Consorzio di bonifica, quei rilievi sul budget e la sfida della riforma. Castelli: «Le risposte dell’Ente sono sufficienti». Rossi (Civiche): «Approfondite»

Palazzo Raffaello
Palazzo Raffaello
di Maria Teresa Bianciardi
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Mercoledì 26 Gennaio 2022, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 08:45

ANCONA - Un budget di previsione per il 2022 che non ha convinto in toto la dirigente del servizio regionale Politiche agroalimentari e una interrogazione attraverso la quale il consigliere Giacomo Rossi (Civiche Marche) ha chiesto approfondimenti alla giunta Acquaroli nell’ultimo Consiglio. Il Consorzio di bonifica delle Marche finisce ancora nel mirino: dopo la vicenda delle cartelle esattoriali inviate ai terremotati per la riscossione del pagamento della tassa di bonifica dal 2016 al 2018, al centro del confronto politico ci sono i conti dell’ente per l’anno in corso con alcune questioni evidenziate dalla dirigente regionale di settore, poi esplicitate dall’assessore Guido Castelli durante l’ultima assise. 

 
Le critiche
«La giunta ha risposto alla mia interrogazione con i chiarimenti inviati dal Consorzio - ha spiegato il consigliere regionale Giacomo Rossi - ma al di là delle ragioni dell’Ente di bonifica, invito l’esecutivo ad approfondire le questioni sollevate dalla dirigente di settore, così come si devono approfondire gli aspetti legati ai bollettini che vengono inviati nella zona del cratere: una assurdità da eliminare immediatamente. Inoltre si deve procedere con la riforma del Consorzio, come da programma elettorale della maggioranza». Una sfida quest’ultima che si sta portando avanti in sede di commissione con la proposta di legge a firma di Rossi, Ciccioli, Bilò e Latini. Intanto tutto è iniziato con alcuni appunti tecnici effettuati dopo l’approvazione del budget di previsione 2022 del Consorzio di bonifica che hanno messo in dubbio la destinazione dell’86% degli introiti «derivanti dalla contribuenza e dalle convenzioni, per la realizzazione degli interventi di manutenzione sul reticolo idrografico». Una percentuale - si legge nel documento della Regione - «che non risulta corrispondere a quanto riportato in precedenza, nè risulta chiaro come sia stata calcolata. Allo stesso tempo risulta da chiarire anche il restante 14% destinato alla compartecipazione della copertura delle spese generali di funzionamento dell’Ente». Ma la nota fa anche riferimento alla previsione del personale, che ha una spesa di circa 2,4 milioni di euro: «Si fa notare che i dipendenti indeterminati saranno 45-46 a causa del raggiungimento dei requisiti pensionistici di alcuni dipendenti, mentre dal controllo del Pov 2021 emerge che i dipendenti siano 60. Dato che la variazione del numero del personale è rilevante, risulta troppo poco specifico indicare che “alcuni dipendenti” raggiungono i requisiti pensionistici». 


I nodi da sciogliere
Nella relazione si evidenzia anche come nel settore irrigazione, dighe e centrali i valori totali degli introiti stimati e delle spese «non risultano coerenti con le voci che vengono riportare nel riepilogo aggregato». Infine si evidenzia che per il saldo negativo previsto di 219mila euro nel comprensorio dell’Aso «è utile specificare nella relazione le cause di tali risultati negativi e le azioni correttive da mettere in atto per evitare il registrarsi di tali perdite. Dallo statuto del Consorzio ciascun comprensorio deve conseguire il pareggio di bilancio». 


Le risposte
Nel Consiglio del 18 gennaio l’assessore Castelli ha letto in Aula la risposta del Consorzio, specificando al termine «relata refero» (ossia «riferisco cose riferite») specificando nel finale che «sulla base dell’esame dei chiarimenti arrivati dal Consorzio non sono emersi elementi per attivare ulteriori interventi di vigilanza». Nella parte riguardante la questione del comprensorio dell’Aso, l’Ente ha spiegato che le cause del saldo negativo sono da far risalire «agli impianti inadeguati per una corretta gestione delle forniture idriche, oltre alle intense e costanti manutenzioni che tali impianti richiedono. La parte invece degli impianti a pressione determina un forte assorbimento di energia elettrica, con il rischio concreto di allacci abusivi». Sulla questione del personale sono da considerare «da una parte la fuoriuscita di alcuni dipendenti e dall’altro i necessari reintegri nell’organizzazione, oltre all’incertezza per il pensionamento di un dipendente legato al parere della gestione sulla trasformazione in rendita pensionistica degli accantonamenti del tfr». Infine: «le spese stimate e i valori sintetici riportati trovano chiarimento nelle schede particolareggiate di tutti i comprensori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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