Farmacie: oltre 220 adesioni, 100 centri sono già attivi. Già iniettate 3.300 dosi. ​«Fino ai primi di agosto avanti con i vaccini»

Venerdì 16 Luglio 2021 di Massimiliano Viti
Marco Meconi

ANCONA - La presenza capillare dei farmacisti e il loro rapporto di fiducia con i cittadini sono i due elementi che stanno determinando il successo della campagna di vaccinazione nelle farmacie. Sono 220 quelle che hanno aderito al servizio nelle Marche, un centinaio quelle attive fino ad oggi e che dal 24 giugno hanno somministrato circa 3.300 dosi di vaccino (Pfizer per gli under 60 e Johnson & Johnson per gli over 60).

Le Marche sono state la seconda regione d’Italia dopo il Lazio a partire con le vaccinazioni all’interno delle farmacie. 

 

 
La fase di esordio

Superata la fase di esordio, dove bisognava oliare il meccanismo di gestione burocratica, preparazione del siero e del resto «tutto è filato liscio, considerando che il farmacista riveste il ruolo di impiegato amministrativo, infermiere e medico» conferma Marco Meconi, vice presidente di Federfarma Marche e responsabile regionale delle farmacie rurali, che aggiunge: «Le richieste si mantengono ancora molto elevate. Credo continueremo con questo ritmo fino alla prima settimana di agosto, poi ci saranno i richiami per la seconda dose per poi proseguire a settembre con chi ha preferito saltare la prima vaccinazione in agosto in concomitanza con le ferie». Le richieste di vaccinazione arrivano anche da pazienti residenti in altre regioni ma che possiedono la seconda casa nelle Marche e che quindi si trasferiscono nella nostra regione anche per 3-4 mesi. «Per ora ci è vietato esaudire le numerose richieste che ci arrivano» conferma Meconi.


L’accelerazione
Ma oltre ad accelerare la campagna vaccinale, l’iniziativa ha il suo punto forte negli oltre 450 cittadini over 60 vaccinati fino adesso. Persone che per qualche motivo non avevano ricevuto la prima dose del siero e che le farmacie hanno recuperato, ottemperando ad una precisa richiesta da parte della Regione Marche. Il rapporto personale e di fiducia tra loro e il farmacista/medico di riferimento, in molti casi, è stato determinante. 


La conoscenza personale
«Spesso conosciamo personalmente il paziente, la sua storia clinica, le eventuali patologie di cui soffre e siamo in grado di consigliarlo. Il contatto diretto aiuta molto. La fiducia fa il resto» afferma Meconi che prosegue: «Un rapporto diretto che ci è utile perché quando il cliente torna in farmacia ci offre un feedback sulle sue condizioni post vaccino». L’altro fattore incisivo è la vicinanza delle farmacie rispetto ai punti vaccinali. La distanza tra la dimora dell’anziano e l’hub vaccinale più vicino nonché il tempo che occorre per eseguire la vaccinazione rappresentano spesso degli ostacoli. Pensiamo ad esempio ad un anziano che vive solo e che deve essere accompagnato da un familiare residente in un altro paese nemmeno molto vicino. E che devono recarsi in un terzo comune che ospita l’hub. La farmacia abbatte questi ostacoli facilitando l’accesso dell’anziano al vaccino. 


La flessibilità 
«A questo aggiungiamo anche la flessibilità dell’appuntamento che offriamo. Tutto ciò rende più comoda e accessibile la vaccinazione in farmacia» osserva Meconi che sottolinea come questo periodo sia da considerare come una sperimentazione in vista della chiusura dei punti vaccinali annunciata dal Governo e che potrebbe concretizzarsi in autunno. Saranno i presidi sanitari territoriali come medici di famiglia e farmacisti i protagonisti della vaccinazione. La gestione personalizzata offerta dalla farmacia è l’aspetto vincente, capace di superare i timori e le preoccupazioni dei cittadini, in particolare di quelli mal disposti al vaccino e che, senza la farmacia, molto probabilmente, non si sarebbero mai vaccinati.

Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 15:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA