Il questore Cracovia: «In 6 mesi chiusi 10 locali. Sulle regole io non tratto»

Sabato 7 Dicembre 2019 di Emanuele Coppari
Il questore Cracovia: «In 6 mesi chiusi 10 locali. Sulle regole io non tratto»

Questore Claudio Cracovia. L’8 dicembre dello scorso anno lei non aveva ancora assunto l’incarico ad Ancona. Ma quella data, quella strage, ha segnato lo spartiacque del rispetto delle regole del divertimento. Il giro di vite che ha imposto sei mesi dopo nasce da lì?
«Anche nelle mie precedenti esperienze di questore, come autorità provinciale della sicurezza a livello tecnico l’ho sempre ritenuto un settore molto delicato perché si parla di incolumità, salute e moralità pubblica».

Morire in discoteca, non si può. Lei insiste molto sul concetto: chi organizza divertimento non può improvvisare. C’è maggiore consapevolezza dei gestori dei locali? 
«Sì, c’è più consapevolezza e lo testimoniano le continue e proficue interlocuzioni in preparazione di ogni singolo evento. Chi organizza manifestazioni ne parla per tempo, presenta progetti e si trovano le soluzioni nella cornice della sicurezza. Si sta facendo un ottimo lavoro». 

Sta anche mietendo provvedimenti di sospensione di attività. Siamo arrivati a dieci locali chiusi in sei mesi. Cosa risponde a chi parla di eccessiva rigidità?
«Che sembrano alibi per cercare scorciatoie e non affrontare correttamente e costruttivamente il confronto. Quando c’è stato dialogo nessun evento è stato annullato o impedito. Abbiamo anche dato prova di flessibilità e capacità di adattare le misure di sicurezza a quelle organizzative senza incidere sulla sostanza del divertimento. Ma una cosa deve essere chiara».

Cosa?
«Sulla sicurezza della persona e l’incolumità pubblica non c’è trattativa che tenga. Si può realizzare la sicurezza contemperando le diverse esigenze, degli imprenditori da un lato e della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica dall’altro».

La Lanterna Azzurra è stata una trappola mortale per le povere vittime. A volte però il pericolo si annida all’esterno dei templi della movida: si accendono risse, si beve e si fuma. Ma si fanno controlli fuori dei locali? 
«Sfonda una porta aperta. Siamo attenti anche a quello che avviene fuori da discoteche e locali di pubblico intrattenimento. Controlliamo pubblico e avventori, facciamo servizi nelle stazioni dove i ragazzi prendono il treno per andarsi a divertire e lungo le principali strade anche con l’etilometro per evitare la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto stupefacenti. Una disattenzione, un abuso o un eccesso che dura un attimo può segnare una vita». 

È anche un problema di cultura, ma qui con lei andiamo fuori tema. O no?
«No. Se trasformiamo tutto ciò in un problema di polizia e ordine pubblico perdiamo di vista il vero nocciolo. Si sta creando una rete tra le agenzie educative più importanti, sono stati fatti passi importanti in questo senso. Noi dobbiamo controllare e arginare i possibili effetti negativi per i ragazzi, poi c’è tutto un lavoro a monte da fare con le agenzie educative». 

«Sulle regole non faccio sconti», ha tuonato sull’onda emotiva di Corinaldo. Questore, manterrà alta la soglia dei controlli e dei provvedimenti?
«Certo che garantiremo controlli nei locali, che sono solo una parte dell’attività sul territorio che facciamo ogni giorno in tutte le direzioni per conoscere tutto ciò che lì si muove e opera. Un’attività fatta di identificazioni, perquisizioni e altre attività di polizia che portano a dati e fatti sui quali si innescano i provvedimenti di natura amministrativa. Ma noi non prendiamo di mira i locali». 

Come ha vissuto la strage di Corinaldo da lontano?
«Con grande dolore. Ancora oggi quando capita di parlarne e il mio pensiero va a quella tragedia non posso che pensare alle giovani vittime, a una giovane mamma morta, a tutti i familiari che vivono ancora oggi una sofferenza che difficilmente passerà ».

Ultimo aggiornamento: 18:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA