche tra i dipendenti della Casa Bianca, soprattutto perché l'accesso ai test viene riservato principalmente agli alti funzionari che hanno accesso al presidente. Questi vengono sottoposti al test quotidianamente e quindi sono relativamente rassicurati, mentre tutti gli altri, che lavorano sempre nei piccoli e sovraffollati uffici della West Wing, non hanno questi controlli quotidiani e si sentono quindi, perché non di alto grado, più vulnerabili. Con il fatto che la resistenza alle misure di lockdown ed anche alle precauzioni di protezione, come le mascherine, è diventate una sorta di nuovo elemento identitario della destra americana, anche tra lo staff dell'amministrazione conservatrice comunque c'è chi resiste a quelle che ritiene misure esagerate. E critica come eccessive le decisioni del direttore del Cdc Robert Redfield e della Food and Drug Administration Stephen Hahn di seguire i loro stessi protocolli e di mettersi in quarantena per essere stati in contatto con la portavoce di Pence.

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