Freno a Montecitorio. «Chi cambia casacca perderà gli incarichi». I trasformisti made in Marche sono 4: Rachele Silvestri, Martina Parisse, Paolo Giuliodori e Andrea Cecconi

Simone Baldelli
Simone Baldelli
di Maria Teresa Bianciardi
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Martedì 22 Febbraio 2022, 08:10

Mai come in questa legislatura le porte girevoli del Parlamento hanno registrato tanti addii ai gruppi di appartenenza, compresi espulsioni, ripensamenti e ritorni al passato. In tutto 280 e l’emorragia più importante è avvenuta nel Movimento 5 Stelle con un aumento considerevole del gruppo Misto che dal 26 marzo 2018 al 10 febbraio scorso conta ormai 64 onorevoli. Parte proprio dalla necessità di contrastare l’eccesso di cambi di casacca - ma non solo - la proposta di modifica al regolamento della Camera presentata alla giunta dai relatori Simone Baldelli, deputato marchigiano di Forza Italia ed Emanuele Fiano (Pd), che puntano a condividere il proprio lavoro con i colleghi del Senato - vicini a varare una riforma nella stessa direzione - per avviare la discussione sul testo a inizio marzo.

 
Le scelte 
Tra i deputati made in Marche, quattro - tutti grillini - hanno deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle per approdare altrove. Dove? In Fratelli d’Italia, nel caso di Rachele Silvestri, 36 anni ad agosto, dove è arrivata il 19 marzo scorso dopo un periodo nel gruppo Misto. L’onorevole Martina Parisse, jesina di 38 anni, è passata direttamente a Coraggio Italia il 27 maggio, mentre l’osimano Paolo Giuliodori di 33 anni ha scelto di andare nel gruppo Misto-Alternativa. Stessa cosa per il deputato 38enne di Pesaro Andrea Cecconi fuoriuscito quasi subito dal Movimento verso il gruppo Misto, dove ha effettuato alcuni passaggi fino a scegliere la componente Misto - Maie-Psi-Facciamoeco. Fra le novità più significative introdotte nella modifica del regolamento c’è quella che prevede la decadenza dall’incarico per vicepresidenti e segretari della Camera che cambiano gruppo «a meno che si tratti di scioglimento o fusione con altri Gruppi parlamentari», spiega l’onorevole Baldelli. «Questo testo è frutto del lavoro di analisi e di sintesi realizzato in questi mesi sulle diverse proposte presentate e sulle diverse impostazioni di partenza dei gruppi - sottolinea l’onorevole di Forza Italia -. Si introducono elementi che disincentivano il cambio di gruppo da parte del singolo parlamentare ma tutelano i fenomeni politici, come fusioni e scissioni. In sostanza chi decide di lasciare un partito per un altro non può portare in dote l’incarico che aveva avuto precedentemente». 


Gli adeguamenti
Ma tutta la partita di adeguamenti sulle procedure, come la richiesta di voto segreto o voto nominale viene messa nero su bianco anche in virtù del taglio di parlamentari disposto dalla prossima legislatura. «Per esempio per costituire un gruppo parlamentare - ha spiegato l’onorevole Baldelli - bastano 14 deputati. Ad oggi, salvo specifiche deroghe, i gruppi si possono costituire se hanno un minimo di 20 deputati». Viene inoltre codificata la prassi per cui cessano dalla carica i componenti dell’Ufficio di Presidenza chiamati a far parte del Governo e cambia la ripartizione delle risorse dei gruppi parlamentari della Camera: la modifica, rispetto alla divisione attuale dei contributi ai gruppi, prevede che un ricalcolo delle risorse possa avvenire solo se il gruppo si modifica almeno di un terzo dei suoi componenti e solo se aumenta con l’arrivo di 10 deputati.


Le differenze
Lo stanziamento finanziario destinato ogni anno dalla Camera ai Gruppi verrà ripartito non più solo in base al numero di componenti, ha specificato Baldelli: un quarto sarà diviso in misura uguale tra i Gruppi e per la restante parte in misura proporzionale alla loro consistenza numerica a inizio legislatura. «Con questo lavoro fatto si va incontro ad alcune esigenze manifestate dai partiti ma anche all’elemento più conseguenziale al taglio dei parlamentari, con la premessa che io sono stato sempre contro la riforma. E sono convinto che se ci fosse un voto segreto, oggi il 99% sarebbe sfavorevole».


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