Edith Gabrielli:« Riscoprire Palazzo Venezia e il Vittoriano. Così valorizziamo il nostro patrimonio»

Particolare di foto di Gerald Bruneau per la mostra Ritratte
Particolare di foto di Gerald Bruneau per la mostra Ritratte
di laura larcan
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Mercoledì 23 Marzo 2022, 10:37 - Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 09:52

Ognuno cerca nel museo la propria identità, curiosità e risposte.

È la nostra filosofia. Offrire esperienze per tutti. Per questo le visite sono costruite per proporre punti di vista diversi». Edith Gabrielli guida il nuovo Istituto VIVE di Roma, quasi un acronimo evocativo (se non filosofico) che riunisce il Vittoriano e Palazzo Venezia. Romana, storica dell’arte, una carriera nei Beni culturali, dalla soprintendenza di Torino al Polo museale del Lazio. Elegantissima e risoluta.

Lei è una donna d’arte ma soprattutto “manager” dell’arte, su cosa sta puntando per il nuovo corso di questi due monumenti icona della Capitale?

«Per me la ricerca è alla base della valorizzazione delle nostre collezione. Per questo abbiamo messo in campo accordi con molte università, da Roma a Palermo, ad Udine, proprio per aprire i nostri luoghi alla ricerca». Qual è l’obiettivo? «Far studiare le nostre collezioni. Per esempio, abbiamo siglato una convenzione con Tor Vergata per far studiare la nostra collezione cinquecentesca di Palazzo Venezia. E lo facciamo adottando un modello ampiamente usato nei paesi anglosassoni: finanziando borse di studio per sostenere tre anni di ricerca su temi legati al nostro patrimonio».

Un aiuto ai giovani allora...

«Sì, ma non è mera beneficenza la nostra. Il collegamento diretto tra museo e mondo universitario ha lo scopo di sostenere i giovani in modo concreto. Ma la ricerca è finalizzata ad un ampliamento del patrimonio con l’ottica di una nuova fruizione pubblica dei nostri monumenti».

Vittoriano e Palazzo Venezia sono, in fondo, tanto noti, visti e fotografati, quanto però sconosciuti...

«Il Vittoriano è al centro ora di un rinnovato interesse. Intanto è stato rilanciato come simbolo del nostro paese, perché è il luogo che compare sul sito della Presidenza della Repubblica. Poi, è stato riscoperto come grande opera d’arte. Il progetto di Sacconi è stato reinterpretato come un capolavoro sotto il profilo artistico e architettonico. Palazzo Venezia è stato oggetto di studi, soprattutto nella sua origine quattrocentesca, ma non in tutte le sue fasi storiche e collezioni. Le fasi anche più recenti del ‘700 e dell’800 meritano approfondimenti. Le collezioni sono territorio sterminato che consentono scoperte. Soprattutto nei depositi».

Come si fa ad attrarre pubblico allora?

«L’obiettivo è coinvolgere tutti. Fare del museo un luogo centrale nella vita dei romani. E dei turisti. Questo istituto nasce con la missione di rilanciare tutta l’area di piazza Venezia al centro di Roma. Con l’accoglienza. Se vieni qua trovi da vedere ma anche da fare. Con attività educative costruite per i vari tipi di pubblico. Oltre alle terrazze del Vittoriano e alla quiete del giardino di Palazzo Venezia».

Essere donna alla guida del museo fa la differenza?

«A me piace pensare che la donna possa portare una propria visione del mondo, e che non sia una replica del mondo maschile. Una visione che si esplichi in tanti aspetti. Il mio è quello di mettere le persone al centro di un progetto. I luoghi contano se producono una crescita nelle persone. Sia per quelle che vi lavorano, sia per il pubblico».

Donna d’arte in carriera. E la famiglia?

«Ho sempre affrontato tutto avendo una visione chiara sulle priorità. La famiglia non è stata mai in contrapposizione con il lavoro. Fino a poco fa, la mia era una vita di mamma di due figli maschi impegnati. Ora, il più grande è alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Il più piccolo al liceo. Ho un po’ il senso dell’abbandono, ma spero di aver insegnato loro la capacità di confrontarsi col mondo, pur riconoscendo le loro radici». Laura Larcan«Per me la ricerca è alla base della valorizzazione delle nostre collezione. Per questo abbiamo messo in campo accordi con molte università, da Roma a Palermo, ad Udine, per aprire i nostri luoghi alla ricerca».

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