La piccola Emma: «Non voglio morire». Così il papà Matteo Barucca l'ha salvata nella casa di Pianello assediata dall'esondazione

La piccola Emma: «Non voglio morire». Così il papà Matteo Barucca l'ha salvata nella casa di Pianello assediata dall'esondazione
La piccola Emma: «Non voglio morire». Così il papà Matteo Barucca l'ha salvata nella casa di Pianello assediata dall'esondazione
di Federica Serfilippi
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Sabato 17 Settembre 2022, 04:15 - Ultimo aggiornamento: 15:09

OSTRA «Dio ti prego fammi vivere, non voglio morire». La piccola Emma, 6 anni, si è messa a pregare quando l’acqua giovedì sera ha invaso la sua casa, in via ex Arceviese, devastando l’intero primo piano. Preghiere e lacrime condivise con il papà, Matteo Barucca. «L’acqua in pochissimi minuti mi è arrivata alle spalle e io sono alto un metro e ottanta», racconta mentre porta via dalla villetta, da poco costruita, quello che si è potuto salvare. «Ho fatto in tempo a portare i cani in salvo, in un deposito rialzato nel giardino esterno - prosegue - e poi ci siamo barricati sul soppalco della casa. È successo tutto in fretta, in cinque minuti siamo stati sommersi da acqua e fango». La moglie Valeria Maduli era in auto, per strada. Ha potuto raggiungere la villetta in piena notte e riabbracciare sua figlia.  


Claudio PianellI: «Ci siamo rifugiati sul tetto, primo piano devastato»


Ieri, la conta dei danni. Le lacrime bagnano gli occhi della coppia al pensiero della tragedia di Pianello, dove ci sono stati quattro morti: «Non mi fa piangere il vedere come è ridotta la casa, che è devastata, ma il pensiero di quello che abbiamo vissuto. Sono sfinito» le parole, stremate e commosse, di Barucca.  Davanti alla famigliola che si è rifugiata sul soppalco abita Claudio Pianelli: «Quando ho visto che l’acqua stava entrando violentemente in casa ho preso il mio Labrador e solo salito al piano superiore. Poco dopo, ci siamo rifugiati sul tetto, nonostante la pioggia. Il primo piano della casa è tutto da buttare, è uno scenario di guerra. Ora, non so dove poter andare a dormire. Ma nessuno ci aveva avvisato dell’allerta. Sono stati degli amici a dirmi che il fiume aveva ormai rotto gli argini poco prima di Pianello». In via San Giuseppe c’è la villetta di Maria Perez, ieri impegnata a togliere il fango da casa, buttare gli utensili rovinati e ammucchiare quei pochi che non sono stati danneggiati. «L’acqua ha sfondato la porta d’ingresso di casa - racconta - e io sono riuscita a rifugiarmi al piano superiore, al buio, perché la corrente era saltata. Mio marito, che era fuori per spostare l’auto, è riuscito a rientrare arrampicandosi su una tettoia della casa. Da lì è poi passato da una finestra per entrare». 


Le sponde fragili del Misa


Sulle sponde del fiume Misa ci sono stati i danni maggiori, con recinzioni di case divelte, detriti ai bordi della carreggiata, auto ribaltate e un oceano di fango. Uno scenario straziante. Ieri si poteva ancora vedere il segno del livello dell’acqua impresso sui muri esterni delle abitazioni. La furia della natura deve aver raggiunto almeno un’altezza di un metro e mezzo. Cantine e primi piani sono stati completamente allagati. Enrico Raffaeli s’è salvato «salendo sul davanzale della finestra del primo piano e aggrappandomi alle grate perché nel momento in cui siamo stati invasi dall’acqua mi trovavo fuori, nel giardino». Sotto di lui, cumuli di fanghiglia e i detriti portati dall’esondazione del Misa. «Quando ho visto l’auto partire per la furia della piena ho pensato solo a salvarmi la vita. Sono rimasto appeso alle grate fino a che la potenza dell’acqua non è calata. Sopra c’erano i miei familiari e ogni tanto mi facevano luce, per vedere come stavo». Vicino al fiume, in via Pianello, c’è un bar sventrato, “Gatto nero e Gatto bianco”. «Ero con mia moglie all’interno del locale - ricorda il titolare Asmir Seric - e in pochi minuti s’è tutto allagato. L’acqua ha sfondato la porta del bar e mia moglie è rimasta ferita a una caviglia. Siamo riusciti a uscire 30 secondi prima di morire. Sei anni di investimenti sono stati portati via. Se riaprirò? E come faccio, non ho più niente». 

La cognata di Nando Olivi: «Un metro e mezzo d'acqua»


Fernanda Cerioni è l’anziana cognata di Nando Olivi, una delle vittime di Pianello: «È successo il finimondo la casa è stata invasa da un metro e mezzo di acqua, ho visto la mia macchina roteare in mezzo alla strada e il frigo schizzare via dal supermercato vicino». Cerioni è andata a recuperare l’auto ieri mattina. L’ha aperta e ha estratto un oggetto sacro. L’ha baciato e sussurrato: «Mi hai protetto». Ancora negli occhi quei momenti terribili vissuti giovedì sera. Tommaso Tarsi ieri toglieva il fango dai garage con la sua famiglia e l’aiuto degli amici. Pale e carriole, tutti si sono rimboccati le mani: «In pochi minuti l’acqua è arrivata a un’altezza di un metro e mezzo, siamo riusciti a svegliare i nonni e portarli in salvo ai piani superiori. Come l’alluvione del 2014? Questa volta è stato peggio, anche perché non c’è stato un vero e proprio allarme».
 

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