Affondati dal caro gasolio. ​Fermi almeno per una settimana e fino a quando il Governo non garantirà sostegni. Il presidente Lazzari: «Oltre 3mila euro per 24 ore»

Affondati dal caro gasolio. Fermi almeno per una settimana e fino a quando il Governo non garantirà sostegni. Il presidente Lazzari: «Oltre 3mila euro per 24 ore»
Affondati dal caro gasolio. ​Fermi almeno per una settimana e fino a quando il Governo non garantirà sostegni. Il presidente Lazzari: «Oltre 3mila euro per 24 ore»
di Stefano Rispoli
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Lunedì 7 Marzo 2022, 02:55 - Ultimo aggiornamento: 8 Marzo, 08:16

ANCONA - Il gasolio alle stelle affonda i pescherecci. Da oggi stop ai motori: niente più uscite in mare, almeno per una settimana e fino a quando il Governo non garantirà sostegni ad un comparto colpito pesantemente prima dal Covid, poi dalle nuove disposizioni dell’Ue e adesso dagli effetti del conflitto in Ucraina. Il prezzo del gasolio per alimentare i pescherecci nel giro di un anno è raddoppiato: se nel febbraio 2020 costava 39 centesimi al litro, adesso ha toccato quota un euro. Deleterio l’impatto sui bilanci del comparto, dove la voce “carburante”, che prima incideva per il 40%, ore supera il 70%. Impossibile andare avanti così. 

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La decisione
E allora, meglio fermarsi anziché affrontare la burrasca del caro gasolio. La decisione è stata presa nell’ultima assemblea che a Civitanova ha riunito i rappresentanti dell’80% delle marinerie italiane. Lo sciopero generale ha trovato consenso unanime: dunque, resteranno ancorati in banchina tutti i pescherecci di Ancona, Fano, Pesaro, Civitanova e San Benedetto. «Uscire in mare non ha più senso - spiega Apollinare Lazzari, presidente dell’Associazione produttori pesca di Ancona -. Ho calcolato una spesa superiore ai 3mila euro per alimentare il mio peschereccio per 24 ore: a quanto dovrei vendere il pesce? Nelle ultime due settimane c’è stato un balzo pazzesco del gasolio, alcune marinerie sono arrivate a dosarlo. Così non si va avanti. Restiamo fermi, è meglio». L’onda della protesta domani s’infrangerà sulle Capitanerie di Porto: i proprietari di pescherecci di tutta Italia consegneranno simbolicamente le licenze senza sbarcare i marinai, un gesto deciso dagli armatori per non far perdere lo stipendio ai dipendenti. Ma oggi stesso rappresentanti dell’Associazione Produttori Pesca andranno alla Capitaneria di Ancona per discutere sul da farsi. 


Il vertice
«Mercoledì, invece, le associazioni di categoria saranno a Roma per un incontro al Ministero - aggiunge Lazzari -. Vediamo se è possibile far entrare il comparto della pesca tra quelli che vedranno un sostegno nel prossimo decreto». Altrimenti? «Continueremo a stare in terra perché così non si può più lavorare: i costi superano di gran lunga i guadagni e veniamo da una serie di congiunture che ci hanno messo in ginocchio». L’ultimo colpo basso l’hanno dato l’Ue e il Consiglio generale della Pesca nel Mediterraneo (Cgpm) che hanno ridotto le uscite in mare a 120-130 giorni, a seconda delle dimensioni delle imbarcazioni. «Ma questa decisione ha creato disparità di trattamento perché più sei grande, più devi stare fermo», sottolinea Lazzari. Ora il rischio, anche per i marchigiani, è che sulle tavole arrivi molto più pesce straniero: la tempesta del gasolio, infatti, finirà per abbattersi soprattutto sui pescherecci italiani, favorendo le importazioni dall’estero. 

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