Generazione Gig e rider a Pesaro, la storia delle coinquiline Carlotta ed Eleonora: «Insieme per guadagnare 1.000 euro al mese, così ci paghiamo l'affitto. Lei guida, io consegno»

Vite sulla strada: "La gente non ha più voglia di uscire e ordina. Il guadagno? In media, 4 euro a consegna"

Generazione Gig e rider a Pesaro, la storia delle coinquiline Carlotta ed Eleonora: «Insieme per guadagnare 1.000 euro al mese e ci paghiamo l'affitto. Lei guida, io consegno»
Generazione Gig e rider a Pesaro, la storia delle coinquiline Carlotta ed Eleonora: «Insieme per guadagnare 1.000 euro al mese e ci paghiamo l'affitto. Lei guida, io consegno»
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 10:48 - Ultimo aggiornamento: 20:35

PESARO  - La chiamano generazione Gig. E non nel senso del robot d'acciaio. Anche se per fare il rider, nella provincia di Pesaro e Urbino, tra pioggia, neve e vento, esondazioni e strade disastrate o, d'estate, con il caldo africano, bisogna avere una tempra da combattenti. La chiamano generazione Gig perché loro rappresentano la catena finale della Gig economy, l'economia dei lavoretti, quella dei ciclofattorini, autofattorini o mono(pattino)fattorini. Quella di chi vive sulla strada e sfama chi non vuole uscire di casa (tendenza nata ovviamente con il Covid ma affermatasi, anche dopo, in molti nuclei familiari). Ma quello che dovrebbe basarsi sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, per molti, invece, rappresenta un vero e proprio lavoro stabile, sia primario che secondario (per arrotondare, ad esempio, uno stipendio risicato frutto di qualche contratto a somministrazione, precario e sottopagato). Questa è la storia delle pesaresi Flora Carlotta Barbieri e Maria Eleonora Rinaldi. Sono coinquiline e, per pagarsi l'affitto e le spese quotidiane, condividono insieme pure l'attività di rider. Due ragazze per un'unica posizione e unico stipendio. «Quanto si guadagna? Complessivamente 1.000 euro al mese - spiega Maria Eleonora Rinaldi, 27 anni -. Io non posso guidare l'auto per problemi personali. Quindi ci siamo ingegnati questo meccanismo: lei guida, io prendo gli ordini e consegno. Prima eravamo con Deliveroo e Glovo, ora lavoriamo per Take2Me e, dal nostro punto di vista, ci troviamo meglio. Perché? Perché questa azienda stabilisce un fisso mensile chiedendo, in cambio, di essere a disposizione per delle ore indicate da loro. Con le altre società, invece, si lavora ad ordine». 

Ogni mattina un rider si sveglia e sa... che potrebbe consegnare pure le sigarette

Ogni mattina un rider si sveglia e sa che dovrà pedalare più veloce degli altri per guadagnarsi da vivere. In molti, in questi anni, hanno raccontato questa nuova legge della giungla urbana. Su qualche aspetto sono stati fatti passi avanti, su altri invece no. Vedi la controversa storia del rider che ha percorso 50 km, da Verona a Bussolengo, in bicicletta per consegnare un panino e patatine. E a Pesaro come funziona? «Io faccio questo lavoro da luglio 2022 - continua Maria Eleonora Rinaldi -. La mia coinquilina, invece, lavora così da 2 anni e mezzo. Con questa nuova nuova azienda, ad esempio, ci mettiamo online dalle 18.30 alle 22.30. Aspettiamo gli ordini tramite app. Gli ordini arrivano da pizzerie e ristoranti. Portiamo cibo pronto di ogni genere, anche gelato. Con Glovo, invece, c'erano anche vestiti, fiori... diverse volte anche sigarette a domicilio per una persona che non voleva uscire di casa». 

La "guerra" per ordini e orari

C'è “guerra” per lavorare in questo settore? «Abbastanza. Quando si prenotano le sessioni bisogna essere svelti ad accaparrarsele prima degli altri. Poi, molti, pur di guadagnare prendono tutti gli ordini che possono, spesso doppi, ma così facendo il cibo arriva freddo. Tutto per guadagnare un euro in più. La consegna mediamente paga 4 euro. Il caso estremo può essere un ordine di 50 euro, per esempio al McDonald, che ti fa guadagnare anche 8 euro. Alcune aziende, poi, davano incentivi sul meteo: il 5% in più in caso di pioggia. Oppure il 10% per i festivi»

«La consegna più lontana? Da Pesaro a Tavullia. Ma in auto»

La storia del rider di Verona che ha percorso 50 Km in bici è ovviamente un caso limite. Anche perché il cibo, in teoria, non dovrebbe mai arrivare freddo. «Noi siamo di Pesaro e copriamo Pesaro e dintorni. La consegna più lontana l'abbiamo fatta a Tavullia (18 km, ndr). Ma sempre in auto. Se lavori in bicicletta, a Pesaro, prendi meno ordini e il compenso mensile è minore. Il contraltare è la benzina: la dobbiamo pagare noi anche se ora, la nuova azienda per cui lavoriamo, ci dà un piccolo rimborso: 70 centesimi a ordine. Ora guadagnamo complessivamente 1.000 euro al mese, lavorando dalle 12 alle 14 e dalle 18.30 alle 22.30. Tutti i giorni, compresi sabato e domenica. Mai un giorno libero. Con le altre aziende, dalle 11 di mattina alle 23 di sera, il compenso massimo era di 600 euro ma decidevi tu quando metterti online».

Compensi e giorni liberi (inesistenti)

E se un giorno non si lavora, si sta male o succede un impedimento? «Lo decurtano dalla paga o te lo fanno recuperare pagandoti con un giorno di ritardo. Il contratto è di prestazione occasionale, superato un tot di compenso ci chiedono di aprire la partita Iva. L'anno scorso non l'abbiamo superato visto che abbiamo iniziato a settembre, quest'anno vediamo: o l'apriamo o smettiamo di collaborare con loro». 

Il rischio di vivere sulla strada

Questi lavoratori, generalmente privi di ogni diritto così come comunemente inteso e retribuiti sulla base della quantità di lavoro svolto, sono isolati l’uno dall’altro perché controllati da una piattaforma digitale. Difficile, così, far valere i propri diritti. «Lavorare così è rischioso perché sei sempre sulla strada e devi correre dal locale al cliente - spiega Maria Eleonora - Con questa nuova azienda le cose sono migliorate: prima dovevi accettare sempre qualsiasi ordine pena l'esclusione. In base all'ordine ti dicevano quanto era il compenso. Ogni tot di rifiuti ti bloccavano la fascia oraria in cui lavorare, visto che per lavorare con loro ti devi prenotare l'orario in cui dai la tua disponibilità». 

Qualcosa sta cambiando

A Pesaro per Take2Me, azienda di food delivery service 100% made in Romagna, attiva dal 2015 e che nelle Marche arriva fino a Senigallia, attualmente lavorano 3 persone («Ma sono sempre alla ricerca di lavoratori che si vogliono aggiungere»). «Noi l'abbiamo scoperta leggendo dei cartelli pubblicitari. Abbiamo sostenuto un colloquio e poi ci hanno scaricato l'app sul cellulare e dato la divisa per lavorare. Con le altre aziende bastava iscriversi via mail, rispondere a una domanda sul mezzo che si usa e poi ti mettevano a lavorare una volta spedito il materiale e la divisa». 

La gente non ha più voglia di uscire

Per Glovo e Deliveroo il numero è sostanzialmente illimitato. «Con Take2Me invece bisogna sostenere una colloquio. Noi l'abbiamo fatto nella sede di Riccione - continua Maria Eleonora -. Con il lockdown Flora Carlotta lavorava tantissimo con Deliveroo. Ma anche adesso il lavoro non manca. La gente, d'inverno, non ha più voglia di uscire per tanti motivi. E d'estate invece le consegne le facciamo direttamente in spiaggia perché molti restano al mare per mangiare sotto all'ombrellone». 

«I pesaresi? Non generosissimi»

«Mancia? I pesaresi non sono generosissimi. Ci sono clienti affezionati ma raramente capita una mancia sostanziosa. Alla fine del mese va bene se racimoliamo 20-25 euro. Esistono consegne più ambite o quartieri in cui si guadagna di più? Non c'è una regola. Dipende da dove abiti e dove si trova il locale dell'ordine - conclude Maria Eleonora -. Perché mi sono trovata a fare questo lavoro? Perché comunque mi dà indipendenza economica e puoi farlo negli orari  che vuoi. Molti lo fanno in aggiunta ad altri lavori. Io ho 27 anni ma tra i miei colleghi ci sono persone che vanno dai 18 ai 60 anni. Dallo studente a chi ha perso il lavoro o chi vuole arrotondare. Lo consiglierei? Sì, per chi cerca un guadagno è utile e veloce».

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