Giacomo: «Mi hanno scippato la catenina mentre salvavo vite»

Sabato 7 Dicembre 2019 di Lorenzo Sconocchini
Giacomo: «Mi hanno scippato la catenina mentre salvavo vite»

ANCONA Giacomo stringeva quella mano. «La prima che sono riuscito ad afferrare, ne spuntavano decine dal groviglio di corpi sotto la rampa dell’uscita numero 3...». Giacomo tirava e tirava. «Ma non riuscivo a liberare quella ragazza che stava soffocando, chissà che fine ha fatto». E mentre lui cercava di salvare una vita in bilico, da dietro uno della banda della Bassa Modenese gli strappava la catenina d’oro che lo zio Giuseppe, padrino al battesimo, gli aveva regalato. Se serve una storia, per mettere a confronto il coraggio e la vigliaccheria, quella di Giacomo Tacconi, 19 anni appena compiuti, è davvero esemplare. «Quando ho capito che mi avevano scippato proprio mentre cercavo di soccorrere ragazzini che morivano sono come crollato, ho pensato “è troppo”, ero sgomento. Chissà se potevo fare di più...». Ma Giacomo ha continuato a darsi da fare, aiutando i soccorritori a trasportare verso le ambulanze i feriti, e poi dando il suo contributo alle indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Ancona. «Anche se non ho visto in faccia chi mi ha strappato la catenina e so bene che non la riavrò, penso di essere stato utile, con la mia denuncia, a fare in modo che non ci siano sconti per la banda dello spray, neanche per un singolo reato commesso». Giacomo abita ad Urbania, dopo il diploma al Linguistico si è iscritto al primo anno di Scienze politiche a Urbino. Nel fine settima lavora in un bar. La sera del 7 dicembre era partito in pullman con un compagno di scuola e due amici di Urbino. «Condividevamo la passione per Sfera Ebbasta, allora andava molto, ora un po’ meno». La sua comitiva arriva a Corinaldo poco dopo la mezzanotte. «Avevamo i biglietti in prevendita - ricorda Giacomo - quei foglietti rosa che poi ritiravano all’ingresso, li vendeva uno dei miei amici». Un po’ di coda all’ingresso, il tempo di un drink e poi Giacomo e gli altri del gruppo vengono investiti dalla nube urticante. «Eravamo entrati da dieci minuti, io ero vicino all’uscita numero 3, quella dove poi è successo il finimondo. Lo spray l’abbiamo preso proprio in pieno, devono averlo spruzzato a pochi metri da noi perché non si respirava, stavo proprio soffocando, gli occhi mi lacrimavano». Per sua fortuna, Giacomo non ha imboccato l’uscita più vicina. «Il mio amico Paolo era già stato alla Lanterna, sapeva che l’uscita laterale era più sicura, così non abbiamo seguito gli altri e ci siamo diretti lì, siamo usciti all’aperto illesi. Non ci eravamo subito resi conto della tragedia, pensavamo che dopo aver arieggiato il locale ci avrebbero fatto rientrare». Invece ecco le urla, le richieste d’aiuto. Arrivavano dall’uscita 3. «Siamo corsi lì e abbiamo visto sotto la rampa un ammasso di gente - ricorda Giacomo -. Sono arrivato vicino alle scalette, ho afferrato una mano, per provare a sollevare una ragazza». Dietro di lui, però, c’era un rapinatore in agguato. Uno sciacallo che vede la catenina e non pensa ai ragazzi che stanno morendo ma ai 2-300 euro che potrà ricavarci vendendo il monile al Compro Oro di fiducia. «Ho sentito una leggera pressione sul collo, da dietro, il tocco felpato di qualcuno che ci sapeva fare, e ho visto che la catenina non c’era più. Poco prima l’avevo al collo, ne sono certo. Mi sono voltato, non sono riuscito a vedere chi me l’ha presa. Ho dovuto mollare quella mano che stavo afferrando, non la vedevo più». Della sua comitiva, tutti sono tornati a casa salvi. «Ma potevo essere uno dei morti - dice ricordando la scelta fortunata di non imboccare l’uscita di sicurezza in fondo -. È stata un’esperienza che ci ha segnato molto. Per 2-3 mesi ho avuto paura a entrare in locali affollati, mi veniva l’ansia. Poi ho ricominciato a frequentare qualche pub dove si balla. Ma ai ragazzini e alla mamma morti soffocati, e ai loro familiari, ci penso tutti i giorni. Tra la vita e la morte è stato solo questione di fortuna».

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