Spray al peperoncino: la star suo malgrado

Sabato 7 Dicembre 2019 di Gianluca Murgia
Spray al peperoncino: la star suo malgrado

«Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia. Adesso vedo che è una commedia». Se lo spray al peperoncino si potesse sdraiare sul lettino dello psicanalista, probabilmente parlerebbe come Arthur Fleck, l’ultimo cinematografico Joker. Racconterebbe del suo bipolarismo indotto dalla follia altrui, di come sia passato negli ultimi periodi da strumento di difesa personale ad arma di massa strumentalizzata. L’analista prenderebbe appunti: «Il paziente si trova ora sia nelle borsette delle donne sia nelle tasche degli adolescenti». 
Nell’ultimo black friday alcuni siti internet lo vendevano scontato del 25%, manco fosse una piastra per capelli: l’uso mainstream dello spray urticante, negli ultimi 12 mesi di furioso dibattito politico e non, ha stoppato alcune centinaia di aggressioni in tutta Italia (la cantante Emma Marrone ha confessato di portarlo sempre con sé) ma ha anche azionato tra i post millennials una ripetitiva escalation di folli crimini e vandalismi tra discoteche, concerti, scuole, fast food e pure condomini, come accaduto a Genova («Volevo vedere l’effetto che fa» ha ammesso l’autore). L’anno scorso, con la ferita di Corinaldo aperta, una cieca corsa all’emulazione-possesione ne ha incrementato le vendite del 300%. Per questo l’Associazione nazionale funzionari di polizia ha suggerito più volte «il divieto di vendita ai minori di 18 anni, solo in esercizi autorizzati e con numero identificativo su ogni bomboletta per l’abbinamento con l’acquirente». 
L’analista, a questo punto, annoterebbe a piè di pagina che lo spray era nato «per difendere i postini tedeschi dai cani e, nel 2013, c’era chi nell’Italia montana lo voleva come dotazione anti-orso». Secondo un’inchiesta di skuola.net, su 6.500 studenti, il 40% l’ha invece usato per fare uno scherzo. E nell’ultimo anno si sono calcolati almeno 20 “scherzi” nebulizzati, con annessi panico e feriti, nelle scuole italiane. I dati di Defence Systems - società che produce spray per carabinieri, polizia e vigili di 1.000 Comuni - definiscono il perimetro: in Italia si acquistano 50/60mila spray urticanti all’anno. Molto meno rispetto ai 6 milioni della Germania o ai 4,5 dei francesi. Ad Hong Kong il possesso è punibile col carcere mentre In Olanda e Gran Bretagna è un’arma riservata solo alla polizia. 
Digitate “spray al peperoncino” su YouTube e inquadrerete il distorto fenomeno italico: con 714mila visualizzazioni, 29mila like e 900 commenti spicca il video del rapper Salmo, in cui blocca il suo concerto di Lignano, infama chi ha appena spruzzato l’Oc (Oleoresin Capsicum) e, dopo aver soccorso una parte di pubblico, riprende a suonare lanciando uno spot positivo («Non l’avrete mai vinta») mentre il mercato, con Fabrizio Corona testimonial, commercializza oggi urticanti celati in penna (costo 15 euro) e portachiavi (50 euro). Capitolo a parte meritano le chiacchierate pistole al peperoncino: ergonomia da utilizzo istantaneo e deterrente psicologico ma secondo alcune parti politiche istigherebbe all’uso di vere armi. C’è chi sul tema ha brevettato una soluzione 2.0: si chiama Safe ed è stata presentata lo scorso 23 novembre a Napoli dall’ingegnere Oliver Tahir. È uno spray grande come un accendino ma con puntatore laser, led e videocamera in Hd connessa a una centrale operativa. Chi lo usa e lo riceve avrà sempre un volto e di conseguenza una responsabilità chiara. 
Al momento l’unica certezza resta il decreto ministeriale del 9 gennaio 2012 che ha liberalizzato l’acquisto dello spray in armerie, farmacie, supermarket e online. L’unico obbligo: avere più di 16 anni. L’avvocato pesarese Eleonora Nocito, criminologa esperta in cyberbullismo e violenza di genere, spiega: «Mi lascia perplessa vederlo acquistato online con estrema facilità. A volte accade che gli acquirenti più giovani siano totalmente inconsapevoli degli effetti che potrebbero derivare da un impiego improprio, ancorché solo negligente, e delle relative responsabilità. Appare evidente che la superficialità e l’emulazione tipica della fase adolescenziale possano innalzare in modo significativo le probabilità di un uso letteralmente sconsiderato, anche nei casi di buona fede. Ai genitori che comprano gli spray antiaggressione per i loro figli minori voglio dire: non sono giocattoli, l’utilizzo deve essere strettamente legato alla legittima difesa, l’uso distorto potrebbe determinare un’incriminazione per getto pericoloso di cose e lesioni personali».

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