Vitalizi da tagliare, solo tre favorevoli
È caos in Consiglio: chi sono i "ribelli"

Vitalizi da tagliare, solo tre
favorevoli: caos in Consiglio.
Ecco chi sono i "ribelli"
ANCONA - Difficile rinunciare ai privilegi. E dire che tutti i partiti in Regione sbandierano a destra e a manca proposte di legge per rivedere, ridurre, trasformare, rimodulare l’entità dei vitalizi: tranne poi trovare ogni pretesto per congelare il dibattito a tempo indefinito. Un esempio? La norma firmata Pd doveva essere portata al vaglio del consiglio regionale «Il prima possibile»: lo prometteva al Corriere Adriatico Fabio Urbinati, che ha studiato «mesi per elaborare una proposta di peso». Peccato fosse il 2016 e da allora quel documento è bloccato in commissione assieme ad altre due pdl. Non solo. 

Ieri in aula è stata stoppata anche la fuga in avanti del consigliere Bisonni (Gruppo misto) il quale - dopo avere provato tutte le strade possibili con il classico iter e ricevendo per ognuna il due di picche - ha deciso di presentare la sua proposta di legge direttamente in assise. Il documento in questione prevede il ricalcolo dei vitalizi secondo l’indennità attualmente in vigore, tra le più basse di sempre. «Il taglio - sottolinea Bisonni - sarebbe stato consistente ed avrebbe fatto risparmiare 980 mila euro ai marchigiani». Non l’avesse mai fatto. Il capogruppo del Pd, Giacinti, ha sguainato l’articolo 60 del regolamento interno del Consiglio ponendo la questione “pregiudiziale” per chiedere che la proposta di legge venisse archiviata seduta stante. Ad alzata di mano, in 19 sono stati d’accordo con lui, questione chiusa. Ma l’accerchiamento non è del tutto riuscito: il Movimento 5 Stelle non ha partecipato al voto, Elena Leonardi (Fdi) si è schierata con Bisonni e così anche l’assessore socialista Pieroni che ha colto di sorpresa la maggioranza e gli stessi esponenti del suo partito. 

«L’avrei votata perché la ritengo giusta – fa sapere Pieroni – e ho preparato un emendamento per dimezzare le indennità di funzione dei consiglieri, attualmente di 2500 euro mensili netti, in media». Secondo Elena Leonardi, «la legge era condivisibile e la Commissione ha avuto tutto il tempo per discuterla: poteva esercitare il proprio ruolo, ma ha scelto di non farlo quando era il momento.

La pregiudiziale, con la quale si chiede che un dato argomento non venga discusso in Aula, è stata spiegata dal capogruppo del Pd Giacinti come una necessità per creare un testo base unitario sulla questione poiché, dal 2016 ad oggi, sono arrivate sui tavoli della Commissione affari istituzionale che presiede, ben quattro pdl. La prima fu quella targata Pd, depositata nell’aprile 2016, a cui ha fatto seguito, nel settembre 2017, quella di Bisonni, intenzionato a ridare vigore ad un atto che sembrava ormai destinato a prendere polvere nei cassetti della Commissione. Tra febbraio e marzo scorsi, è stata poi la volta, rispettivamente, della proposta della Lega e del M5s. 

A giustificare la frenata richiesta da Giacinti, anche la legge nazionale proposta da Richetti (Pd), anche quella arenatasi in Senato. «La pregiudiziale rappresenta un atto politico gravissimo – tuona Bisonni – con il quale di fatto si respinge la pdl sul taglio dei vitalizi e si ostacola l’attività legislativa di un consigliere, soprattutto quando l’argomento viene ritenuto scomodo. Quasi tutti i capigruppo – rincara la dose – compreso il M5s, mi hanno chiesto di ritirare l’atto». 
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Mercoledì 9 Maggio 2018, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 09-05-2018 18:10

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