Crac Banca Marche: «Maxi prestiti concessi velocemente e sulla fiducia»

Martedì 18 Febbraio 2020 di Federica Serfilippi
Crac Banca Marche: «Maxi prestiti concessi velocemente e sulla fiducia»

ANCONA «In determinate situazioni, anziché diminuire il valore del finanziamento, si continuava ad erogare il credito così da incrementare il rischio per la banca». È uno degli aspetti toccati ieri in udienza da Giovanni Foti, consulente incaricato dalla procura di prendere in esame la situazione creditizia di Banca Marche tra il 2008 e il 2012, arco di tempo in cui l’istituto era retto dal dg Massimo Bianconi

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Sollecitato dalle domande dei pm, poi dagli avvocati delle parti civili e dei 13 imputati, il testimone ha reso conto della maxi relazione di 278 pagine da lui redatta in base ai documenti analizzati. In particolare, Foti si è soffermato sulle modalità di concessione dei crediti. L’esposizione dell’istituto era soprattutto verso il contesto immobiliare ed edilizio, in un momento in cui i mercati di quei settori stavano crollando. 
Il rapporto
«Gli amministratori – ha detto Foti – conoscevano bene la situazione e dovevano attuare una strategia per abbassare il rischio del credito». Già Bankitalia, in un rapporto ispettivo del settembre 2008, aveva sostenuto l’esistenza di «controlli inadeguati» per la gestione del credito. Inoltre, stando al testimone, le criticità ravvisate da Bankitalia non erano state riportate correttamente dalla dirigenza ai componenti del cda: «La forma di comunicazione – ha detto Foti – non consentiva ai consiglieri di poter gestire e mettere in atto le attività utili alla gestione dei rischi». Stando a quanto riportato nella relazione, «solo nel corso di redazione del bilancio al 31 dicembre 2012» si era «prestata attenzione al portafoglio crediti», nonostante il progressivo deterioramento «era già a conoscenza degli organi deliberanti di Banca ben prima dell’esercizio 2012». Il testimone, per quanto riguarda la concessione dei crediti, ha parlato di «pratiche istruite molto velocemente» e di «documentazione carente». In Cda alcuni dubbi esposti dai consiglieri sarebbero stati surclassati dalla fiducia riposta in alcuni imprenditori: «È vero che è un cliente esposto, ma lo conosciamo. Appartiene a una famiglia benestante, il rientro ci sarà di sicuro» è l’esempio generico riportato in udienza. Una delle pratiche più veloci è stata attribuita al caso Lanari, titolare della Fortezza srl, in riferimento al progetto nell’area ex Sacelit di Senigallia per la realizzazione, tra le altre cose, di un albergo e di appartamenti: «Sono stati erogati 107 milioni in pochissimo tempo. Ci sarebbero stati dei problemi per il rientro dei crediti concessi. Difficile si potessero vendere gli appartamenti perché il circolo vitale dei mutui stava crollando» ha detto Foti. Nel caso di un finanziamento da quasi 20 milioni destinato al gruppo Casale per l’affare Capo Caccia (avrebbe dovuto portare a un resort in Sardegna) «i parametri di rischio erano assenti, nel senso che non erano stati considerati». Per un finanziamento del valore di 74 milioni all’imprenditore pugliese Ciccolella, «la pratica era stata inserita direttamente dalla dirigenza» della banca, non seguendo dunque il normale iter istruttorio. 

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