Dai rapporti tesi con l’assessore al capolinea della fine dell’anno. La Di Furia allo staff ha detto solo che era il momento giusto per dimettersi

Martedì 31 Agosto 2021 di Andrea Taffi
Dai rapporti tesi con l assessore al capolinea della fine dell anno. La Di Furia allo staff ha detto solo che era il momento giusto per dimettersi

ANCONA - Agli amici più stretti ha dato la sua parola che non ci sono stati confronti andati oltre il limite con l’assessore Saltamartini. Né che ci siano state gocce che hanno fatto traboccare il vaso come per esempio, per citare l’atto più evidente, la pubblicazione del bando per il nuovo direttore della Ars che sostanzialmente fa scattare l’atteso spoil system. L’unico e semplice motivo che avrebbe messo sul tavolo è che questo era il momento più propizio per fare il passo indietro, una frase riferita al fatto che sia la fase giusta per il cambio dei referenti. 

 

 
Nessun valzer
Certo, con un governatore che il 14 agosto dichiara che non ci sarebbe stato nessun valzer dei manager della sanità in questi mesi, le dimissioni del capo del servizio Sanità sono un fulmine a ciel sereno. O meglio: chi conosce bene la dirigente di Pietracamela, un nido d’aquila sul versante teramano del Gran Sasso, sostiene che la decisione era in embrione da qualche settimana. C’entra poco anche il famigerato studio per i flussi sanitari chiesto alla Politecnica il 12 agosto (con tanto di proposte per sanare). Parliamo della decisione di consegnare al filtro degli esperti di Management di Economia (e della Santa Anna di Pisa) non uno ma due apparati della Regione: il servizio Sanità e la Ars, l’azienda deputata alla programmazione. Guarda caso entrambi diretti dalla Di Furia


Le delegazioni paritetiche
Ma i fedelissimi della manager garantiscono che non ci sono sgarbi, piccoli o grandi, nel conto che porta a questa decisioni inattesa per molti: la giunta chiedendo un parere “terzo” - facoltà più che legittima su un tema così delicato - e chiedendo anche proposte per sanare i vulnus della sanità regionale è come se avesse esercitato una sua funzione. Bisogna allora, probabilmente, risalire a una condizione generale nella nuova amministrazine in cui va anche detto che Di Furia ha trovato un suo credito presso il governatore Acquaroli (di più) e - negli alti e bassi che sono l’ordinaria amministrazione con un assessore decisionista - presso Saltamartini (di meno). Le divergenze con l’assessore risalgono sin dalle prime settimane di lavoro dopo il 20 settembre scorso ma non ci sono manager sanitari che hanno avuto trattamenti di favore. Genga pare annunci una lettera di dimissioni al mese. La Storti è molto provata. Capalbio non parla con la stampa da un anno. E Saltamartini martella tutti con la stessa frase: «Io devo portare a casa l’obiettivo». Ma a questo punto della giostra, uscire ora o tra sei mesi - pur di mantenere i due prestigiosi incarichi - poco avrebbe cambiato. E allora tanto vale salutare tutti subito: ora cioè che il Covid è ancora sotto controllo e un mese di calma davanti per gestire le cose con ragionevole serenità c’è. 


Il cerchio si chiude
Certo, fa un po’ impressione che il motivo che ha fatto guadagnare credito alla dirigente in Regione sia diventato la pietra che chiude la sua carriera di alto dirigente. Lucia Di Furia era arrivata da Padova nelle Marche nel 2005 per ragioni di vita personale e in Regione Marche con il VI livello (l’attuale categoria C) nella squadra dell’allora plenipotenziario superdirigente Carmine Ruta. Di più: di Ruta era l’estensore delle delibere per la sua competenza in materia programmatoria.


Il grande trampolino
Di Furia aveva conquistato i gradi di dirigente nel 2011: siamo nello Spacca II c’è bisogno di rimettere in ordine i conti della sanità. L’assessore Mezzolani delega la gestione della finanza sanitaria al collega Marcolini che mette tre persone sull’arduo compito. Di questi, Di Furia è la figura più illuminata in termini programmatori e, contro ogni pronostico, la task force centra l’obiettivo. Il risultato ottenuto garantisce grande credito alla Di Furia che nella gestione Ceriscioli parte in pole position e diventa caposervizio del settore che gestisce tre miliardi su un conto generale da 3,3 in tutta la Regione. Di Furia - tra le mille altre cose fatte - sarà la dirigente che, insieme alla collega Storti allora neo d.g. Asur, consiglia al governatore Ceriscioli sabato 22 febbraio 2020 di spingere con il prefetto per non far giocare Ascoli-Cremonese con i giocatori in campo per il riscaldamento e i tifosi lombardi che in autostrada vengono raggiunti dalla polizia e invitati a fare inversione a U. Forse oggi avremmo raccontato un’altra storia del Covid nelle Marche.

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Ultimo aggiornamento: 17:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA