Sanità Marche, la fuga dei vertici Asur: anche Guidi lascia l’Area vasta 2. Quarto addio in un anno

Sanità Marche, la fuga dei vertici Asur: anche Guidi lascia l Area vasta 2. Quarto addio in un anno
Sanità Marche, la fuga dei vertici Asur: anche Guidi lascia l’Area vasta 2. Quarto addio in un anno
di Martina Marinangeli
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Mercoledì 13 Luglio 2022, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 19:33

ANCONA In fuga dalla sanità. Le poltrone ai vertici del sistema sanitario regionale devono scottare parecchio, dal momento che, nel giro di poco più di un anno, si sono succeduti quattro addii illustri, che pesano non poco nella gestione del settore.  L’ultimo in ordine di tempo è arrivato proprio ieri: il direttore dell’Area vasta 2 di Ancona Giovanni Guidi si è dimesso dall’incarico che ricopriva dal 2019. Il suo ultimo giorno di lavoro sarà il 15 luglio e, da quel momento, gli subentrerà ad interim la direttrice generale dell’Asur  Nadia Storti. Le ragioni ufficiali dell’addio parlano di «motivi personali» e vengono affidate ad una comunicazione ai suoi collaboratori, nella quale li ringrazia per «avermi accolto ed accompagnato in questo triennio veramente difficile».


I rumors


I rumors che circolano nei corridoi di palazzo, invece, raccontano di rapporti tesi con l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, anche in seguito alle criticità che si sono verificate nell’ultimo periodo negli ospedali di Jesi e Senigallia, tra pronto soccorso in affanno e minacce di dimissioni dei primari. Il titolare della delega pone l’accento sulla fase particolarmente difficile che sta vivendo il settore della sanità, messo in ginocchio da due anni di pandemia e da una cronica carenza di medici che ora più che mai sta mandando in apnea il sistema. E per questo, ci sarebbe chi preferisce lasciare piuttosto che restare schiacciato dalla pressione. Ma è difficile pensare che figure apicali di lungo corso della sanità non reggano la pressione. O almeno, pare strano che sia solo questo il motivo. Anche perché, si diceva, Guidi è l’ultimo di una lista che inizia ad allungarsi parecchio.


I precedenti


Il primo ad andarsene, dopo il cambio di bandiera a Palazzo Raffaello nel settembre 2020 e l’arrivo di Saltamartini alla sanità, è stato Licio Livini, il direttore dell’Area vasta 4 di Fermo che ha lasciato l’incarico il 12 aprile 2021 parlando di «una decisione a lungo ponderata, ma molto dolorosa». Lo scossone più forte è però stato quello arrivato il 30 agosto 2021, quando fu la dirigente del Servizio Salute della Regione Lucia Di Furia ad annunciare le proprie dimissioni, anche dall’incarico ad interim che ricopriva all’Agenzia regionale sanitaria. Un fulmine a ciel sereno benché, pure in questo caso, fosse cosa nota la complicata relazione professionale con l’assessore competente. Di dimissione in dimissione, si arriva al 13 dicembre scorso: il direttore Cesare Milani se ne va dall’Area vasta 5 di Ascoli Piceno sbattendo la porta, dopo una lettera di contestazione che gli sarebbe giunta dall’Asur. 


Chi è rimasto


Una moria di direttori sanitari dunque, a cui ha rischiato di aggiungersi anche un ulteriore nome: quello del dg dell’Inrca di Ancona Gianni Genga. Un episodio, riportato dal tam tam sanitario regionale, che lo avrebbe visto ai ferri corti con Palazzo Raffaello, tanto che per diversi giorni, all’inizio del 2022, circolò la voce, poi rientrata, di un suo imminente allontanamento. Il motivo sarebbe stato legato al fatto che la Regione puntava a sostituirlo con Gilberto Gentili, ma il dg avrebbe tenuto il punto, pretendendo il rispetto della scadenza contrattuale fissata per il 30 novembre. Una deadline che sancisce il termine degli incarichi anche per i suoi colleghi di Marche Nord (Maria Capalbo), degli Ospedali Riuniti di Ancona (Michele Caporossi) e dell’Asur (Storti), oltre ai superstiti delle Av. Discorso che si intreccia con la riforma delle aziende ospedaliere messa in atto con la modifica della legge 13, che vedrà sparire Asur e Marche Nord. E la cosa non può che mettere in fibrillazione il mondo della sanità. Le poltrone traballano e la fuga dei direttori certifica un malumore ormai neanche troppo strisciante. 

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