La vita sotto Urbino nei segni della storia. Ecco cosa sta esplorando il gruppo speleologico della città ducale

Sabato 29 Gennaio 2022 di Véronique Angeletti
L'esplorazione nella miniera di San Lorenzo in Zolfinelli ad Urbino

URBINO - Urbino è una città bellissima “sopra” ma altrettanto meravigliosa “sotto”. In superficie è la maestosa perla del Rinascimento patrimonio dell’Unesco e, nel sottosuolo, regala uno spaccato sulla storia della capacità progettuale e tecnologica dell’uomo nel corso dei secoli. Testimonianze su cui indaga il Gruppo Speleologico urbinate dal 1999, scavando nella memoria collettiva ma anche negli archivi di Stato di Urbino.

 

Le cavità artificiali
È così che gli speleologi sono riusciti a mappare e rendere di dominio pubblico alcune cavità artificiali dimenticate. Hanno, ad esempio, esplorato pozzi, cunicoli, condotte della rete acquedottistica facendo emergere l’ingegneria di una struttura risalente all’epoca romana che abbracciava una Urbino molto più vasta di quella attuale. Come sono riusciti ad ispezionare le gallerie costruite per la linea subappenninica ferroviaria che collegava Fabriano con la Città Ducale passando per Pergola e Cagli. Linea in gran parte distrutta dai bombardieri americani e tedeschi durante la ritirata. È proprio per merito degli “Indiana Jones” urbinati se oggi si conosce in dettaglio la galleria del Sighet costruita negli anni 20, che conteneva il deposito della Regia Aeronautica o ancora la “Grotta dei Baburill” sfruttata come rifugio lungo la linea gotica.


L’attività mineraria
Da qualche anno, il gruppo si è concentrato sull’attività mineraria estrattiva di rame e zolfo che ha caratterizzato l’economia del Montefeltro. Indagando sulla corsa al rame gli speleologi Indiana Jones, nella Valle del Candigliano, hanno ritrovato una miniera che risale alla fine dell’Ottocento lungo il fosso della Baiona ad Acqualagna ed un’altra, antichissima, sulle pendici del Monte Montiego vicino al borgo abitato di Piobbico, che serviva per coniare le monete per conto dei Duchi di Urbino. Ma è sulla corsa allo zolfo che gli urbinati stanno svolgendo un lavoro che potrebbe far nascere a San Lorenzo in Zolfinelli un polo di archeologia industriale come quello di Cabernardi di Sassoferrato nell’anconetano. Ambedue appartengono al Parco dello Zolfo delle Marche e dell’Emilia-Romagna. Il gruppo ha individuato e riaperto la discenderia di Ca’ Pietro, esplorato il Pozzo Donegani profondo 310 metri, riaperto gallerie a 45 metri di profondità, 86 anni dopo la chiusura della miniera dalla Montecatini. L’ultima picconata risale al 1936.
«Siamo partiti – riepiloga Enrico Mariasacchi del Gs urbinate - dai tre pozzi. Prendendo le vecchie mappe e georeferenziandole abbiamo rielaborato e ricostruito il sito. Un lavoro per il quale è stato fondamentale il contributo dei colleghi romagnoli. Da qui siamo stati in grado di individuare le discenderie usate dai minatori. Poi siamo passati all’esplorazione grazie a nuovi strumenti per le video ispezioni. Nei prossimi mesi il nostro gruppo, che coinvolge nell’indagine non meno di 50 speleologi, farà i sopralluoghi su un’altra discenderia dall’ingresso franato che intercetta altri livelli estrattivi». (Foto e video su www.gsurbinospeleo.it).

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