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Terremoto, sono più di 1600 le opere
recuperate dagli "Angeli dell'arte"

Terremoto, sono più di 1600 le opere recuperate dagli "Angeli dell'arte"
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Lunedì 6 Febbraio 2017, 18:09
ANCONA - Sono 1.632 le opere d'arte recuperate nelle zone terremotate del Maceratese, Piceno, Fermano e Reatino dai volontari del gruppo di protezione civile specializzato nel recupero dei beni culturali di Legambiente Marche.

Dallo scorso novembre, quando sono cominciati i recuperi, circa 252 «angeli dell'arte» hanno lavorato per un totale di oltre 2000 ore, mettendo in sicurezza, spolverando, imballando e catalogando tele, quadri, statue e una vasta gamma di tipologie di beni a Sarnano, Visso, Caldarola, San Ginesio, Gualdo, Ussita, Mogliano, Matelica, Castelsantangelo sul Nera (Macerata), Ascoli Piceno, Falerone (Fermo), Posta (Rieti). Il loro numero è salito a circa 500: a quelli già formati in precedenza, si sono aggiunti i 170 partecipanti della prima giornata di corso, tenutasi lo scorso novembre, e gli oltre 200 che hanno preso parte al corso «Il recupero e la messa in sicurezza dei beni culturali. Le attività del volontariato specializzato» ieri a Camerino. Rimozione dal luogo non più idoneo, primissimo intervento di restauro per tamponare eventuali danni, schedatura del bene, catalogazione corredata da foto, imballaggio e trasporto sono i passaggi della catena del recupero delle opere d'arte spiegati nel corso anche con dimostrazioni pratiche. Ma il lavoro di Legambiente Marche non si è limitato a questo: a dicembre, in occasione della visita della Commissione Ambiente guidata da Ermete Realacci, l'associazione ha presentato «Oltre il Sisma», proposta per una gestione innovativa e una valorizzazione in loco delle opere d'arte delle zone colpite. «Abbiamo una Ferrari e la teniamo parcheggiata in garage - commentano Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche, e Antonella Nonnis, coordinatrice del gruppo di protezione civile beni culturali -. Da dicembre i volontari sono fermi e troppe opere d'arte sono ancora sotto le macerie e la neve. Nonostante questo, si sta già pensando all'organizzazione di mostre, addirittura fuori dalle Marche, invece di concentrarsi e accelerare i tempi sul recupero. Non riusciremo a parlare di turismo e di futuro dell'Appennino se non portiamo a termine le operazioni di recupero dei beni e, a maggior ragione, se portiamo via le opere dai territori colpiti».
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