Moda, tessuti e ricami del Salento nella collezione Dior: una storia di emancipazione

Mercoledì 21 Aprile 2021 di Ilaria Marinaci
Maria Cristina Rizzo presidente della Fondazione Le Costantine

Sulle gonne bianche che si ammirano nelle vetrine delle boutique di Dior, a New York e a Parigi, c’è ricamato un motto: “Cantando e amando”. È il motto della Fondazione Le Costantine, dove quei tessuti sono nati, nel Salento, con l’ordito di cotone che ha incontrato la trama in lino sui telai di legno che risalgono agli inizi del Novecento. Una storia che parla di donne e di emancipazione e ha conquistato la direttrice creativa di Dior, Maria Grazia Chiuri. Salentina per parte di padre, lo scorso anno ha voluto che fosse Piazza Duomo a Lecce a ospitare, il 22 luglio, la sfilata della Cruise Collection 2021 della maison francese. Un omaggio alla terra dove trascorreva le estati da bambina, ai suoi artigiani creativi e ai ritmi ipnotici della musica popolare, ma anche alla forza delle donne, sempre più consapevoli del loro posto nel mondo. Una filosofia che ha trovato sponda nell’atelier delle Costantine. «Bisogna vivere in armonia con l’universo», ripeteva sempre Donna Giulia Starace, che volle nel 1982 la costituzione della fondazione nella sua tenuta di oltre 33 ettari a Casamassella, frazione di Uggiano La Chiesa, a pochi chilometri dal mare di Otranto, dove oggi si pratica anche l’agricoltura biodinamica e ci sono una casa per ferie e un ristorante.

IL RACCONTO

«Il 1982 è l’anno in cui Giulia Starace decide di lasciare tutti i suoi beni alla fondazione dandole alcune missioni ben precise – racconta la presidente Maria Cristina Rizzo – Ma questo atto è il momento in cui si chiude un secolo di storia per aprirsi al successivo». Anni ’20 del Novecento: Carolina De Viti De Marco, madre di Giulia e sorella del celebre economista Antonio, con il sostegno della cognata, l’americana Harriett Lathrop Dunham, decide di non dedicarsi alla classica beneficenza ma di aiutare le donne a emanciparsi attraverso l’autonomia economica. «Voleva insegnare loro un mestiere – sottolinea Rizzo – che potesse permettere a ognuna di esprimere la propria creatività. Era una visione politica la sua, in anticipo sui tempi». La scelta cadde sul ricamo e la tessitura e i manufatti dell’atelier raggiunsero presto i salotti dell’alta società, esportati anche in America. L’attività fu fra quelle che aderirono alle Industrie Femminili Italiane, create nel 1903, e, ad oggi, è una delle due uniche realtà di quel consorzio ancora attive in Italia. Nei decenni successivi, fra alti e bassi, il laboratorio continuò a lavorare finché le evoluzioni tecnologiche non interruppero la produzione. Ma Giulia voleva che il sogno di sua madre non finisse e, prima di morire nel 1984, fondò Le Costantine. Poco si fece nei primi anni finché, nel 1998, non arrivò la Rizzo, trentottenne sindaco di Uggiano, che sedeva di diritto nel consiglio di amministrazione, animata dalla stessa determinazione di Giulia. Ci fu un rapido ricambio generazionale e nel 2002 riaprì il laboratorio di tessitura. «Nel pieno della globalizzazione, noi ci presentavamo con i telai del primo Novecento – ricorda – ma io ero convintissima che quel patrimonio non dovesse andare perso e la natura senza scopo di lucro della fondazione ci permetteva di insistere». Una scommessa vinta: piano piano l’atelier è cresciuto, si è perfezionato anche sul cashmere, e le sue creazioni, soprattutto le sciarpe, sono approdate nelle boutique di Italia e Francia, attirando l’interesse del mondo della moda. Lo stilista Christian Louboutin, qualche tempo fa, è sbarcato nel Salento per commissionare personalmente i suoi tappeti. «Il nostro è un lavoro ecosostenibile – spiega Rizzo – perché funziona tutto anche senza l’energia elettrica e al telaio basta cambiare il pettine per passare dallo spessore della seta a quello del tappeto. In più usiamo filati di pregio e abbiamo la possibilità di personalizzare il prodotto: il cliente sa di avere qualcosa che nessun altro ha».

IL SIGILLO

La vera svolta, però, è stata la visita della Chiuri all’atelier di Casamassella. «Era il 4 marzo 2020, una data impressa nella mia memoria. Ha scelto subito i tessuti e, qualche giorno dopo, ci ha fatto arrivare l’ordine. Poi si è messo di mezzo il lockdown e la sfilata, prevista a maggio, è stata spostata a luglio. Ma noi siamo riuscite a farle avere i campioni: le nostre artigiane hanno i telai pure a casa. Poi è partita la produzione e da una forza lavoro iniziale di sei tessitrici siamo arrivati ad impiegarne trenta da giugno a dicembre». L’anno della crisi economica globale è stato quello migliore per le Costantine. L’eco internazionale della sfilata ha portato nuovi ordini e nuove collaborazioni. E con la Chiuri prosegue lo scambio di idee. «Siamo anche un ente di formazione accreditato, nel solco della visione originaria di Carolina, e stiamo ragionando – rivela Rizzo – su un corso di alta specializzazione per tessitrici e ricamatrici che dia una qualifica spendibile anche in importanti case di moda all’estero». Poi il sogno: piantare nella tenuta alberi di gelso e allevare bachi da seta, ricreando le filande che, una volta, c’erano anche nel Salento. «Vediamo, però, mai fare un passo più lungo della gamba». Con il futuro Maria Cristina, che ha subito il dolore più terribile, la perdita di un figlio, Alberto, ha un rapporto complesso. «Preferisco lavorare sul domani, un giorno alla volta, e lasciar fare alla Provvidenza». Sempre “Cantando e Amando”.

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Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA