Scienza, la fisica Daniela Bortoletto: «Il mio impegno per dare più forza alle donne giovani». Dal Bosone di Higgs al Quark Top

La professoressa è ora Cavaliere del Regno Unito. Il riconoscimento per il contributo alla Fisica delle particelle elementari e alla parità di genere

Scienza, la fisica Daniela Bortoletto: «Il mio impegno per dare più forza alle donne giovani». Dal Bosone di Higgs al Quark Top
di Carla Massi
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Mercoledì 29 Maggio 2024, 12:10 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 07:38

La cerimonia è stata al Castello di Windsor poche settimane fa.

Alla principessa Anna, sorella di re Carlo III, il compito dell'investitura. Quello, cioè, di consegnare le onorificenze di Cavaliere del Regno Unito istituito nel 1917 da re Giorgio V. Nella lista di quest'anno anche il nome di Daniela Bortoletto. Il riconoscimento per "il contributo alla Fisica delle particelle elementari e alla parità di genere nella Scienza".
Nata a Domodossola, ha frequentato il Collegio Ghisleri di Pavia fondato nel 1567 da Pio V, quindi la laurea in Fisica, il lavoro negli Stati Uniti e poi a Oxford dove insegna Particle Physics. Sposata con un fisico, ha una figlia, attrice.

Co-scopritrice sia del Bosone di Higgs che del Quark Top, è alla testa di un movimento per l'integrazione delle donne nel mondo della Fisica oggi è Cavaliere del Regno Unito. Che effetto le fa?
«È chiaro che sono contenta e soddisfatta. Il riconoscimento del lavoro fatto sui due fronti è importante. Da una parte l'impegno puramente professionale, dall'altra il desiderio di dare più forza alle donne giovani di questo mondo della Scienza ancora così declinato al maschile».

Il sorriso della foto che le hanno scattato a Windsor tradisce una grande soddisfazione. Un suo trofeo che condivide con tutte le donne che stanno seguendo il sentiero da lei tracciato. Vero?
«Da sempre mi occupo di Fisica sperimentale, lascio ad altri quella teorica spesso troppo speculativa e conflittuale, e dell'integrazione al meglio delle donne che vogliono studiare queste materie. Non c’è una vera integrazione. Diciamo con semplicità: stessi studi, successi uguali ma considerazione differente. Impiego di energie differenti».

Scusi la frivolezza, posso dire che per ricevere l'onorificenza ha indossato un cappello molto in stile inglese...
«Dovevo indossare un cappello, io non ne metto mai di quel tipo, ho scelto la foggia più sobria e austera. In realtà è un cerchietto...».

A suo avviso la Fisica, con sperimentazioni, studi e ricerche, è vista con occhi diversi dalla donna e dall'uomo?
«Mi sento di dire di no.

Si tratta di una scienza unificante che ci spinge a capire e scoprire il mondo. Siamo tutti alimentati dalla stessa spinta. Inoltre, i dati che emergono dalle nostre ricerche sono incontrovertibili. Eppure...».

Eppure lei, su modello Usa, ha istituito e gestisce in Gran Bretagna la Conference for undergraduate women in Physics. Che necessità c'è se questa Scienza è così unificante?
«Perché, come ho detto, una vera integrazione tra donne uomini che si occupano di Fisica non c’è. Questa istituzione permette ogni anno di far incontrare oltre cento studiose della materia. La maggior parte sono giovani laureande. Cosi da creare una comunità che lavora insieme ora e nel futuro».

E come sono queste scienziate di domani?
«Molto tenaci e determinate, con una passione che non appartiene ai colleghi maschi. La focalizzazione su studio e lavoro è massima. Le vedo molto organizzate, capaci di guardare il domani in modo fattivo. Con uno spirito fattivo trascinante. Anche nel tipo di Fisica che avvicinano».

Questo sembra un aspetto che le interessa molto. Le spinge verso nuove sperimentazioni?
«Sì, verso campi nuovi. Ricordiamo che le donne, fino a un recente passato, si occupavano di astrofisica e astronomia. Avventurarsi in zone meno frequentate dalle donne, in Fisica come in tutti gli ambiti della vita, può solo trasformarsi in un passo avanti».

Torniamo all'onorificenza. Quindi lei ha avuto un doppio riconoscimento da Casa Reale. Se lo aspettava?
«Confesso di no. Sono riuscita nel mio lavoro di Fisica a raggiungere risultati importanti riconosciuti dal mondo internazionale. Ma non mi sembrano abbastanza se non li affianco con un certo tipo di impegno. Quello, appunto, delle donne che studiano e fanno ricerca ma non hanno una vera rete di sostegno».

Che clima c’è durante le conferenze al femminile?
«Disteso e molto concreto, nel poco tempo che abbiamo lavoriamo a testa bassa. E con il tempo raccogliamo i frutti».

Professoressa, mi può dire quanti anni ha?
«No, preferisco di no».

Un tocco di vanità?
«Non direi. Vede, se un uomo raggiunge una certa età e ha alle spalle carriera, lavoro e magari anche successi è considerato autorevole e da ascoltare. Se si tratta di una donna, invece, questa è da mettere da parte. Da salutare».

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