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Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, l’esultanza per il titolo: «Noi vincenti grazie a una terra virtuosa»

Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, il sindaco Matteo Ricci festeggia
Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, il sindaco Matteo Ricci festeggia
di Elisabetta Marsigli
4 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Marzo 2022, 03:00

PESARO - La città orchestra è ora pronta a suonare la sua musica: nella sala Rossa del Comune di Pesaro erano riuniti, ieri mattina, i principali protagonisti del dossier presentato al Mic, per l’annuncio, in diretta da Roma, del ministro Dario Franceschini. 10 le città nella short-list, tra cui anche Ascoli Piceno, unite nella sfida per la proclamazione della città della cultura italiana 2024. È stata una vittoria emozionante quella di Pesaro, la prima per la nostra regione.

La motivazione
Nella motivazione, letta la ministro si evince che «Pesaro offre al Paese un’eccellente candidatura basata su un progetto culturale che valorizzando un territorio già straordinariamente ricco di testimonianze storiche e preziosità paesaggistiche ambientali, propone azioni concrete attraverso le quali favorire anche l’integrazione, innovazione, sviluppo socio economico». Presente a Roma, insieme agli altri sindaci, anche Matteo Ricci che ha voluto dedicare questa vittoria a Kharkiv, «come noi Città della Musica Unesco, in questo momento sotto gli attacchi russi», ha commentato stringendo tra le mani una foglia di ginkgo biloba, l’albero della pace al quale si è ispirato il dossier di candidatura di Pesaro2024 dal titolo “La natura della cultura”. «Spero che presto la città di Kharkiv possa tornare a suonare insieme a noi».

Una vittoria che non ha lasciato dubbi alla commissione del Mic e che, a detta del vicesindaco, «È frutto di una partita perfetta: nei tempi, nei numeri, nei contenuti, nei modi». Ha vinto lo sguardo al futuro una Pesaro che non c’è e che è importante costruire: «Molti, con un po’ di diffidenza, guardavano al museo chiuso, alle ristrutturazioni in corso: se avessimo voluto giocarcela sul patrimonio esistente avremmo potuto riempire due dossier, ma sarebbe stata un’azione forse sterile, perché tutto il patrimonio va conosciuto, raccontato e condiviso».

Un pensiero e un ringraziamento va infatti all’eredità di Pesaro, «che ci rende “nani sulle spalle dei giganti”. Grazie ai nostri avi che hanno reso grande, culturalmente, la nostra città. Da Dolcini, architrave del progetto, come tante altre figure citate ne “La natura della cultura”, fino al nostro cittadino più illustre, che proprio oggi celebrerebbe i 200 anni del matrimonio con Isabella Colbran. Un bel regalo di nozze». 


La narrazione
Un racconto da costruire che coinvolgerà le nuove generazioni anche in un progetto di rigenerazione urbana da quasi 100 milioni che non era scontato fosse centrato sulla cultura, con la possibilità di trasformare il San Benedetto, Palazzo Ricci, Mazzolari e il San Domenico, per i quali fino a poco fa non c’erano fondi. Il tutto condito da un budget sincero e contenuto, da 6 milioni di euro: «Occorreva essere sobri e realistici - conclude Vimini - 6 milioni di euro non sono una cifra piccola: due volte il budget della cultura di un comune che investe tanto come il nostro, forse 100 volte il budget di un piccolo comune. Bisogna avere conoscenza e rispetto della scala di valori che abbiamo percorso. 
Territorio virtuoso
«Ma tra i nostri vantaggi c’è un territorio virtuoso che aveva già reti attive, dai teatri all’arte, alle biblioteche, che permetteranno di fare rendere di più ogni singolo euro. Dal punto di vista della governance dovremo realizzare una struttura agile, ma funzionale nella gestione delle risorse come una Fondazione di Comunità, strumento su cui lavoreremo nelle prossime settimane e che siamo sicuri aiuterà a realizzare l’obiettivo in primis, ma nulla vieta di incrementare questo budget per altre iniziative o anche di averne un racconto lungo che superi il 2024».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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