Elezioni europee, far crescere la rappresentanza femminile: ecco il record da battere dell'Ue

Al voto l'8 e il 9 giugno. Per i prossimi cinque anni l’obiettivo è incrementare la presenza delle donne nell'Unione oltre a una maggiore attenzione politica ed economica

Elezioni europee, far crescere la rappresentanza femminile: ecco il record da battere dell'Ue
di Gabriele Rosana
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Mercoledì 29 Maggio 2024, 12:17 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 07:37

Mai così tante donne sono state ai vertici dell’Unione europea come nel ciclo politico che sta per concludersi, e che ha visto una serie di dossier legati all’uguaglianza di genere tagliare il traguardo.

Ma c’è ancora strada da fare, e la scommessa a Bruxelles è che nel prossimo quinquennio rappresentanza e attenzione politica possano continuare a crescere. La Commissione presieduta dal 2019 da Ursula von der Leyen, prima donna alla guida del “governo” dell’Ue dopo 13 uomini in 61 anni (e candidata adesso alla successione a sé stessa), ed anche la prima a mettere a segno una perfetta parità di genere nel collegio dei 27 commissari: 13 uomini e 13 donne, a cui va aggiunta il “peso massimo” von der Leyen con il risultato di spostare l’asticella verso una prevalenza femminile.

Per garantire l’equilibrio, durante la fase di composizione della sua squadra e in occasione delle sostituzioni in corsa, von der Leyen ha chiesto ai vari governi Ue l’indicazione di due nomi, un uomo e una donna, tra cui scegliere (una prassi destinata a essere ripetuta in caso di riconferma); e ha preso l’impegno di avere il 50% di donne nei ruoli dirigenziali della macchina amministrativa Ue entro la fine di quest’anno. La commissaria Helena Dalli si è occupata poi nello specifico di Uguaglianza e di sviluppare una strategia Ue per le politiche di genere.

Il Parlamento

Situazione da record, perlomeno relativo, pure al Parlamento europeo, per rinnovare il quale si voterà tra il 6 e il 9 giugno in tutta l’Ue (in Italia sabato 8 e domenica 9). Dopo la prematura scomparsa di David Sassoli, nel gennaio 2022 l’Aula ha eletto la popolare maltese Roberta Metsola come sua presidente: terza di sempre, una donna mancava al vertice dell’emiciclo da 20 anni. E la nona legislatura ha avuto un tasso record di eurodeputate, pari a quasi il 40% (39,8%, a esser precisi), un contingente decisamente più nutrito rispetto al 15,9% del 1979, l’anno in cui si tennero le prime elezioni dirette per l’Eurocamera. Un numero che racconta di una rappresentanza femminile superiore rispetto a quella delle assemblee legislative nazionali, sia nel Vecchio continente sia nel resto del pianeta. In linea con la media, le italiane sono state pari al 41% dei nostri connazionali eletti: in cima alla lista, con oltre il 66%, troviamo il piccolo Lussemburgo, mentre in fondo alla graduatoria è rimasta inchiodata la Romania con il 15,1%. Senza dimenticare la presidenza della Banca centrale europea: il risiko del rinnovo dei posti di comando, cinque anni fa, tirò infatti in ballo anche la guida dell’Eurotower di Francoforte, incarico di regola slegato da logiche elettorali, assegnata per la prima volta a una donna con la francese Christine Lagarde, il cui mandato non rinnovabile è in scadenza a fine 2027.

«Mai come negli ultimi anni la parità di genere è stata così prioritaria per l’agenda dell’Ue.

A cominciare dalle figure pubbliche che hanno dimostrato chiaramente che donne competenti possono occupare cariche di vertice. Metsola e von der Leyen non hanno mai perso occasione, nei loro discorsi, per enfatizzare il contributo delle donne alla vita pubblica», dice a MoltoDonna Loredana Teodorescu, presidente del ramo italiano di Women in International Security (Wiis), la rete globale che si occupa di promuovere la leadership e lo sviluppo professionale femminili nel campo degli affari internazionali. «Che ci siano donne ai vertici, però, non è una sempre garanzia di progressi in materia di uguaglianza di genere e volti a favorire una maggiore partecipazione femminile», mette le mani avanti; gli ultimi cinque anni in Europa, tuttavia, hanno visto maturare la consapevolezza «che avere più donne nei ruoli di responsabilità è un beneficio per l’intera società anche in termini di sviluppo economico».

I dossier

Ciò ha determinato l’adozione di una serie di dossier legislativi in materia di uguaglianza di genere: la direttiva che punta ad aumentare fino al 40% almeno la presenza di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate, bloccata dai governi degli Stati Ue da un decennio, e la direttiva sulla parità di retribuzione tra uomo e donna, una soluzione che passa dalla trasparenza delle paghe per contrastare il fenomeno del divario salariale (il “gender pay gap”) che oggi ammonta nell’Ue a circa il 13%.

«Il percorso verso una piena parità è ancora lungo e quanto fatto dovrà essere necessariamente proseguito, ma c’è il rischio che uno slittamento a destra del nuovo Parlamento, con l’affermazione di forze che professano una visione tradizionale della donna, metta in discussione i progressi raggiunti o lasci il lavoro incompiuto», riconosce Teodorescu. «Se a livello mondiale, secondo il World Economic Forum, ci vorranno 131 anni per colmare del tutto lo squilibrio uomo-donna, l’Istituto Ue per l’uguaglianza di genere calcola che solo in Europa serviranno ancora 60 anni: dalla politica, dove è evidente il fenomeno della solitudine delle “numero uno”, al mondo del lavoro, categoria che vede purtroppo l’Italia, fanalino di coda, privarsi delle competenze di tante donne».

Gli scenari

La partita delle nomine inizierà solo tra una decina di giorni, ma c’è uno scenario brussellese in cui, per la prima volta nella storia dell’Ue, a occupare le quattro cariche apicali Ue andrebbero solo donne. Passa, anzitutto, da due riconferme tra i popolari, non scontate: Ursula von der Leyen come presidente della Commissione - nonostante la sua corsa entusiasmi poco gli stessi alleati - e Roberta Metsola al timone del Parlamento (la maltese è tra i profili che, a microfoni spenti e taccuini chiusi, sono evocati più spesso nel centrodestra come asso nella manica per rimpiazzare von der Leyen alla guida dell’esecutivo). A completare il poker al femminile sono la presidenza del Consiglio europeo, cioè il summit dei leader dei 27, per cui i socialisti potrebbero schierare la premier della Danimarca Mette Frederiksen, e il posto di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, una sorta di “ministro degli Esteri” Ue, che in questa ipotesi andrebbe alla premier dell’Estonia Kaja Kallas. 

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