Da Sharon Stone a Di Caprio e Ferragnez, il cuore delle star batte in tutto il mondo

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di Ilaria Ravarino
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Mercoledì 22 Giugno 2022, 14:24 - Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 08:10

Ci sono le specialiste come Sharon Stone, 64 anni, che da sempre utilizza la sua rete per animare serate benefiche come la cena dell’amfAR, no profit per la ricerca sull’HIV, ormai tradizionale a Cannes.

E quando si dice rete si intende contatti con persone capaci di donare fino a 30 milioni nel giro di una notte. Ci sono le missionarie alla Angelina Jolie, 47 anni, ambasciatrice UNHCR: nel ruolo di paladina dei rifugiati, che riveste dal 2001, l’attrice ha visitato oltre 20 Paesi, dalla Thailandia al Kosovo, dallo Sri Lanka al Kenya, fermandosi nei campi profughi di Egitto, Iraq e Siria (ma anche Lampedusa) e raccogliendo fondi con la sua Maddox Jolie Pitt Foundation. E poi ci sono i profetici, quelli che intuiscono l’urgenza di un tema, anche quando (soprattutto se) non va “di moda”. Vedi alla voce Leonardo Di Caprio, 47, primo tra gli “avengers umanitari” di Hollywood a spendersi contro il surriscaldamento globale (a maggio ha donato 43 milioni per la conservazione delle isole Galapagos). Miliardari e privilegiati, popolari e globalmente riveriti, i divi dello star system hollywoodiano non sono nuovi alla beneficenza, sempre gradita ma spesso guardata con sospetto: fu il caso dell’accademia costruita nel 2006 in Malawi da Madonna, dopo l’adozione “in corsia preferenziale” del figlio. Non a caso l’espressione «avere il Darfur nel cuore» è diventata uno dei tormentoni della serie tv Boris, graffiante parodia del mondo del cinema presto di ritorno su Disney +: la regione semidesertica del Sudan, dilaniata dalla guerra civile, è stata negli anni la destinazione finale di molti degli sforzi benefici - più o meno appassionati - delle star, da George Clooney a Bono Vox, da J. K. Rowling a Mia Farrow e Brad Pitt. Per Haiti, devastata nel 2021 da un violento terremoto, si sono mossi in tanti, fra cui l’attrice e ambasciatrice dell’Unicef Alyssa Milano, 49 (attraverso il suo blog ha spronato le grandi aziende a donare) e le italiane Martina Colombari, 46, e Paola Turci, 57, mentre per le vittime dell’uragano Kathrina, abbattutosi nel 2005 sulla Louisiana, è intervenuta Sandra Bullock, 57, con un milione di dollari. Una cifra forse meno clamorosa di quelle esibite dai colleghi, ma segno di una beneficenza più costante, che ha visto Bullock - premio Favorite Humanitarian Award nel 2013 - impegnarsi in donazioni alla Croce Rossa fin dagli attacchi alle Torri Gemelle nel 2001. Nota infine la filantropia di Richard Gere, 72, sostenitore dei diritti umani in Tibet, attivo dagli anni Ottanta nella lotta all’Aids (sua la Aids Care Home in India), nel 1999 presente in Kosovo per ribadire i diritti dei rifugiati a guerra in corso, e collaboratore della Survival International, associazione per i diritti delle popolazioni aborigene. E in Italia? A essere impegnate sono soprattutto le donne: Michelle Hunziker, 45, e Giulia Bongiorno, 56, in prima fila nell’aiuto alle vittime di violenza con l’associazione Doppia Difesa; Kasia Smutniak con la “Associazione Pietro Taricone onlus” attiva per l’educazione dei bambini nel Mustang, ai piedi del Tibet; la cantante Francesca Michelin, 27, protagonista anche in tv per la difesa dell’ambiente, e l’imprenditrice Chiara Ferragni, 35, autrice insieme al marito Fedez di cospicue donazioni agli ospedali italiani (4,5 milioni realizzata durante il Covid per il San Raffaele di Milano). 

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