Cultura d'estate, plurale femminile: dalla Biennale a Spoleto le donne protagoniste

Mercoledì 27 Aprile 2022 di Simona Antonucci
Cecilia Alemani

Per la prima volta nei 127 anni di storia della Biennale di Venezia, la Mostra d’Arte include una maggioranza assoluta di artiste donne: l’85 per cento.

Appena inaugurata (chiude il 27 novembre), è stata già ribattezzata «la Biennale delle donne, anche se nessuno si è mai sognato di descrivere mostre, con il 90 per cento di partecipazioni maschili, come le “Biennali degli uomini”», dice la curatrice Cecilia Alemani, prima italiana a ricoprire l’incarico, residente a New York, guida di High Line Art, prestigioso programma di arte pubblica della città. Cuore del percorso (ispirato al libro surrealista di Leonora Carrington Il latte dei sogni) che si sviluppa in 1433 opere, l’ipotesi di un mondo libero, senza gerarchie, post umano e post antropocentrico, dove l’uomo, inteso anche come maschio, bianco ed europeo, non rappresenti più il fulcro dell’universo. Ne emerge un fermento creativo, declinato con cura e fantasia, che «ridimensiona la centralità del ruolo maschile nella cultura contemporanea» e che fotografa le linee dei festival che ci terranno compagnia questa estate. Molti dei quali firmati da donne, con partecipazioni femminili che riflettono le ripartizioni demografiche e i contributi di centinaia di artiste.

GLI APPUNTAMENTI

Il Festival dei Due Mondi, a Spoleto, che inaugura il 24 giugno, è firmato da Monique Veaute (fondatrice nel 1984 di Romaeuropa che ha presieduto fino a un anno fa). La Fondazione Inda, istituto del dramma antico, a Siracusa, che apre il suo cartellone il 17 e il 18 maggio con l’Agamennone (regia di Livermore), l’Edipo Re (regia di Carsen che debutta al teatro greco), vede Marina Valensise, consigliere delegato. E poi TorinoDanza, con un cartellone (dal 9 settembre) studiato da Anna Cremonini (ex responsabile della produzione dei festival al Parco della Musica di Roma) che intreccia figure iconiche della scena internazionale, come la canadese Crystal Pite o l’isreliana Sharon Eyal, con coreografe italiane, Silvia Gribaudo, Cristina Rizzo, Francesca Pennisi. E quest’anno ospita il debutto della coreana Eun-Me Ahn. Cecilia Gasdia, sovrintendente a Verona, che ha appena presentato il cartellone dell’Arena, dal 17 giugno al 4 settembre, dove anche i titoli sono al femminile (Carmen, Traviata, Aida e Turandot contro Nabucco); il Ravenna Festival (1 giugno-21 luglio, dedicato a Pasolini) con Cristina Mazzavillani Muti, fondatrice e anima storica della manifestazione; il Festival Verdi, diretto da Anna Maria Meo; il Classiche Forme guidato dalla pianista Beatrice Rana a Lecce dal 17 al 23 luglio. E la Biennale Musica di Venezia con Lucia Ronchetti che darà il via «a una festa circense, popolare, per tutti», il 14 settembre. «Per me, non è importante essere la prima donna in assoluto a dirigere la Biennale Musica, è importante essere sicura che non sarò l’ultima, ma solo una delle tante che si succederanno in questa posizione», spiega la compositrice romana, che per il suo “Out of Stage” ha scelto progetti in prima assoluta di teatro musicale sperimentale, con produzioni per i luoghi storici della città: più della metà affidati a compositrici.

 

GLI OBIETTIVI

Donne dietro le quinte e donne sul palco. «Non saprei quale sia la percentuale delle partecipazioni femminili a Spoleto. Ma sono tantissime. E mi auguro che in futuro non ci sia bisogno di contarle», spiega Monique Veaute. Prime tra tutte Barbara Hannigan: sarà direttrice d’orchestra e cantante di La Voix Humaine (il 2 luglio); interprete di Fascinating Rhythm di Gershwin il 10 luglio, di Knoxville. Summer of 1915 di Barber e di Jumalattaret (3 luglio). «Le donne sanno affrontare la fluidità e accettare rischi». Nella danza il problema si presenta diversamente, spiega Anna Cremonini di Torinodanza, «perché le barriere tra generi sul palco non esistono più. Il punto, non è solo riequilibrare i cartelloni, ma dare alle donne la possibilità di mostrare le loro potenzialità, spesso sopite da atavici sensi di inferiorità». Ben diverso il mondo classico, lirico e teatrale, dove tra 40 istituti, fondazioni lirico-sinfoniche e teatri di tradizione, soltanto due sono gestiti da donne, Cecilia Gasdia a Verona e Anna Maria Meo al Regio di Parma che produce il prestigioso Festival Verdi: «Meno di così... Il nostro è un mondo maschile e maschilista, governato da un circuito chiuso: sempre gli stessi uomini», spiega la direttrice generale che nella prossima edizione, che verrà presentata il 28 aprile a New York, al Metropolitan Club con il soprano Eleonora Buratto, vanta due produzioni firmate da registe, Valentina Carrasco (Simon Boccanegra) ed Elisabetta Courir (Il trovatore), dal 22 settembre al 16 ottobre. Un’impennata di quote rosa all’Inda «che è donna. La grecista Margherita Rubino, la responsabile degli archivi Elena Servito, Vanessa Mascitelli è l’organizzazione e Maria Di Giaimo l’amministrazione», conclude Marina Valensise, «pilastri di una macchina che produce spettacoli, cura traduzioni e sviluppa nuovi talenti con l’Accademia che quest’anno presenterà il saggio a Roma, alle Terme di Diocleziano. E le allieve sono tutte brave e agguerrite. Ci riscatteranno». 

 

 

Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA