Ceriscioli scrive al premier Conte: «Il decreto sisma non produrrà svolte, ci ripensi e lo cambi». E indica i punti controversi

Domenica 1 Dicembre 2019
Ceriscioli in vista a Ussita con il presidente della Repubblica Mattarella nel novembre del 2016
Il governatore delle Marche Luca Ceriscioli non demorde. E sul Decreto sisma il presidente della Regione  scrive al premier Giuseppe Conte. «A tre anni dal sisma - si legge tra l'altro nella lettera -, per imprimere la svolta che ancora non c'è stata, i contenuti normativi del Decreto Legge n.123/2019, in conversione, sono di vitale importanza. Il testo approvato dalla Camera dei deputati, - lamenta ancora il presidente Ceriscioli - tuttavia, non contiene le misure necessarie ad un'accelerazione della ricostruzione privata e pubblica. Eppure basterebbe accogliere tre emendamenti scritti da quegli stessi tecnici che negli Usr (Ufficio speciale ricostruzione) hanno visionato migliaia di pratiche e che hanno piena consapevolezza di ciò che serve».

«Con la Sua visita a Castelsantangelo sul Nera e la dichiarazione di assumere in prima persona la responsabilità della ricostruzione del Centro Italia colpito dal sisma - ricorda inoltre Ceriscioli nella lettera a Conte - si era riaccesa una speranza». Al momento però «la svolta non c'è stata». Il governatore delle Marche elenca gli emendamenti necessari ad imprimere quel cambiamento tanto atteso. In particolare riguardano l'eliminazione delle «responsabilità su eventuali difformità fra lo stato di diritto e quello di fatto che il professionista privato teme nell'attività di autocertificazione», la semplificazione della ricostruzione pubblica con l'applicazione dei limiti europei alla procedura di gara negoziata e la previsione di deroghe contrattuali per chi lavora nei Comuni e negli Usr con contratti a termine.

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 «Il primo emendamento riguarda l'autocertificazione. La norma relativa all'autocertificazione, come è stata scritta nel decreto legge, infatti, non serve a nulla, non verrà utilizzata, rimarrà tutto come oggi con tempi lunghissimi di presentazione e istruttoria dei progetti di ricostruzione privata» afferma ancora il governatore. «Il testo presentato dalle Regioni, che allego, come prima cosa, elimina le responsabilità su eventuali difformità fra lo stato di diritto e quello di fatto che il professionista privato teme nell'attività di autocertificazione. Solo grazie a questa impostazione - sottolinea il presidente della Regione Marche - diviene possibile rendere tale autocertificazione obbligatoria, accorciando enormemente i tempi di ricostruzione per 40 mila unità abitative solo nelle Marche».

«Il secondo emendamento riguarda la ricostruzione pubblica, rendendola ancora più semplice, applicando i limiti europei sulla procedura di gara negoziata, accorciando di mesi i tempi delle procedure già allo stato di progettazione o addirittura prossimi all'appalto» aggiunge Ceriscioli.

«Il terzo emendamento, infine, riguarda chi oggi lavora nei Comuni e negli Usr alla ricostruzione con contratti a termine, con la previsione di una deroga ai limiti contrattuali. Una ricostruzione di questa portata non può perdere l'esperienza - scrive ancora il presidente della Regione Marche -, la competenza e la passione di questi ottimi tecnici. Potrei aggiungere altre questioni, anche importanti, che non esprimo ora per non distogliere attenzione dal punto centrale: i tempi della ricostruzione».

«Prima che il Senato chiuda la partita, solo un suo intervento può cambiare il corso della ricostruzione: come presidente del Consiglio dei ministri, come colui che ha preso su di sé la grande responsabilità della ricostruzione, ma soprattutto perché ho visto in che modo ha guardato negli occhi e stretto la mano agli sfollati nelle casette delle Marche» si legge ancora nella lettera al premier. «Il 10 dicembre ricorre la giornata delle Marche, alla quale è invitato come ogni anno, e poter dire ai 40mila sfollati marchigiani che finalmente il Suo governo ci ha dato gli strumenti per stringere i tempi della ricostruzione, la trasformerà nella più bella festa delle Marche di sempre» conclude Ceriscioli. © RIPRODUZIONE RISERVATA