Giacomo Bugaro: «Vi racconto il mio amico Vincenzo, che presto comanderà il porto»

Venerdì 17 Dicembre 2021 di Maria Cristina Benedetti
Giacomo Bugaro, amministratore delegato dell Imesa e consigliere di Francesco Acquaroli per la pianificazione regionale

ANCONA - Più emozionale che tecnico. Con un titolo secco, poche esitazioni: «Vi racconto il mio amico Vincenzo, presto comanderà il porto». Giacomo Bugaro, amministratore delegato dell’azienda di famiglia, l’Imesa, e consigliere del governatore Francesco Acquaroli per la pianificazione regionale , si lascia andare a un moto liberatorio: «Finalmente». Il Vincenzo in questione è Garofalo, l’ingegnere messinese chiamato a governare l’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Centrale. 

 


C’è la firma del ministro Giovannini. Reazione a caldo? 
«Sono molto contento per Ancona, per la sua portualità, per tutta l’economia locale, perché arriva una persona che ha le due caratteristiche essenziali per ricoprire un ruolo pubblico, di responsabilità».


Non ci lasci sulle spine.
«Perbene e competente». 


Non le manca certo la sintesi. Si allarghi un po’ nella narrazione. 
«Mi sono sentito di presentarlo al presidente Francesco Acquaroli che ha avuto la lungimiranza di capire il peso di questa segnalazione e la capacità di fare un grande lavoro di mediazione, creando un largo consenso».


Ha centrato l’obiettivo che in tanti hanno mancato. 
«Era facile sponsorizzare un personaggio che ha un curriculum che parla da solo. Comunque, ripeto, è stata compiuta una straordinaria opera di tessitura. Vanno riconosciuti anche il valore del governatore abruzzese Marco Marsilio e la responsabilità del Pd, che ha compreso l’urgenza del momento».


Onore al merito. Ma il suo amico ora si troverà a dover colmare un anno di vuoto di potere al porto. Missione non facile. 
«Mi sono confrontato, di recente, con il presidente dell’Autorità portuale di Ravenna che ha appena catturato 300 milioni di euro del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza per rilanciare l’economia post-Covid. Ancona, nello stesso periodo, è stata immobile, senza slancio. L’ammiraglio Giovanni Pettorino, da commissario straordinario qual è, ha potuto garantire solo l’ordinaria amministrazione. Niente di più. E c’è pure l’aggravante».


Quale? 
«Stiamo vivendo un momento eccezionale, per la pandemia, ma anche per la montagna di denaro che deve o dovrebbe arrivare. Bisogna sbrigarsi». 


Un imperativo.
«Assoluto».


Insisto, dalla sua prospettiva privilegiata e ravvicinata, ritiene che il nuovo presidente abbia i numeri per recuperare il tempo perduto? 
«È stato tante cose: deputato, consigliere ministeriale, vicepresidente di Assoporti, presidente del porto di Messina. È un profondo conoscitore dell’intermodalità. Ha una vastissima rete di relazioni, strumento essenziale per sanare questo vuoto».


Soprattutto amico? 
«Sì, innanzitutto. Il nostro è un legame che viene da lontano. Dura da vent’anni».


Le coordinate del cuore?
«Roma, in occasione delle riunioni di Forza Italia, poi del Pdl. Abbiamo fatto un’esperienza insieme anche in Ncd. Opportunità che ci hanno avvicinato umanamente».


Ancona secondo Vincenzo? 
«Un amore a prima vista. Mi racconta sempre del suo primo risveglio in un albergo dorico con il sole che sorgeva dal mare e del tramonto, a fine giornata, con il sole che calava nell’Adriatico. Un’unicità che l’ha sedotto, subito. Ogni tanto faccio delle foto per spedirgliele. Se le aspetta».


Tra un po’ non sarà più necessario.
«Esatto e potremo anche frequentarci di più». 


Qualche anticipazione? 
«Non gli ho mai chiesto niente. Ho il rispetto dei ruoli ma so che per il porto, la prima industria della regione per dato aggregato e per occupazione, ha un progetto preciso e che si è confrontato sia con il ministro sia con Acquaroli. Ha già studiato la pratica». 


Torniamo sul personale, le ha già detto dove vorrà vivere ad Ancona?
«No, ma mi ha confessato che ha la valigia pronta». 


Magari ha un amico che può suggerirgli la casa ideale? 
«Sì, vista porto. Così lo potrà controllare sempre». 

 

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