Salute delle donne, la cura è differente: ma i farmaci vengono testati solo sui maschi

Domenica 2 Agosto 2020 di Laura Bogliolo

Se frugo dentro la mia borsa, scopro che sono pochi i farmaci che posso prendere con assoluta tranquillità perché gli studi clinici di sperimentazione sulle medicine vengono effettuati per lo più sugli uomini». Si scopre così che i farmaci contro la sclerosi multipla, ad esempio, hanno maggiori effetti collaterali sulle donne, che la morfina viene assimilata di più rispetto agli uomini, mentre i dispositivi contro il reflusso gastroesofageo, nelle donne, sono meno efficaci. Le differenze tra i due universi sono tantissime dal punto di vista biologico e aiutano a capire, ad esempio, perché il Covid-19 colpisce di più gli anziani, prevalentemente uomini.

Silvia De Francia, 43 anni, è una ricercatrice in Farmacologia del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell'Università di Torino. Lavora all'ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano. Cita Bernardine Healy, la cardiologa americana che nel 1991 teorizzò la Sindrome di Yentl: per ottenere buone cure, le donne dovrebbero fingersi uomini. E mette subito in chiaro: «Il femminismo non c'entra, i due sessi sono diversi e ogni persona deve e può ricevere cure personalizzate grazie alla Farmacologia di Genere, o meglio, genere-specifica».

Uomini: è prevalentemente su di loro che vengono effettuati i test sui farmaci, ma anche lo studio delle principali patologie. Donne: spesso i sintomi che accusano non vengono considerati scientificamente ma relegati a problemi psicologici. Lo spettro del gap tra i due sessi compare anche nella medicina, un fantasma che in Inghilterra ad esempio si tenta di spazzare via con la commissione d'inchiesta sulle conseguenze devastanti, spesso taciute, di alcuni farmaci assunti da un piccolo esercito di donne. Farmacologia di genere: è invece un nuovo settore che sta prendendo forma per sottolineare la necessità che le cure siano elaborate in base alle caratteristiche di genere, cure ad hoc, insomma, per le donne, e non ritagliate sul modello maschile. «Fino al 1993 la donna era esclusa dalla sperimentazione clinica dei farmaci - spiega De Francia oggi soltanto il 20-30% è coinvolta nei test». E invece uomini e donne sono diversi, a partire dai cromosomi: due X nelle donne, XY negli uomini.

Tradotto? È il cromosoma X che codifica le proteine utili, ad esempio, per la difesa immunitaria. Ma perché vengono arruolati maschi nelle sperimentazioni? «Le donne hanno molti fattori confondenti. Abbiamo tre fasi produttive: da bambine, quando si ha il ciclo e si è fertili, infine la menopausa. L'uomo invece è caratterizzato da 70 di banalità ormonale, quindi è un campione di studio semplice da inquadrare». Ma la ricerca, insomma, non può essere limitata al mondo maschile. «I sintomi dell'infarto nella donna sono diversi e spesso non riconosciuti perché si studiano soltanto quelli sull'uomo, ossia il dolore al petto che irradia al braccio sinistro - conclude De Francia, autrice del libro La medicina delle differenze. Storie di donne, uomini e discriminazioni, edito da Neos - il tumore alla mammella colpisce 800-1000 uomini l'anno, in Italia, ma le campagne di prevenzione sono soltanto per le donne». I due universi, insomma, meritano cure specifiche. Uno studio condotto dal Jackson Laboratory for Genomic Medicine di Farmington ha confermato che dopo i 65 anni gli anziani tendono ad avere meno anticorpi nel sangue e quindi a sviluppare infiammazioni.

«Le donne hanno un sistema immunitario più forte invece, caratteristica che si mantiene con l'età» spiega il professor Roberto Perricone, direttore di Reumatologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. E la causa è negli ormoni: «Quelli femminili hanno grande capacità di stimolare il sistema immunitario». Una forza che può diventare uno svantaggio: «Quando il sistema sbaglia direzione nascono patologie autoimmuni, l'artrite reumatoide ad esempio colpisce tre donne per ogni uomo». A dimostrare l'eccezionalità del mondo femminile è quello che accade durante la gravidanza: «Il sistema immunitario della mamma viene indirizzato a tollerare il feto, una variazione fatta dal concepito stesso ed è l'unico esempio in natura: i due sistemi immunitari sono in diretto contatto, interagiscono e si armonizzano» conclude Perricone.

ASPETTATIVA DI VITA
«La donna a 65 anni ha una aspettativa di vita di 22 anni nei paesi occidentali, contro i 18 dell'uomo; con l'invecchiamento della popolazione il divario si sta assottigliando spiega il professore Giuseppe Zuccalà, geriatra del Policlinico Gemelli, docente presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore - Di contro però gli anni di vita in più (in totale, quasi 15 dei 22 anni attesi) sono con disabilità, visto che con la menopausa si interrompe la produzione di ormoni e quindi emergono patologie come l'osteoporosi e la demenza. Incide anche l'abitudine al fumo: negli uomini in Occidente è fortemente in calo, nell'universo femminile purtroppo prosegue». Ma come può la donna difendersi durante la Terza Età? «Massa ed efficienza del muscolo aggiunge - sono fondamentali per la prevenzione alla disabilità che è possibile con una corretta alimentazione, che preveda un adeguato contributo di proteine, e con l' esercizio fisico».

In Inghilterra c'è un ampio dibattito sulla tutela di pazienti donne le cui sofferenze sono state considerate «problemi collegati alla menopausa» o ancor peggio «psicologici». Si tratta delle vittime di farmaci (Primodos, Valproato di sodio) e di alcune pratiche (l'installazione di maglie pelviche contro il prolasso dell'utero). Due anni fa, è stata creata la commissione d'inchiesta diretta dalla baronessa Julia Cumberlege arrivata a conclusioni sconcertanti: i funzionari dell'epoca non presero in considerazione le sofferenze di quelle donne. Per questo, la relazione propone nuove linee guida nel settore sanitario, tra cui la nomina di un commissario per la sicurezza dei pazienti e una revisione dell'Agenzia di regolamentazione per i medicinal

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