Nuovi voli, il presidente di Confindustria Ancona Bocchini: «Ora si deve fare in modo che funzioni l’aeroporto»

Venerdì 22 Aprile 2022 di Maria Cristina Benedetti
Pierluigi Bocchini, presidente di Confindustria Ancona

ANCONA - Condizione necessaria, ma non sufficiente. Pierluigi Bocchini non si fa confondere dai facili entusiasmi: «Bene aver portato a casa i voli di continuità, ma ora tocca riempirli». Pragmatico, il leader di Confindustria Ancona: «La gente non ci sale a priori, deve avere un motivo per farlo». 

 
Presidente che fa, frena? Non è l’occasione giusta per prendere quota?
«Iniziamo con il definire il contorno dell’operazione».


Proceda pure.
«Lo Stato sopperisce alle difficoltà generate dall’isolamento geografico di un territorio. Una opportunità che di solito viene riservata alle isole: Sardegna, Sicilia».


Una diminutio?
«Tutt’altro, è una constatazione. Come il fatto che Marche e Friuli sono riuscite ad agganciarla, questa possibilità, per recuperare un gap infrastrutturale riconosciuto persino a livello governativo. Un successo del nostro esecutivo regionale».


Mi perdoni, ma il merito non è del senatore pentastellato Mauro Coltorti? Sarebbe stato lui a sostenere l’emendamento alla legge di bilancio.
«Di certo è stata una vittoria, che ha sempre tante mamme. Roma, Milano e Napoli a prezzi calmierati. Conta il risultato».


Non si può tuttavia non vedere i limiti incisi sull’altro lato della stessa medaglia. È stato dichiarato un nostro svantaggio.
«Inutile nasconderlo. In assenza di collegamento aereo, Ancona è la città italiana in assoluto più lontana da Milano. Un dato incontrovertibile. Per raggiungere il capoluogo lombardo, solo in auto o in treno, non si scende sotto le tre ore e mezzo. Non parliamo poi della Capitale, che è servita dalla diligenza degli indiani».


Difficile andare, complicato arrivare. La sintesi?
«Siamo una terra poco attrattiva sia a livello turistico, sia di business. Abbiamo il mare, con in più l’atout del Conero, ma il viaggiatore preferisce fermarsi in Romagna, perché ci mette meno a raggiungerla. Pare un destino».


Rischiamo di bruciare anche questa possibilità di rilancio, di accorciare le distanze?
«Non è escluso, è un problema di sistema. Ribadisco, è stata una vittoria, il risultato lo abbiamo portato a casa. Ma ora occorre sedersi attorno allo stesso tavolo, la Regione, noi industriali, gli operatori del turismo e quelli del commercio, e insieme individuare la strada per far sì che lo “scendere e il salir” su quegli aeroplani accada davvero. La messa in pratica».


Altrimenti?
«Il fondo norvegese Njord Partners, che dal 2019 ha in mano il pacchetto di maggioranza della società di controllo di Aerdorica, si lamenta. Si deve fare in modo che funzioni l’aeroporto, le tratte di continuità sono solo una pre-condizione. Non si sfruttano a priori, si deve avere un motivo per farlo. Il vero timore è non essere capaci di generarlo». 


Dia spessore alla sua preoccupazione. 
«Partire con quelle nuove rotte a ottobre vuol dire perdersi l’estate: un errore. C’è un gestore che sta lì da tempo e che aspetta un segnale di ripresa».


Scusi per l’insistenza: altrimenti?
«Entro un anno si chiude con il “Sanzio” e quei voli andranno a farsi benedire».

 

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