Il nodo delle mascherine in classe, le Marche votano sì: «Se non c’è sicurezza»

Giovedì 27 Agosto 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Mascherine in classe, le Marche votano sì: «Se non c è sicurezza»

ANCONA -  Non ci sono ancora dati scientifici sufficientemente solidi che diano indicazioni chiare e univoche sull’impiego delle mascherine a scuola: lo sottolineano gli esperti di igiene e prevenzione, che divisi tra possibilisti e scettici, propongono strategie diverse però sempre improntate alla cautela e al buon senso. Ma l’utilizzo delle chirurgiche in classe per gli alunni dai 6 anni in poi, è diventato - oltre al nodo dei trasporti scolastici - il rebus da sciogliere a 18 giorni dall’inizio delle lezioni.

 
L’hanno chiesto ieri i governatori e gli assessori alla conferenza Stato-Regioni dove era presente una vera e propria task force governativa: assieme ai ministri Azzolina (pubblica istruzione) e De Micheli (trasporti), anche il ministro della Sanità Roberto Speranza e quello degli Affari Regionali Francesco Boccia. Più Agostino Miozzo del Cts e il commissario straordinario Domenico Arcuri. Per le Marche hanno preso parte gli assessori Sciapichetti e Bravi, subito dopo in contatto con il presidente Ceriscioli. E proprio lui - che in piena pandemia ha saputo tenere ferme le redini contro il contagio che avanzava - sulle mascherine in classe non ha grandi dubbi: «Vanno indossate, ma solo dove non è possibile mantenere le distanze». Chiaro però che se nelle prossime ore le Regioni e lo Stato dovessero virare su altre indicazioni «anche le Marche si adegueranno di conseguenza. Ma anche in questa nuova fase che stiamo per affrontare serve prudenza ed attenzione». 

Il quadro dunque è fluido e in via di composizione, tanto che già oggi è previsto un altro collegamento per cercare di chiarire i punti rimasti in sospeso nel vertice di ieri. Protezioni per gli alunni, appunto, e regole e deroghe sui trasporti scolastici. Intanto il faro da seguire resta il documento dell’Iss, «robusto e strutturato, utile per avere un protocollo condiviso da adottare in tutto il Paese», come ha sottolineato ieri il ministro Speranza, ricordando che è «un testo aperto che potrà essere arricchito con il passare dei giorni». Un testo che è chiaro sull’uso delle mascherine: «Vanno indossate anche seduti al banco se non può essere rispettata la distanza di un metro», cosa che ha fatto scattare le rimostranze dei genitori preoccupati per l’utilizzo prolungato del Dpi a scuola. E nodo su cui si è incagliato il dibattito tra Stato e Regioni. Tra le altre regole fissate c’è la misurazione della temperatura corporea, che dovrà essere fatta a casa: «Il Comitato tecnico scientifico - si legge nel documento - non ha reputato opportuna la rilevazione della temperatura corporea all’ingresso né per gli alunni, né per il personale». Tuttavia anche in questo caso alcune Regioni stanno riflettendo se imporre la misurazione all’ingresso delle scuole. Per il servizio di refezione sono stati previsti di differenti turni tra le classi e nel caso in cui gli spazi non dovessero essere sufficienti il pasto potrà essere consumato in aula garantendo l’aerazione e sanificazione degli ambienti e degli arredi utilizzati prima e dopo il consumo del pasto. 

Per quanto riguarda i banchi monoposto con le rotelle, verranno forniti da 11 aziende, 7 italiane e 4 straniere, provenienti dall’Ue. A settembre arriveranno i primi, poi inizio ottobre ne arriveranno altri, infine entro fine ottobre arriveranno tutti quelli richiesti, quasi 2,5 milioni, partendo dalle scuole delle zone dove il contagio è più alto. L’Istituto superiore di sanità ha anche realizzato un documento con le regole per la gestione di casi e focolai di Covid-19 nelle scuole: non basterà un singolo caso per chiudere scuola. L’Asur valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti nelle ultime 48 ore. 

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