Marche, cinque aziende provinciali e restano Torrette ed Inrca. Ecco la riforma della sanità della giunta Acquaroli

Domenica 29 Maggio 2022 di Martina Marinangeli
La nuova sede dell'Inrca che ospiterà anche l'ospedale di rete di Ancona

ANCONA - La rivoluzione della sanità sta per cominciare. Domani in giunta è previsto l’avvio della discussione in merito alla modifica della legge 13, che andrà a ridefinire il perimetro delle aziende ospedaliere e la struttura del sistema in generale. Il tema dei temi, dato che proprio sul cambio di passo in sanità si è giocata buona parte della campagna elettorale del centrodestra per le Regionali del 2020, diventando uno dei punti fondanti del programma di governo della giunta Acquaroli.

 

La pandemia ha rallentato la tabella di marcia, ma ora che il Covid ha allentato la sua morsa, è tempo di mettere mano al Piano socio sanitario ed a tutte le questioni rimaste in stand by per quasi due anni. L’assessore competente Filippo Saltamartini dovrebbe partire dalla presentazione ai suoi colleghi di giunta della bozza di modifiche alla legge 13, che è già stata approntata dai tecnici e revisionata da un pool legale. 


La riforma
In estrema sintesi, la riforma dovrebbe prevedere la realizzazione di cinque Aziende Sanitarie Provinciali (Asp): verrebbe dunque azzerata l’Asur - che dovrebbe restare solo come una sorta di tecnostruttura per espletare bandi - e l’azienda ospedaliera di Marche Nord sarebbe riassorbita nel perimetro dell’Asp di Pesaro Urbino. Non verrebbero invece toccate le aziende ospedaliere di Torrette ed Inrca, ad Ancona.

La road map è serrata: entro luglio, la proposta dovrebbe arrivare in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva, così che si possa poi partire con le nomine dei direttori e che le Asp siano pienamente operative da gennaio 2023. Nel frattempo, a novembre vanno in scadenza gli attuali direttori generali delle aziende ospedaliere - Michele Caporossi per Torrette, Maria Capalbo per Marche Nord, Gianni Genga per l’Inrca, Nadia Storti per l’Asur e con lei decadrebbero anche gli attuali capi delle cinque aree vaste - ed il valzer delle nomine potrà partire. Con i vertici riformati, dal 1 gennaio 2023 le Asp potranno dunque iniziare a lavorare a pieno regime.

Non è ancora dato sapere quali saranno i nomi scelti per prendere in mano le resini delle strutture sanitarie regionali: nei mesi scorsi si era parlato di Gilberto Gentili all’Inrca, al posto dell’uscente Genga che è prossimo alla pensione, ed anche Caporossi, già in quiescenza, difficilmente verrà riconfermato. Capalbo resterebbe in ballo come direttrice dell’Asp 1 - ma la conferma non è scontata, nè in discesa - e bisognerà capire se e come verrà ricollocata in un ruolo apicale l’attuale dg dell’Asur Storti, dal momento che l’azienda sanitaria a perimetro regionale sparirà. Insomma, si annunciano mesi concitati in quel di Palazzo Rossini.


Il piano
C’è poi la partita del piano socio sanitario, il cui iter sembra però più indietro rispetto alla legge 13. Anche in questo caso, tuttavia, la road map scandisce tempistiche strette: una volta apposto il sigillo sulla creazione delle nuove Asp, tra giugno e luglio si partirà anche con il percorso istituzionale per il piano che detta la linea al settore della sanità. Nei mesi scorsi, si sono susseguiti degli incontri sul territorio per discuterne l’impostazione, ma al momento c’è ancora il massimo riserbo su quali saranno i cardini su cui verrà articolato. Persino il mondo della sanità ne sa poco o niente. Ad ogni modo, anche il piano socio sanitario dovrà essere pienamente operativo per i 1 gennaio. E la rivoluzione sanitaria sarà servita.

Ultimo aggiornamento: 15:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA