Gardoni (Coldiretti): ​«Servono nuovi invasi, intanto noi perdiamo un terzo del raccolto. È necessario migliorare la gestione delle risorse»

Mercoledì 23 Marzo 2022
Maria Letizia Gardoni

Maria Letizia Gardoni, presidente regionale Coldiretti e membro della giunta nazionale della stessa associazione: quale impatto della siccità sull’agricoltura marchigiana?
«Un impatto forte. Ad oggi stimiamo di perdere un terzo di ciò che viene coltivato. L’agricoltura è il settore economico che più di tutti gli altri subisce le conseguenze della siccità e delle temperature non in linea con le medie stagionali».

Non piove più, i dati rispetto agli anni scorsi sono da incubo. Dal Tronto all’Esino i fiumi sono a secco: emergenza totale

 
Come intervenire?
«Bisogna far fronte all’emergenza migliorando la gestione delle risorse idriche a disposizione. Parlo dell’aumento della portata e della capienza dei laghi (Cingoli, Mercatale, Gerosa); del miglioramento della gestione dei reticolati minori irrigui (20.000 chilometri); dell’ampliamento delle condutture per portare l’acqua da 60.000 ettari attuali a 80.00-100.000 ettari. Infine, lo step successivo, c’è la necessità di realizzare invasi artificiali con lo scopo di accumulare l’acqua piovana. Noi accumuliamo solo il 10% delle piogge. La Giunta Regionale ha già stanziato fondi a tale scopo dietro nostra richiesta».
Ma cosa si può fare in breve tempo?
«Un maggiore efficientamento dell’utilizzo dell’acqua. L’esempio è quello di preferire l’impianto di irrigazione a goccia rispetto a quello a pioggia per risparmiare acqua così come prediligere specie e varietà che hanno bisogno di meno acqua per crescere. Ma anche questi sono interventi che richiedono tempo, ricerca, sperimentazione. Però credo che anche altri settori dovrebbero porsi in discussione come facciamo noi».
A quali settori si riferisce?
«Ad altri comparti economici che utilizzano una grande quantità di acqua, come l’allevamento e la moda».
Oltre agli interventi macro da lei elencati, come può reagire un agricoltore oggi?
«L’agricoltore è pronto a tutto perché “lavora sotto un tetto senza coppi” ma può fare ben poco se non piove. Per perdere i raccolti cercano di recuperare l’ultima stilla di acqua piovana, soprattutto se non ha un pozzo da cui attingere, fino al razionamento dell’acqua con gli irrigatori a goccia. L’unica arma di difesa è stipulare un’assicurazione che copra per il mancato raccolto. Copertura assicurativa sempre più diffusa».
mas. vi.
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Ultimo aggiornamento: 14:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA