Dalle aste al ministero, il lavoro sotto traccia per Villa Buonaccorsi. Il presidente Acquaroli: «L’incontro con il Comune, poi la richiesta ufficiale a Roma»

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Maria Teresa Bianciardi
Villa Buonaccorsi a Potenza Picena

ANCONA - Anche Vittorio Sgarbi - che sul Corriere Adriatico aveva lanciato un accorato appello - ha sbandierato ieri tutta la sua soddisfazione per il futuro di Villa Buonaccorsi: «Con l’impegno della Regione e del presidente Acquaroli e con l’attenzione del ministero diventerà patrimonio pubblico. Si tratta di un importante documento di una storia che non può essere lasciata all’uso di privati senza controllo e adesso ci deve essere un dialogo perfetto tra gli attori di questa straordinaria impresa».

 

 
La ricostruzione
Il critico d’arte ha chiuso così il cerchio attorno a una vicenda iniziata nel marzo 2019, con la sentenza del fallimento della società che tredici anni prima aveva acquistato lo splendido complesso settecentesco di Potenza Picena e ne ha aperto un altro, il più importante: quello sul futuro della struttura con i suoi giardini gioiello, adesso che il ministero per i Beni culturali ha deciso di esercitare il diritto di prelazione sull’acquisto della villa. Al centro della vicenda, invece, ci sono due aste andate deserte - nell’estate 2020 e lo scorso 16 febbraio - che hanno fatto abbassare di due milioni di euro il prezzo di partenza fissato a 4,85 milioni. E infine la svolta decisiva, arrivata con la terza asta di luglio, quando il complesso monumentale è stato aggiudicato ad una società immobiliare di Roma per 2 milioni 230mila euro, cifra minima per parteciparvi. 


La storia recente
Quello che è accaduto dopo l’ha raccontato il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli, sindaco di Potenza Picena per quattro anni prima di approdare in Parlamento e lasciare la poltrona alla sua vice Noemi Tartabini. «L’articolo 60 del Decreto legislativo 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) pone in capo al ministero la priorità, su tutti gli altri enti, di poter esercitare il diritto di prelazione - o la rinuncia a favore della Regione o del Comune - su Villa Bonaccorsi. Così la scorsa settimana si è tenuta una riunione tra Regione e Comune di Potenza Picena, alla presenza dei tecnici regionali e comunali, il sindaco Tartabini e il vicesindaco Casciotti, proprio sull’esercizio di questo diritto». Una strada che fino a quel momento non era mai stata presa in considerazione, un percorso sotto traccia della Regione, nonostante le numerose iniziative a livello locale in cui ci si affannava a delineare il destino dell’immobile, residenza di campagna dell’omonima nobile famiglia. Il pressing, soprattutto di Pd (con il senatore Morgoni) e M5S, riguardava la prelazione che avrebbero potuto portare avanti Comune e Regione, mentre negli uffici di palazzo Raffaello si lavorava per un’intesa con il ministero.


La decisione
Un’intesa arrivata proprio due giorni fa. «A seguito di quell’incontro - ha spiegato Acquaroli - ho cercato il ministro Franceschini e il sottosegretario Borgonzoni per comprendere l’eventuale interesse del ministero. Nel tardo pomeriggio di martedì il ministro mi ha chiamato e, dopo una interlocuzione per le vie brevi avvenuta mercoledì mattina tra le rispettive strutture tecniche, si è definito l’orientamento che mi ha riferito il dottor Orsetti, dirigente regionale incaricato di seguire la vicenda. Al termine di tutte le procedure per l’aggiudicazione del bene, sarà il ministero ad esercitare il diritto alla prelazione su Villa Buonaccorsi. Successivamente si stipulerà una convenzione per la valorizzazione e gestione e la somma che la Regione intendeva destinare alla prelazione sarà da subito messa a disposizione per i primi interventi necessari». E se Sgarbi ha stimolato l’intervento della Soprintendenza «sollecitato dall’amico Mario (Morgoni, ndr)», è stato direttamente il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni (Lega) ad occuparsi delle verifiche necessarie, dopo l’interessamento al caso del governatore e dell’assessore regionale Giorgia Latini. Ma da qualsiasi parte si guardi questa vicenda, ora conta il risultato finale: per le Marche è una vittoria importante che salvaguardia un bene storico di straordinaria bellezza.

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