Molestie e catcalling, così le giovani dicono al mondo di cambiare

Molestie e catcalling, così le giovani dicono al mondo di cambiare
di MICHELA ANDREOZZI
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 22 Giugno 2022, 13:03 - Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 16:27

LA LETTERA

Mi rendo conto di essere entrato nell'età in cui orribilmente si ea volte si dice “ai tempi”, frase che allontana le sinapsi dal cervello indorando il mio passato e fa scappare immediatamente qualsiasi orecchio che si sia minimamente fermato a prestare attenzione.

Eppure, non posso fare a meno di pensare quello che mi ha insegnato mia madre, non certo una bigotta, anzi una fulgida femminista dalla rara intelligenza che a 10 anni mi portava ai cortei al grido “Il corpo è mio e me lo gestisco io”. Metteteci poi com’è classico nella borghesia romana che sono andata a scuola dalle suore e che quindi si sapeva fin dall’asilo che “il corpo è il santuario di Dio”. Fatto sta che appena qualche imberbe compagno cercava di infilarmi una mano nella maglietta, fina ovviamente, che tipo riflesso di Pavlov partiva uno sganassone o un improperio di quelli giusti. Ora non capisco perché queste figliole di oggi, liberissime di fare quello che vogliono senza femminismi e preghierine, non sanno dire no. Un bel no grosso come una casa, un ceffone o una ginocchiata dove si sentono meglio e un sano vaffa quando l’apprezzamento non è gradito. Alpino o non alpino che sia. Certo cambia tutto quando il maschio è in branco: messi insieme fanno paura. Ma anche le donne insieme potrebbero far paura. Ritiriamo fuori “Tremate tremate le streghe son tornate?”.

Silvia Simoncini 

LA RISPOSTA

Cara, abbiamo avuto la stessa madre, apparteniamo alla stessa borghesia, abbiamo frequentato la stessa scuola, probabilmente abbiamo avuto lo stesso ragazzo. A me però il tempo che passa conforta, forse perché l’alternativa a invecchiare non è mai piaciuta. In ogni caso, grazie per avere messo sul piatto tanti argomenti: l’età, il corpo, il sesso, Baglioni e le streghe. Ma c’è da fare un po’ di chiarezza: stiamo parlando di approcci molesti o di tentativi di fare petting? Forse le suore e le illuminate madri volevano dire la stessa cosa - evitate di considerare il corpo come un oggetto - ma arrivavano alla conclusione attraverso percorsi opposti: sublimazione vs sperimentazione. Ma, che sia un tempio sacro o profano, poco importa: imparare ad avere rispetto del corpo è un passaggio necessario alla consapevolezza. Tuttavia, non vorrei mettere sullo stesso piano il ragazzo che mi stropicciava con Baglioni in sottofondo con l’alpino in branco che fa del pessimo catcalling. Nel primo caso, la mia maglietta è stata abbastanza fina da permettere interessanti perlustrazioni anatomiche. Nel secondo caso, onestamente, non sarei stata preparata nemmeno io, con tutto il training di madre e suore. Quindi non comprendo perché pretenderlo dalle nuove generazioni, che sono portavoce di un neo-femminismo che tanto assomiglia a quello delle loro nonne, più che al #metoo delle loro madri. Lo fanno attraverso i social, dove si raccontano e ci raccontano i loro punti di vista sul patriarcato, la body-positivity - temi alieni alla nostra generazione - dove ci insegnano la self-confidence, si fotografano le ascelle nature, ci informano, portando alla nostra attenzione patologie taciute come la vulvodinia, o parlano di quelle mestruazioni di cui ci siamo tanto vergognate. Insomma, mi fanno una grande invidia e una infinita simpatia. Eppure, neanche questa generazione affronta “con un bel vaffa” un approccio non richiesto. E sai perché? Perché non vuole. Queste figliole, che mi ricordano tanto Jo March, non si nascondono e non reagiscono: piuttosto agiscono, chiedendo alla società di adeguarsi e migliorare. Sono unite, e attraverso i loro profili propongono soluzioni per disinnescare a monte quella mascolinità tossica da cui non sappiamo difenderci: per esempio, attraverso l’educazione al rispetto e alla responsabilità. Io credo che le streghe non se ne siano mai andate. Sono le donne che incutono timore. Le prime maneggiavano le piante e aiutavano altre donne a partorire, o a non partorire. Punite sui roghi per non essersi piegate alle regole. Poi sono arrivate le artiste, le scienziate, le filosofe. In molte hanno fatto una brutta fine. Quindi è stato il turno delle hippies, sessualmente libere. La nostra generazione ha visto la nascita delle single, felici anche senza un uomo. Ogni nuova strega ci ha liberate di qualcosa, spesso pagando un prezzo molto alto. Le giovani streghe di oggi invece stanno chiedendo al mondo di cambiare. Ma non fanno paura, perché non vogliono averne più.

(E, a proposito, ti suggerisco di leggere “Strega comanda colore” di Chiara Tagliaferri, perfetto per ricordare che siamo tutte capaci di spezzare un incantesimo).

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