Sanità e riassetto dei dipartimenti: guerra sui numeri tra Regione e medici

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Martina Marinangeli
Bufera sul riassetto dei dipartimenti della sanità
ANCONA Taglio di incarichi o riorganizzazione a norma di legge? La determina di fine anno - firmata dall’Asur il 31 dicembre scorso e con oggetto l’«assetto organizzativo aziendale relativo all’Area Sanitaria» - ha scatenato le ire del sindacato dei medici Anaao-Assomed, raccolte e portate sui banchi di palazzo Leopardi dai consiglieri di opposizione Elena Leonardi (Fdi) e Sandro Zaffiri (Lega). Mentre la sigla sindacale, che rappresenta circa un terzo dei medici e dirigenti sanitari marchigiani, minaccia di indire lo stato di agitazione se l’atto non verrà revocato, il governatore Luca Ceriscioli ha rispedito al mittente tutte le critiche rispondendo ieri al question time. 
La posizione della giunta
«La determina non ha conseguenze sulla distribuzione dei servizi, sulle strutture ospedaliere e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie - mette subito i paletti il presidente-assessore, replicando anche alla denuncia del sindacato secondo cui quanto deciso nel documento implicherebbe un taglio di 130 incarichi di struttura –: si tratta di una determina che applica la legge 191 del 2009 la quale prevedeva che, entro il 2019, venissero adeguati i numeri delle unità operative complesse, semplici e semplici dipartimentali ai dettami nazionali. Ma il numero di 130 non corrisponde a nulla». Nell’atto firmato dalla direttrice generale dell’Asur, Nadia Storti, il nuovo assetto delle unità operative ne annovera 277 complesse e 452 semplici e semplici dipartimentali per quanto concerne l’area sanitaria, mentre per quel che riguarda l’area amministrativa tecnica e professionale, ci saranno 61 unità operative complesse e 19 unità operative semplici/dipartimentali. 
I numeri
«Su 20.000 dipendenti della sanità marchigiana - fa i conti Ceriscioli -, la determina riguarda 50 posizioni, di cui 35 erano già liberate e solo 15 cambiano, passando da semplici dipartimentali a semplici». Nello specifico, si tratta di 5 unità operative complesse, che però non erano attualmente ricoperte ed erano dunque già state liberate, e 30 unità operative semplici, che ugualmente sono state cancellate solo su carta perché nessuno ricopriva quell’incarico. La determina, dunque, incide principalmente sulle unità operative semplici dipartimentali. «Si tratta di 15 unità operative semplici dipartimentali che, per rientrare nei numeri nazionali, vanno trasformate in unità operative semplici, ma non ci sarà nessun taglio sulla loro retribuzione». 
Il confronto
La determina, che risponde ad obblighi di legge, ha natura programmatoria e «dunque sarà oggetto di confronto con i sindacati dove non è escluso possano esserci modifiche sui numeri», la conclusione diplomatica, a cui però fa seguito una stoccata a margine al sindacato: «non deve protestare qui e non deve prendersela con la Regione perché la legge è nazionale. Abbiamo solo gestito per tempo l’adempimento». Intanto il sindacato ha indetto per venerdì 17 un consiglio regionale per decidere lo stato di agitazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA