Stangata sul settore moda: ora le imprese creative devono restituire i bonus ricevuti. Altrimenti rischiano la multa

Stangata sul settore moda: ora le imprese creative devono restituire i bonus ricevuti. Altrimenti rischiano la multa
Stangata sul settore moda: ora le imprese creative devono restituire i bonus ricevuti. Altrimenti rischiano la multa
di Francesco Romi
4 Minuti di Lettura
Lunedì 5 Settembre 2022, 06:00

ANCONA - C'è un nuovo allarme all’interno del settore moda e questa volta arriva dall’interno, come se non bastassero le crisi internazionali: l’Agenzia delle Entrate, con una circolare del 26 luglio, ha rivisto i criteri di ammissibilità al credito di imposta per gli investimenti di ricerca e sviluppo, in particolare quelli legati al design e alla modelleria, che dal 2009 erano considerate tra le attività agevolate. Ora non lo sono più.

E non solo: la nuova risoluzione ha valore retroattivo e le svariate decine di aziende creative delle Marche che hanno beneficiato del credito d’imposta sono chiamate a restituirlo in via ‘non onerosa’ entro il 30 settembre. L’agevolazione era stata rivista una prima volta due anni fa: si poteva godere di un credito d’imposta del 20% delle spese sostenute fino al 31 dicembre di quest’anno ed entro il limite di 4 milioni di euro.


Il danno e la beffa


Con l’ultima manovra, poi, era arrivato un nuovo taglio: la vita del bonus si è allungata fino al 2031, il limite di spesa ammissibile è cresciuto da 4 a 5 milioni, ma la percentuale del credito d’imposta è stata ridotta dal 20% al 10%. Un dimezzamento giudicato negativamente dagli imprenditori. Ma nulla che potesse prevedere un’interpretazione diversa e molto più restrittiva rispetto a quella originale, confermata più volte nel corso degli anni. Ora, può essere un funzionario di un ente pubblico, che nel quotidiano si confronta con tasse e riscossioni, fare un controllo in un’azienda e stabilire cos’è effettivamente innovativo nella produzione? L’ultima circolare, infatti, indica i nuovi criteri che vanno considerati: “novità e significatività (e non ripetitività)” del prodotto; in sostanza, la realizzazione di nuove collezioni e campionari non sono più considerate attività di ricerca e sviluppo “nell’accezione rilevante ai fini del credito d’imposta” e questo vale anche per “le innovazioni inerenti il marketing”, perché non sarebbero elementi “a rischio di insuccesso tecnico e finanziario nell’accezione rilevante ai fini del credito d’imposta”. E ancora: perché chiedere alle direzioni regionali dell’Agenzia di attivarsi per controlli retroattivi, quanto sarebbe stato più opportuno – una volta chiariti definitivamente quali attività considerare come di ricerca e sviluppo – guardare dall’oggi in avanti?


Mise avvisato


Dunque, chi ha detratto il 100% come credito d’imposta dovrà restituire velocemente quei soldi per chiudere la vicenda in bonis, al contrario la cifra diventerà progressivamente sempre più alta se le aziende andranno incontro a controlli. Il ministro Giorgetti è stato allertato e la richiesta che parte dagli imprenditori: serve una sua circolare che superi l’interpretazione restrittiva almeno per le spese già sostenute. Le ripercussioni, in particolare (e ancora una volta) per il distretto fermano-maceratese della moda, sono evidenti: è una problematica comune a tantissimi produttori, perché ricerca e sviluppo sono attività che si svolgono nei comparti più disparati del made in Italy, dall’abbigliamento alle borse, dai cappelli fino a scarpe, accessori e tacchi.


Cellulare bollente


«Considero questa interpretazione restrittiva un clamoroso passo falso – spiega Amedeo Antinori, imprenditore fermano del cappello -: sembra che lo stato da una parte conceda dei sostegni al sistema imprenditoriale, in questo caso attraverso il Mise, e dall’altra, con l’Agenzia delle Entrate, si riprenda, anche con gli interessi, la maggior parte delle risorse che aveva messo a disposizione. Se non si vuole confermare questa agevolazione dico che va bene, sia pure a malincuore, ma modificare l’interpretazione e renderla retroattiva mi sembra una grave penalizzazione». Da Parigi, dove si trova per partecipare a una fiera di settore, Valentino Fenni risponde all’ennesima telefonata di un collega imprenditore: «Il mio cellulare scotta – dice il presidente dei calzaturieri fermani di Confindustria – e non per gli ordini che dovrebbero arrivare, ma per le lamentele. Stiamo parlando di un’agevolazione intelligente ed efficace della quale tutto il nostro manifatturiero ha bisogno. Andrebbe incentivata e non ridotta».

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