Da Dubai a Mumbai con un visto di un mese: il viaggio dei writers marchigiani arrestati in India

Da Dubai a Mumbai con un visto di un mese: il viaggio dei writers marchigiani arrestati in India
Da Dubai a Mumbai con un visto di un mese: il viaggio dei writers marchigiani arrestati in India
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 02:50 - Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 11:14

ANCONA - Non hanno scelto il momento migliore, per lasciare con lo spray il proprio segno di writer su due vagoni della metropolitana nella città indiana di Ahmedabad. Di lì a poche ore, nella capitale dello stato federato del Gujarat, era atteso il primo ministro indiano Narendra Modi, per l’inaugurazione di un nuovo ramo della metropolitana e di un treno elettrico ad alta velocità. Figurarsi se era il caso di introdursi al buio di soppiatto, in un’area super presidiata, per spruzzare ghirigori multicolor su carrozze e pali della luce. L’hanno fatto, sono stati arrestati e adesso sono anche sospettati di far parte del gruppo internazionale di writer “Rail Goons”, protagonista di altre incursioni in diversi Stati dell’India.


Le telecamere
Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, quattro graffitari italiani, due marchigiani e due abruzzesi, si sono fatti sorprendere dalle telecamere mentre scavalcavano il muro del deposito di Apparel Park, per fiondarsi tra due vagoni in sosta sui e disegnare con vernice di colori diversi dei tag (la firma del writer) e vistosi murales. «Hanno causato danni per circa 50.000 rupie alla proprietà pubblica», si legge nel comunicato con cui la polizia di Ahmedabad, sezione criminale, ha diffuso la notizia dell’arresto di Sacha Baldo, 29 anni, originario di Monte San Vito, Paolo Capecci, 27 anni di Grottammare e di due ragazzi abruzzesi, Gianluca Cudini di Tortoreto, 24 anni, e il 21enne Daniele Stranieri di Spoltore.

Le accuse 
La notizia è rimbalzata in Italia poco prima dell’alba, rilanciata con enfasi dai media indiani, che hanno pubblicato la foto dei quattro italiani trattenuti in un posto di polizia. Sono accusati di avere danneggiato una pubblica proprietà, causando un danno di 50 mila rupie, l’equivalente di circa 600 euro, e di essersi introdotti in aree vietate al pubblico, con l’aggravante di aver agito in più persone con lo stesso obiettivo. Per il danneggiamento rischiano una multa e il risarcimento, ma l’arresto è scattato per il reato, più grave, commesso per essersi infiltrati in zona proibita.

I quattro graffitari, entrati in India con un visto turistico di un mese, erano arrivati a Mumbai mercoledì scorso da Dubai. Nell’appartamento preso in affitto, dove sono stati rintracciati e arrestati domenica, sono state trovate numerose bombolette spray. La polizia indiana descrive i quattro arrestati come “dipendenti” dalla pittura spray graffiti. «Ogni volta che ne hanno l’opportunità, si divertono a svolgere tali attività». Secondo quanto raccontato ai media locali da un agente che ha partecipato all’arresto, i quattro writer si sarebbero difesi affermando di avere disegnato murales e tag «solo per gioco».

La difesa
Nessun retroscena politico, almeno dichiarato, nel loro raid. La scritta “Tas” (che compare insieme a “Tata”, “Burn” e “Splash” sulle carrozze imbrattate) significherebbe «tagliatelle alla salsa». Writer al ragù, verrebbe da dire. Sacha Baldo da 6-7 anni ha lasciato le Marche, per una vita da artista giramondo, e non sembra aver mantenuto contatti con la realtà, molto fervida, dei writer locali. Anche Paolo Capecci, originario di Grottammare, ultima residenza nota a San Benedetto del Tronto, è emigrato e risulta domiciliato da alcuni anni a Londra.


Gli altri casi
Ieri si dava per scontato che i quattro writer, dopo un primo processo seguito all’arresto, sarebbero stati trasferiti a Mumbai dove, secondo i filmati della videosorveglianza della metropolitana, avrebbero tentato un’incursione analoga, fallendo però il raid. La loro posizione è al vaglio delle autorità indiane, per verificare il sospetto di legami con “Rail Goons”, una sorta di internazionale dei graffiti, e di avere compiuto mesi fa un raid simile a Kochi, nello Stato meridionale del Kerala, imbrattando i vagoni con scritte come quelle comparse sabato. Quattro investigatori ieri sono partiti per Ahmedabad per interrogare i writer italiani. Davanti alle indiscrezioni di alcuni media indiani, che già attribuivano ai quattro italiani la firma del raid a Kochi, la polizia del Kerala ha precisato che al momento si tratta solo di un sospetto, da confermare (o smentire) solo dopo gli interrogatori. La vicenda è seguita dal ministero degli Esteri, attraverso il Consolato generale a Mumbai, in stretto contatto con le autorità locali e i familiari. Personale del consolato ha già incontrato i writer, trovandoli in buone condizioni.

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