Rakuten, dal Giappone la tv senza confini. Yuko Oki: «La nostra filosofia è l'inclusione»

Rakuten, dal Giappone la tv senza confini. Yuko Oki: «La nostra filosofia è l'inclusione»
di Ilaria Ravarino
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Mercoledì 23 Marzo 2022, 11:47 - Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 09:43

E' nata in Giappone, cresciuta in Francia e oggi vive a Londra, la base per le sue attività di direttrice del marketing di Rakuten TV, il servizio di video on demand più popolare in Giappone.

La piattaforma, decisa a ritagliarsi uno spazio anche nell’affollato mercato televisivo europeo (in Italia ha portato per prima i canali britannici della BBC e di The Guardian), conta sulla manager Yuko Oki per imporre la propria filosofia aziendale, fondata sull’inclusività “naturale” e sull’empatia. «Penetrare il mercato europeo è una sfida – spiega Oki, in collegamento da Barcellona – ma Rakuten ha tratti unici che la rendono diversa dai concorrenti. E allo stesso tempo può contare sui punti di contatto che uniscono la cultura giapponese con quella occidentale. Penso per esempio all’amore per l’artigianato, per la cultura e per l’arte che condividiamo specialmente con l’Italia. Vogliamo posizionarci puntando su esoticità e globalità, sull’essere giapponesi ma anche universali». Attiva in più di 40 paesi europei, la piattaforma non offre gli stessi servizi ovunque. «In Italia siamo presenti con Rakuten TV e Kobo (azienda di e-reader, ndr), in Francia anche con Market Place (e-shop, ndr). È difficile dire quale mercato sia più ricettivo, ma per quanto riguarda l’Italia registriamo un’importante crescita nel numero degli utenti». Punto di forza dell’azienda, spiega Oki, è «l’inclusività». Un’apertura all’altro che non si esaurisce con l’applicazione di “quote” («Non sono sicura che aiuterebbero»), ma che risale alla filosofia «non binaria» dell’azienda.

LA VISIONE

«So bene cosa significa lottare per l’inclusione. Sono arrivata in Francia da piccola ed ero l’unica asiatica della classe. E poi, crescendo, mi sono imposta in un ambiente dominato da maschi, senza essere madrelingua inglese e con una cultura solo mia, quella giapponese. Ma ho sempre rifiutato la struttura binaria, il binomio oppressore-vittima: uomo contro donna, asiatico contro caucasico. Mi pare un approccio tossico e improduttivo. A livello individuale, relativizzando, siamo sempre una minoranza rispetto a qualcuno o qualcosa. Meglio allora celebrare le differenze piuttosto che mettere sotto accusa le maggioranze. Meglio puntare sull’inclusione, sul rispetto e sul senso di appartenenza all’azienda che ci unisce tutti». Ciò non significa, precisa la manager, appiattire le differenze. «Il fatto che io sia una donna aggiunge elementi importanti al mio lavoro. Basti pensare al fatto che la maggior parte dei nostri clienti sono interessati a vendere i loro prodotti, prima di tutto, alle donne». Sarebbero le donne, secondo le ricerche, le “decision makers” cui spetterebbe la responsabilità di scegliere i prodotti da acquistare: «Il mio punto di vista, nelle riunioni, è fondamentale per interpretare i loro desideri. A livello inconscio inoltre credo di avere un approccio empatico al mio gruppo di lavoro, che rende il mio operato diverso da quello di un manager uomo». Nella vita di Oki un solo rimpianto, «avere avuto una sola figlia. Avrei voluto più bambini, ma non ho potuto. Sono diventata madre a 35 anni, e quando sono tornata in ufficio dalla maternità ero completamente concentrata sulla mia carriera. Volevo dimostrare ai miei colleghi uomini che potevo farcela. Mi sentivo sotto pressione, non parlavo a nessuno di mia figlia, cercavo di non mostrare il mio lato materno, temendo di sembrare debole. Oggi non farei più così».

IL SUCCESSO

Dalla sua esperienza, tuttavia, ha tratto un profondo insegnamento che oggi trasmette alle più giovani: «Dieci anni fa mi hanno incaricata di formare un gruppo di ragazze, con una carriera appena avviata. Ho cercato di spiegare loro che non c’è niente di male nell’essere ambiziose e volere il successo. Ma è altrettanto giusto desiderare il successo personale e familiare. Siamo abituati a pensare allo sviluppo delle carriere in una direzione verticale: uno scalino dopo l’altro si procede verso l’alto, verso più soldi, più potere, più responsabilità. Ma esistono anche ambizioni e carriere “orizzontali”, in cui le donne spesso sono più dotate degli uomini. L’orizzontalità è multitasking, capacità di esplorare nuove aree e assumere responsabilità diverse, di gestire famiglia e carriera, anziché puntare a ottenere una promozione dopo l’altra nello stesso settore. La verità è che non esiste un solo tipo di successo». 

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