Mancano oltre 50 medici dell'emergenza, è allarme: chi aiuta il 118? Nelle Marche sono rimasti 138 i sanitari in prima linea

Lunedì 29 Novembre 2021 di Martina Marinangeli
Il pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Ancona

ANCONA - Una figura tanto essenziale, quanto introvabile. La cronica carenza di medici del 118 e dell’emergenza-urgenza sta diventando un problema serio, nelle Marche e non solo. Rappresentano la prima linea del fronte nel sistema di risposta sanitario e, dunque, un anello fondamentale senza il quale la catena rischia di spezzarsi. A lanciare l’allarme, già a fine estate, era stata Fabiola Fini, segretaria organizzativa e tesoriera del Sindacato Medici Italiani, che aveva parlato di «gravi carenze di personale e criticità che affliggono il sistema dell’emergenza sanitaria territoriale nelle Marche».

 

 
Il buco impressionante
Secondo il report stilato dall’Asur lo scorso ottobre, la nostra regione è sotto di 56 medici del 118 rispetto al fabbisogno: possiamo contare su una “pattuglia” di 138 unità, ma ne servirebbero 194 per far funzionare nel migliore dei modi il sistema di risposta. Un buco non trascurabile, ma difficile da sanare perché, al netto dei tetti di spesa, è diventata un’impresa trovarne in Italia. L’area vasta 1 di Pesaro, tra dipendenti strutturati, convenzionati a tempo indeterminato e convenzionati a tempo determinato, può contare su 37 medici del 118, ma lo standard ne richiederebbe 53, con un saldo negativo di 16. Dato che comprende anche il San Salvatore di Pesaro, dove ci sono quattro medici ma ne servirebbero 5,5. 


La situazione dell’Area Vasta 2
La discrepanza è evidente anche nell’area vasta 2 della provincia di Ancona – compresi gli Ospedali riuniti di Torrette e l’Inrca –, dove la dotazione si assesta sulle 44 unità, ma il fabbisogno sarebbe di 58. A questo, si aggiungono alcune situazioni specifiche, che ampliano il divario: un medico in aspettativa, uno in malattia per tre mesi, un infortunio che terrà il medico lontano dal lavoro per diverso tempo e tre gravidanze. Dunque, finché queste assenze rientreranno nel conteggio, la carenza è di 20 unità, e non di 14. Arriviamo poi all’area vasta 3 di Macerata, dove il divario è di 13,5 medici, con un fabbisogno standard di 41,5 unità ed una disponibilità pari a 28, distribuiti nelle sette strutture ospedaliere del territorio.


Qui Area vasta 4
Nell’area vasta 4, tra gli ospedali di Amandola, Fermo/Porto San Giorgio, Montegiorgio e Sant’Elpidio a Mare operano 11 medici del 118, ma ne servirebbero 22,5, mentre nell’av5, tra gli ospedali di Ascoli, Offida e San Benedetto del Tronto c’è una disponibilità di risorse umane pari a 18, a fronte di un fabbisogno standard di 19,5. A differenza del personale dipendente, il costo dei medici del 118 risulta molto variabile, persino all’interno della stessa area vasta, anche perché spesso vengono impiegati su turni lasciati scoperti, superando le 165 ore mensili previste. Nelle stime dell’Asur, il costo aggiuntivo per il passaggio alla dipendenza ammonterebbe in totale a 225mila euro. «Ribadiamo ancora una volta – il monito di Fini – che il Sistema di Emergenza Territoriale 118 riveste un ruolo centrale nell’assistenza territoriale ai cittadini in condizioni di emergenza urgenza, ed è un settore che deve essere potenziato per migliorarne il funzionamento. In questi anni abbiamo assistito invece, nonostante i tanti gridi di allarme lanciati dal SMI e da altre rappresentanze sindacali, ad un progressivo abbandono del Sistema 118. Un sistema oggi al collasso: molte postazioni medicalizzate, ad esempio, rischiano di saltare per mancanza di medici. Non possiamo più attendere».

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