Da Dj Fabo a Max Fanelli e dopo Mario c’è Antonio, un altro caso: «Aspetta risposte da un anno»

Mercoledì 24 Novembre 2021
Da Dj Fabo a Max Fanelli e dopo Mario c’è Antonio, un altro caso: «Aspetta risposte da un anno»

ANCONA - La sentenza della Corte costituzionale Cappato/Dj Fabo - che nel 2019 ha ritenuto non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di pazienti in gravissime condizioni - ha aperto la strada verso la legalizzazione del suicidio medicalmente assistito, ma fino ad oggi nessuno ha potuto beneficiarne. Mario è andato avanti seguendo la strada legale e, come lui, sta facendo Antonio: tetraplegico da 8 anni dopo un incidente stradale, dalle Marche sta percorrendo tutti i passi che servono per arrivare a mettere fine alla sua vita di sofferenze.

 

 

Il suo caso è stato reso noto a ottobre da parte dell’associazione Luca Coscioni, che assiste lui e Mario. Per Antonio era stata annunciata «una lettera di messa in mora con diffida ad adempiere al ministro della Salute Roberto Speranza e alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, mettendo a conoscenza anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi». Ma tre anni prima della sentenza per il caso di dj Fabo - che ha deciso di mettere fine alla sua vita in Svizzera accompagnato da Marco Cappato - , a Senigallia è morto Max Fanelli malato di Sla e protagonista di una grande battaglia per la legge sul fine vita. «Se vuoi decidere della mia vita, allora prenditi pure la mia malattia» la frase contenuta in un suo post che è diventato virale e che ha acceso le luci sulla sua drammatica storia: politica, parlamentari, artisti e associazioni si sono uniti al movimento #iostoconmax, ma il senigalliese è morto in ospedale per l’aggravarsi delle condizioni e senza vedere incardinata una legge promessa e mai mantenuta. E nel 2013 aveva fatto ricorso al suicidio assistito, in Svizzera, l’ex assessore del Comune di Jesi Daniela Cesarini, di Rifondazione comunista, che per andarsene aveva scelto la data emblematica del 25 aprile. Il ricordo di Daniela a Jesi e tra i compagni è indelebile, come la frase che scelse per salutare i suoi cari citando Francesco Guccini: «Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare ma non raccontare a me cos’è la libertà».
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