Riccardo Marchegiani, la foto da Oscar a 18 anni: «Ma studierò per diventare un medico»

Venerdì 25 Ottobre 2019 di Martina Marinangeli
Mamma babbuino e figlio appena nato sulle montagne Semien dell'Etiopia. Foto concessa da Riccardo Marchegiani

ANCONA Il baby Galeda che guarda in camera come se sapesse di essere la star della foto, mentre la mamma babbuino, che lo trasporta, cammina con agilità sulle frastagliate Semien Mountains etiopi. Esiste lo scatto perfetto? Forse no, ma quello del 18enne anconetano Riccardo Marchegiani ci si avvicina molto, e per questo si è aggiudicato il premio Wildlife photographer of the year 2019 (sezione 15-17 anni), il prestigioso concorso internazionale del Natural History Museum di Londra che ha visto partecipare 48mila fotografi da 100 Paesi. 
Come un premio oscar
Un Oscar dello scatto in pratica, guadagnato sul campo restando appostato per ore in attesa del clic perfetto. La passione per la fotografia, Riccardo ce l’ha un po’ nel sangue, ereditata dal padre Roberto con cui ha iniziato a viaggiare in giro per il mondo alla ricerca di animali da immortalare all’età di 11 anni, ma l’amore è nato in maniera graduale. «Non c’è stato un momento preciso - spiega -: ho iniziato ad appassionarmi alle arti grafiche in generale, soprattutto fotografia e cinema, anche ammirando i grandi maestri come il fotografo francese Vincent Munier ed i registi del cinema d’autore».

L’eclettismo nel sangue
Un ragazzo eclettico, che nel tempo libero si diletta in cucina: «Al momento mi piace molto mettermi alla prova con sushi e cucina fusion». Creativo, ma con i piedi ben piantati per terra. A 18 anni, all’ultimo anno di liceo classico – il Rinaldini di Ancona – e con un premio molto prestigioso in tasca (il più importante di una lunga serie), non pensa di fare della fotografia il suo futuro. «Certo, se il National Geographic mi dicesse ‘ti pago per viaggiare tutta la vita e per scattare foto di ritratti ambientati nella natura’ lo farei, ma la vedo più come una seconda via», ragiona Riccardo. E la prima, ora che le superiori sono agli sgoccioli, passa da «medicina, ingegneria o comunque materie scientifiche. Sicuro non università umanistiche, nonostante mi stia diplomando al classico. Con ogni probabilità andrò a studiare fuori. Ancona è bella ma ne ho viste di meglio». E per chi ama la wildlife (tradotto: la fauna selvatica), in effetti può risultare un po’ stretta. «Nelle Marche la wildlife non c’è. Se dovessi dire cosa fotograferei qua, direi magari le celebri colline, o i paesaggi di campagna, non gli animali. Vorrei cambiare posto, girare l’Italia». 

L’Italia ed il mondo
Se la fotografia non sarà il suo pane quotidiano, resta comunque la grande passione e, con suo padre, organizza viaggi per fotografi, esperti e non, a caccia di wildlife. Uno è in programma, a settembre del prossimo anno, proprio in quell’Etiopia che gli è valsa l’ambito riconoscimento: «le Semien Mountains regalano paesaggi spettacolari e verde incontaminato, dove i Galeda si arrampicano sui dirupi. È il posto più bello dove fare foto di wildlife ambientato». 

Il workshop in Louisiana
Poi un altro workshop in Louisiana. Tra i tanti premi vinti, il Gdt European wildlife photographer of the year, per due volte il Memorial Maria Luisa photo contest in Spagna, il National Geographic Italia a 15 anni, ed il Siena photography Award. «Ed a novembre sarò di nuovo in Spagna, questa volta nella categoria adulti, nella sezione volatili ed uccelli». Lo scatto che si è aggiudicato il premio ritrae due puffin in Islanda che si gettano da un dirupo, circondati dai ghiacciai. Le vasche per il corso? Sì certo ma nella vita c’è anche dell’altro.
 

Ultimo aggiornamento: 17:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA