L'inchiesta: «A giudizio immediato i sei della banda dello spray al peperoncino»

Sabato 7 Dicembre 2019 di Lorenzo Sconocchini
L'inchiesta: «A giudizio immediato i sei della banda dello spray al peperoncino»

Non sarebbe successo, se i bad boys della Bassa Modenese, i cattivi ragazzi che da più di un anno scippavano collanine nelle discoteche del Centro-nord, sospettati ora di quasi 80 raid, quella notte non avessero fiutato l’affare della Lanterna Azzurra. «A che ora arriva Sfera Ebbasta, sicuro che lo vedremo?», si premurarono di telefonare ai gestori del locale prima di imboccare l’autostrada verso la campagna di Corinaldo e entrare in un locale stipato di ragazzini che ballavano in attesa del trapper. Sette rapinatori, divisi in due batterie, pronti a dare “gas gas, gas”, come mesi dopo continuavano a vantarsi delle loro incursioni al peperoncino senza sapere di essere intercettati dai carabinieri del Reparto Operativo. Per sei di loro (uno nel frattempo è morto in un incidente) la Procura della Repubblica di Ancona ha chiesto ieri al gip il giudizio immediato - un rito alternativo che salta l’udienza preliminare - per i reati di omicidio preterintenzionale, associazione per delinquere finalizzata a furti con strappo e rapine, lesioni personali e singoli episodi di furti e rapine. La banda dello spray, composta da sei ragazzi della provincia di Modena tra i 19 e i 22 anni, è accusata di aver scatenato un anno fa la calca infernale nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo in cui morirono sei persone e circa 200 rimasero ferite. Secondo la Procura le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Ancona, con il contributo tecnico del Ris di Roma e dell’università Politecnica delle Marche, hanno fatto emergere nei confronti dei sei giovani arrestati il 2 agosto scorso (Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah) «chiari e concordanti elementi di responsabilità», tali da poter chiedere il giudizio immediato. Intanto Andrea Balugani, 65 anni, titolare di un Compro Oro a Modena, ritenuto il ricettatore della banda, lunedì ha patteggiato una pena di 4 anni e 2 mesi di reclusione e 2mila euro di multa per i reati di associazione per delinquere e ricettazione continuata, mentre escono di scena, con richiesta d’archiviazione della Procura dei minori, due ragazzini indagati della prima ora per lo spray ma estranei ai fatti. Ma non sarebbe accaduta, la strage dell’Immacolata, anche se la Lanterna non fosse stato un locale trappola. Perché quando a mezzanotte e tre quarti Ugo Di Puorto, poi incastrato da una traccia di Dna lasciata sulla bomboletta, spruzza lo spray al peperoncino, tutto poteva finire con un’evacuazione ordinata e qualche catenina strappata.
Non fosse stato che la Lanterna Azzurra era strapiena di ragazzini, almeno 1.200, mentre il locale era autorizzato per contenerne al massimo 871 e solo 459 nella sala dov’era atteso Sfera Ebbasta, numero che si riduce a 324, secondo i consulenti dei pm. E che le vie di fuga della Lanterna, in particolare l’uscita 3, dove cedettero le balaustre in metallo arrugginito e inciamparono a decine calpestandosi, erano rampe inclinate adatte per far scivolare le cassette di ortaggi verso i camioncini, come avveniva negli anni ‘50-60, non per essere utilizzate come uscite di sicurezza. Con scalini irregolari, fondo scivoloso, scarsa illuminazione. Al punto che i pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai a maggio hanno ottenuto il sequestro preventivo del locale, che non era neanche assicurato, evidenziando le «gravi carenze della struttura, che la rendono inidonea alla destinazione a locale di pubblico spettacolo». Di questo di occupa il filone d’indagine sulle responsabilità colpose, per cui la Procura ha già chiesto una proroga fino all’aprile prossimo per far emergere tutta la filiera di leggerezze, mancati controlli e sottovalutazioni dei rischi che hanno consentito prima di trasformare un fabbricato rurale, senza nemmeno variare la destinazione d’uso, poi di dare via libera al clubbing. Qui la Procura ipotizza i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni aggravate, disastro colposo e falso nei confronti di 17 indagati, tra proprietari dell’immobile, soci della Magic Srl che gestiva la Lanterna Azzurra, responsabili della sicurezza e membri della commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli, tra cui il sindaco di Corinaldo Matteo Principi. 

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