Notte di alta tensione, sciopero imposto: «Qui non si pesca». Il passo indietro della marineria di San Benedetto

Martedì 24 Maggio 2022 di Emidio Lattanzi
Notte di alta tensione, sciopero imposto: «Qui non si pesca». Il passo indietro della marineria di San Benedetto

SAN BENEDETTO - Alla fine si sono fermati tutti, anche i pescatori di di San Benedetto. Ma sul molo l’altra notte la tensione è stata altissima. Tanto che sono intervenute anche le forze dell’ordine per evitare scontri ben più pesanti dei due episodi dl parapiglia che si sono accesi durante l’aspro confronto tra le delegazioni dei marittimi provenienti da Pescara, Termoli, Vasto e Civitanova da una parte e quelli di San Benedetto dall’altra. Alla fine è stato raggiunto un accordo che vedrà anche armatori e pescatori di San Benedetto fermarsi per tutta la settimana.

 


Lo sciopero della pesca indetto a causa del caro gasolio, almeno per quanto riguarda la regione, è andato oltre le previsioni per quanto riguardano le adesioni. Nessuna imbarcazione, domenica sera, ha riacceso i motori, neppure quelle del porto di San Benedetto, i cui marittimi avevano deciso, dopo un’accesa riunione e la conseguenza messa ai voti, di non seguire gli altri porti e di continuare a lavorare tre giorni alla settimana. Alla fine, invece, le barche sono rimaste ferme anche lì.

Domenica sera, a pochi minuti dalla ripresa delle attività di pesca, sono arrivate in porto delle delegazioni di marittimi provenienti da Pescara, Termoli, Vasto e Civitanova. Circa 150 persone in tutto. I toni si sono accesi tanto che sul posto sono intervenute anche le forze dell’ordine, anche il reparto celere allertato nel momento in cui si è saputo che le marinerie di Marche e Abruzzo si stavano dirigendo verso l’impianto portuale sambenedettese.


C’è stato tempo anche per un paio di parapiglia ma alla fine, hanno raggiunto un accordo che vedrà armatori e pescatori di San Benedetto fermarsi per tutta la settimana. Oggi è previsto, al Ministero delle Politiche Agricole a Roma, un incontro finalizzato ad ottenere uno sconto sul caro gasolio. Attualmente il prezzo è di circa 1,20 euro al litro. Molto più del doppio della media degli ultimi anni. Nella giornata odierna dovrebbe tenersi inoltre un incontro a Roma, al ministero delle Politiche Agricole con i vertici della Direzione Nazionale della Pesca. L’obiettivo naturalmente è quello di chiedere al Governo interventi che consentano di far scendere il gasolio a livelli accettabili per andare in mare. 


«Le richieste avanzate per fronteggiare il problema del caro gasolio sono state ignorate e derise - afferma Francesco Caldaroni, coordinatore nazionale - per questo motivo la pesca italiana si fermerà per impossibilità di esercitare la propria attività. Con i prezzi attuali del gasolio non ce la facciamo a mantenere né gli equipaggi né le imbarcazioni». Sulla stessa lunghezza d’onda anche i colleghi degli altri porti marchigiani come quello di Ancona e di molti altri porti dell’Adriatico.

«Quindici giorni fa abbiamo scritto al Governo - spiega il presidente degli Armatori Pescara Francesco Scordella - e nessuno ci ha dato risposte. I marittimi a bordo non ce la fanno più perché non riusciamo a garantire loro gli stipendi. Non riusciamo più a tirare avanti per questo motivo occorre trovare una soluzione al più presto. Questa è una situazione drammatica e a Roma se ne devono rendere conto». «A distanza di due settimane dalle richieste inviate al Governo non è accaduto nulla. Non c’è stata alcuna risposta dalla scorsa riunione di Pescara - dichiara Paola Marinucci, presidente dell’associazione armatori del Molise -. Per questo motivo si è deciso un nuovo fermo fino a domenica prossima. Non è uno sciopero ma uno stato di agitazione».
 

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