Il virologo Clementi: «I sanitari no-vax? Sono persone non corrette. Chi non vuole vaccinarsi rischia grosso con le varianti»

Mercoledì 23 Giugno 2021 di Martina Marinangeli
Il professor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di virologia del San Raffaele

ANCONA - Professor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele, nelle Marche c’è ancora una porzione della fascia over 60 che è rimasta fuori da ogni canale di prenotazione della campagna vaccinale. Parliamo di circa 59mila soggetti: che rischi si corrono? 
«È una percentuale in linea con la maggior parte delle regioni italiane. Si tratta di persone non raggiunte dalla comunicazione sulla campagna vaccinale oppure di veri e propri reticenti al vaccino. In ogni caso, sono persone da convincere in qualche modo perché fanno parte di quella fascia di età che più rischia dal punto di vista clinico. È fondamentale che vengano arruolati nella vaccinazione».

 
Cosa si può fare per convincerli?
«Mi sono reso conto che, nella maggior parte dei casi, se chi ha dubbi trova qualcuno con cui confrontarsi, poi si convince. Non sono no vax ideologici: in molti casi è semplicemente arrivata una comunicazione un po’ distorta».


Sulla comunicazione, qualche falla c’è stata indubbiamente. Pensiamo, per esempio, ai ripetuti cambi di passo su Astrazeneca: questo può aver influito?
«Sicuramente. All’inizio, le perplessità si concentravano sui vaccini a mRna, che erano una novità. Poi però c’è stata una spiegazione adeguata su cosa fossero e come lavorassero, e dunque i dubbi che c’erano, sono rientrati. Su AstraZeneca e Johnson&Johnson invece, sono iniziate a circolare le notizie sui casi di trombosi, ma parliamo di un caso – non necessariamente grave – ogni milione di vaccinazioni».


Gli stop & go su Astrazeneca hanno scoraggiato anche i giovani.
«Esatto. Così si rischia di allontanare le persone dalla vaccinazione. È fondamentale che si vaccinino anche i giovani perché sono un amplificatore importate dell’epidemia. Nel momento in cui si riapriranno le scuole, è importante che siano immunizzati anche loro».


Se tra gli over 60, la percentuale dei non vaccinati è tutto sommato contenuta, la fascia 40-59 anni è quella che ha fatto registrare più defezioni: come mai?
«È vero. Probabilmente non hanno compreso bene l’importanza del vaccino ed il fatto che il rischio di infettarsi e, conseguentemente, di ammalarsi, è elevato se non riusciamo a vaccinare tra il 70 e l’80% della popolazione. In più, c’è la questione delle varianti».


Che rischi si corrono in questo senso?
«Questo virus si manifesta con varianti successive, che diventano prevalenti rispetto a quelle che le hanno precedute. Ciò vuol dire che i non vaccinati rischiano di più l’infezione. Come si è visto con la variante Delta in Inghilterra: chi si è infettato non aveva ricevuto nessun siero o solo la prima dose. È la dimostrazione che non solo la vaccinazione va fatta, ma va fatto il ciclo completo. Per fortuna, nessuna delle varianti si è mostrata completamente refrattaria al vaccino».


Se il virus continua a circolare e, quindi, a generare varianti sempre più efficienti, rischiamo una mutazione che non risponda affatto al vaccino?
«Secondo me, no. Intanto perché il virus non può mutare in maniera indefinita, avendo strutture che non può cambiare se vuole continuare ad infettare. A mio avviso, oltre un certo limite, il virus troverà degli ostacoli alla modifica e non ci sarà la variante che sfugge a tutti vaccini. Ma se, nella peggiore delle ipotesi, dovesse verificarsi questo scenario, la tecnologia del mRna consente in poco tempo di progettare un vaccino ad hoc».


Una questione che si pone anche per l’eventuale terza dose.
«Io mi sono vaccinato a gennaio: se la copertura dura un anno, a gennaio 2022 avrò probabilmente la necessità di una terza dose, qualora il virus continuasse a circolare. Ma che vaccino usare: quello già usato – nel mio caso Pfizer - o uno tarato sulla variante che sta circolando in quel momento? La mia speranza è che non serva affatto, ma presumo che una coda del contagio ci sarà».


Nel gruppo dei non vaccinati, ci sono anche 1181 tra medici, infermieri e personale sanitario in genere nelle Marche: cosa ne pensa?
«È una cosa non corretta: chi ha responsabilità cliniche, e dunque viene a contatto con persone che hanno bisogno di assistenza, è davvero negativo che non sia vaccinato. Il diritto costituzionale di rifiutare la somministrazione vale per chi fa un lavoro che non lo porta ad assistere altre persone. Diverso per chi, invece, si occupa di sanità».

 

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