Ferrovie in panne. Ma l’alta velocità che fine ha fatto? Baldelli: «Serve l’arretramento di tutto il tratto marchigiano». E trova l'appoggio degli ingegneri

Ferrovie in panne. Ma l’alta velocità che fine ha fatto? Baldelli: «Serve l’arretramento di tutto il tratto marchigiano». E trova l'appoggio degli ingegneri
di Maria Cristina Benedetti
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Venerdì 1 Aprile 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 15:02

ANCONA - Al motto di «servono infrastrutture per essere competitivi», l’Ordine degli Ingegneri di Ancona lo va sostenendo da tempo: arretramento e alta velocità sulla dorsale ferroviaria adriatica. Un doppio passaggio - è la convinzione che muove il proclama - indispensabile e necessario per lo sviluppo dell’economia delle Marche, per l’ambiente e per la valorizzazione della costa. Un’ipotesi tuttavia che ora pare messa all’angolo dalla decisione del ministero delle Infrastrutture di investire 5 miliardi di euro nel potenziamento e nella velocizzazione, a 200 chilometri orari, della strada ferrata che corre lungo il versante est.

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La logica da assecondare è quella delle reti transeuropee, con il Corridoio Adriatico che si prepara a diventare un riferimento nazionale per il trasporto merci su rotaia. Tradotto in cifre: 176 potenziali treni merci lungo la tratta ogni giorno. Uno ogni 8-9 minuti. La nuova rotta, indicata dall’Unione europea, scuote gli animi dei sindaci dei comuni che s’affacciano sulla costa percorsa dai binari. Il loro timore è che vengano travolte economia e bellezza del territorio. Compatti, sono saliti a Palazzo per invocare: arretramento. 


 

Gli interessi 
Al loro fianco subito si schiera Francesco Baldelli. «È necessario che il ministero riveda la sua visione andando incontro all’interesse nazionale del trasporto ferroviario, in un ottica di sostenibilità, ma al tempo stesso tenendo conto degli interessi di sviluppo delle regioni, che non possono essere sacrificati, ma devono coincidere con quelli nazionali». L’assessore regionale alle Infrastrutture va diretto: «Progettare l’arretramento della ferrovia Adriatica in tutto il tratto marchigiano». Ricorda: «Mercoledì abbiamo incontrato i primi cittadini interessati dalla dorsale ferroviaria Adriatica ai quali abbiamo rappresentato le intenzioni del ministero che, tendenzialmente, arrecano un pregiudizio a tutte le nostre città costiere, caratterizzate da una attrattività dal punto di vista turistico, con conseguenze negative che, a cascata, coinvolgono tutta la nostra regione». Un pregiudizio, insiste Baldelli, «rappresentato dal fatto che, a regime, gli interventi previsti dal ministero con Rete Ferroviaria Italiana, scaricheranno sulla rete, secondo quanto indicato negli elaborati, sino a 176 treni merci al giorno, in partenza o con destinazione verso i porti di Gioia Tauro e Taranto». L’assessore non indietreggia, tutt’altro: «Arretramento di tutta la tratta ferroviaria regionale che corre lungo la dorsale».


La bocciatura
No ai binari indietro tutta. L’ipotesi era stata bocciata, lo scorso gennaio, dal senatore dei 5 Stelle Mauro Coltorti, presidente della commissione Trasporti al Senato: «Ha le caratteristiche di una gigantesca incompiuta dal costo di 50 miliardi. Pensiamo a opere fattibili». Elencava i punti di caduta: «I costi esorbitanti e gli immani problemi logistici dovuti allo spostamento delle stazioni lontano dai centri storici attuali». L’onorevole pentastellato bacchettava la Regione: «I soldi non piovono dal cielo. Gli amministratori superino le logiche campanilistiche e diano priorità a quelle più urgenti». Poco importa che il valore strategico di quella infrastruttura fosse stato recepito dai presidenti di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia con la sottoscrizione di un protocollo d’ intesa. Un atto che impegnava le Regioni a sollecitare gli organismi di governo a concretizzarne la realizzazione. L’Ordine degli Ingegneri di Ancona, tra le righe di un documento, ritenta: «Riteniamo che sia giunto il momento di superare le timidezze che nei passati decenni hanno caratterizzato l’azione della nostra Regione e sia finalmente arrivato il tempo di predisporre i progetti di fattibilità per non farsi trovare impreparati nel momento in cui l’Europa metterà a disposizione gli ingenti finanziamenti per lo sviluppo delle reti ferroviarie». Sempre al motto di «servono infrastrutture per essere competitivi».


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